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Simona Cavallaro, non erano randagi i cani che hanno sbranato la ragazza: appartengono ai pastori della zona

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Sarebbero cani pastori di proprietà degli allevatori della zona i membri del branco che ha aggredito e ucciso Simona Cavallaro a Satriano, in provincia di Catanzaro. Individuato e indagato il proprietario di uno dei cani.

Non sarebbero randagi, ma cani pastori a guardia di un gregge di capre quelli che hanno aggredito e ucciso Simona Cavallaro, la ventenne calabrese che ha perso la vita nelle campagne di Satriano, nel catanzarese. Uno degli animali, ancora sporco di sangue, probabilmente della vittima, è stato catturato e affidato a un canile. Gli inquirenti  hanno individuato e indagato il 44enne proprietario dell’animale.

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I carabinieri della Compagnia di Soverato e del Nucleo investigativo di Catanzaro stanno adesso cercando di individuare i cani, tutti pastori maremmani, per verificare se possiedano il chip che permette di risalire al proprietario. Gli animali sono stati definiti “molto aggressivi” dagli investigatori. Tant’è che i carabinieri ed i vigili urbani intervenuti sul posto dopo essere avvertiti da un amico della vittima, sono stati aggrediti a loro volta e sono stati costretti a sparare colpi di pistola in aria per farli allontanare. Al momento solo due cani – ancora sporchi di sangue – sono stati trovati e i veterinari stanno verificando se possiedano il chip. Gli investigatori stanno cercando di individuare anche gli altri, che dovrebbero essere in tutto una quindicina. Inoltre sono in corso accertamenti per verificare se il gregge stesse pascolando in aree consentite o meno. Da quello che emergerà dagli accertamenti sarà poi definita la posizione del pastore.

 


«Non è un fenomeno di randagismo perché abbiamo una convenzione con una società che si occupa dei cani randagi. Si tratta di un branco di cani maremmani pastori da gregge quindi bisogna comprendere a chi è riconducibile il branco». Queste le parole del sindaco di Satriano Massimiliano Chiaravalloti che a LaPresse ha confermato che quanto accaduto a Sara Cavallaro, non è legato al fenomeno del randagismo. «Siamo un comune virtuoso sotto questo profilo, paghiamo 40 mila euro l’anno la società che si occupa di questo. Non abbiamo cani randagi. Siamo in attesa dell’autopsia per dichiarare il lutto cittadino», ha aggiunto il sindaco che attende insieme alla comunità l’esito delle indagini ancora in corso.

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L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) ha puntato il dito sulle Amministrazioni inadempienti in materia di randagismo e sulla cronica mancanza di fondi necessari a gestirlo.

«Il randagismo non si crea da sé: questa piaga sociale, molto grave in Italia e soprattutto nel Meridione, è determinata dagli scellerati abbandoni e dalle Amministrazioni locali che troppo spesso girano la testa dall’altra parte, invece di sterilizzare, accogliere e promuovere le adozioni», commenta il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto.

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«Che in Calabria – continua la nota dell’Oipa – la Regione, le Aziende sanitarie e i Comuni non abbiano mai preso sul serio la questione randagismo è testimoniata, tra l’altro, dalla mancata comunicazione al Ministero della Salute dei dati sul randagismo 2020 che ogni anno Regioni e Province autonome trasmettono al Dicastero. Calabria e Sicilia non hanno trasmesso alcun dato riguardante il 2020. Le Regioni sono tenute, sentite le associazioni che operano in ambito regionale, ad adottare un programma di prevenzione del randagismo, ma i fondi non sono mai sufficienti a lenire questa grave piaga sociale».

 

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