Salute

Sigarette elettroniche, allarme dagli scienziati: possono causare dipendenza sugli adolescenti

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Secondo le ultime ricerche le sigarette elettroniche possono causare una dipendenza nei più giovani non dissimile da quella delle sigarette classiche.

Quindici anni fa scattava in Italia il divieto di fumo nei locali pubblici. Il 10 gennaio 2005 è infatti entrata in vigore la «legge Sirchia». «Legge che oggi andrebbe adeguata alla realtà, diventata più complessa con l’introduzione dei prodotti alternativi alla sigaretta tradizionale».

Roberto Boffi, responsabile della penumologia e del Centro antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, si riferisce alla sigaretta elettronica e ai prodotti a tabacco riscaldato che, anche se espongono a una quantità inferiore di sostanze tossiche e cancerogene rispetto alla sigaretta tradizionale, non sono innocui per la salute, sia di chi «svapa» sia di chi gli sta intorno.

È quanto emerge dal progetto europeo Horizon 2020 «TackSHS», finalizzato proprio a chiarire l’impatto sulla salute respiratoria dell’esposizione al vapore passivo delle e-cig. Un gioco di squadra,coordinato dall’Instituto Català di Oncologia di Barcellona, e al quale hanno partecipato anche l’Istituto Nazionale dei Tumori, l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e l’Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica di Firenze.

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In un articolo pubblicato sulla rivista «Environmental Research» il team conferma che le sigarette elettroniche compromettono la qualità dell’aria, aumentando i livelli di particolato, nicotina, metalli pesanti (come nichel e piombo) e composti organici volatili («tra cui la formaldeide, che è dichiarata cancerogena dallo Iarc»).

Lo studio sottolinea poi che l’esposizione passiva all’aerosol causa infiammazione e irritazione delle vie aeree e altera anche la funzione polmonare. Asmatici e allergici in particolare dovrebbero dunque starne alla larga.

Per ogni svapatore – commenta Boffi – ci sono mediamente sei persone esposte al vapore passivo, perché questi prodotti in Europa non sono regolamentati dalla legge antifumo e così negli ambienti chiusi si è ricominciato a respirare nicotina e sostanze irritanti ».

Per questo, a tutela della salute pubblica, dal progetto «TackSHS» è arrivato al Parlamento Europeo l’invito di introdurre politiche per limitarne l’uso negli spazi pubblici chiusi. Richiesta che il Comitato nazionale di bioetica ha presentato alla presidenza del Consiglio dei ministri: «Si chiede che le limitazioni della legge Sirchia vengano estese anche alle sigarette elettroniche e a quelle a tabacco riscaldato», puntualizza lo pneumologo.

Lo «svapo» può essere considerato il «minore dei mali» per i fumatori incalliti, perché l’aerosol che viene inalato dai polmoni contiene meno sostanze nocive della miscela presente nel fumo della sigaretta tradizionale.

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Ma – segnala l’Organizzazione mondiale della Sanità – anche se meno pericoloso il vapore dell’e-cig non è completamente innocuo: contiene, infatti, alcuni componenti cancerogeni, tossici o irritanti (formaldeide, nichel, stagnoe nelle sigarette a tabacco riscaldato anche «black carbon»…) oltre a quantità variabili di nicotina. E, se ancora non sono noti i rischi a lungo termine, non ci sono neppure evidenze scientifiche sull’efficacia dello svapo quale metodo per smettere di fumare.

Molti sondaggi svelano, infatti,  che la maggior parte di chi svapa continua a fumare anche le sigarette. E l’uso duale non garantisce affatto una riduzione del danno. Anzi, secondo uno studio pubblicato sull’«American Journal of Preventive Medicine» dalla University of California di San Francisco, si tratta di una pessima abitudine che aumenta il rischio di sviluppare malattie polmonari.

 

Boffi punta quindi il dito contro le sigarette elettroniche e in particolare contro le cosiddette «pod mod», quelle che spopolano tra gli adolescenti: «Stanno creando nuove generazioni di dipendenti dalla nicotina. Perché ne rilasciano nel sangue concentrazioni addirittura più alte delle sigarette tradizionali» e gli effetti nocivi della nicotina sono noti.

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Diversi studi, inoltre, tra cui un «report» della National Academies of Sciences  Engineering and Medicine statunitense, suggeriscono che gli adolescenti che svapano (lo fa in Italia il 18% di chi ha tra 13 e 15 anni) hanno maggiori probabilità di iniziare a fumare a tutti gli effetti. Per questo l’utilizzo tra i giovani dovrebbe essere attivamente scoraggiato, al pari delle sigarette tradizionali.

Il fumo resta, infatti, una grave emergenza. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, i fumatori sono 11,6 milioni e la comparsa
negli ultimi anni dei prodotti alternativi non ha affatto contribuito a ridurne la prevalenza.

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Di circa 900 mila persone che utilizzano le e-cig quasi l’80% ammette di essere ancora un fumatore. E il 62% si sente libero di svapare sui mezzi di trasporto e al bar, oltre che nei ristoranti e tra le mura domestiche. Insomma,  come sottolineano anche i «Centers for Disease Control and Prevention» americani, la diffusione delle sigarette elettroniche rischia di «rinormalizzare» comportamenti nocivi. Il tabacco – è bene continuare a ripeterlo – fa sempre male alla salute.

 

 

 

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