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Sfera Agricola e il nuovo polo tecnologico dell’agroalimentare. Un esempio per giovani e aziende

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Sfera agricola è la serra più grande e innovativa d’Italia. Produce,  attraverso l’innovazione e lo sviluppo dei processi,  ortaggi privi di metalli pesanti, indicati per chi soffre di allergie e intolleranze ad essi, senza pesticidi e nel rispetto dell’ambiente. Il successo di Sfera vuole essere da esempio per giovani e aziende. Da qui l’idea di un nuovo polo tecnologico dell’agroalimentare.

Sfera è una serra attiva, ovvero è in grado di adattare in tempo reale il suo clima per far sì che la crescita degli ortaggi avvenga sempre in condizioni ottimali, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche esterne. Il recupero delle acque piovane e il ciclo di coltivazione chiuso permettono a Sfera di accumulare acqua nei mesi piovosi, per poi impiegarla nei periodi di siccità con un risparmio idrico fino al 90% rispetto alle coltivazioni su suolo. All’interno di Sfera si utilizzano quasi esclusivamente mezzi di lotta biologica, come gli insetti utili e molecole di origine naturale.

Sfera, la serra waterfood. Una start up per una nuova agricoltura sostenibile

Oggi Sfera produce pomodorini nikel free, basilico, insalata e tante sono le novità in programma per quest’anno.

Tra gli altri, anche la passata Sfera ha conquistato il primato mondiale per divenire un prodotto consigliato per specifiche patologie e venduta nelle farmacie.

Sfera agricola, la passata di pomodoro in vendita in farmacia

La start up fondata da Luigi Galimberti  vuole portare esperienza nuova a giovani e aziende attraverso la creazione di un polo tecnologico dell’agroalimentare. Siamo tornati a Gavorrano, in Toscana, per scoprire di cosa si tratta.

“Si tratta di un’opportunità per il territorio e per il comparto dell’agricoltura nazionale dove competenze tecnico-scientifiche sulla costruzione delle aziende vengono messe a sistema insieme alle esperienze degli imprenditori. – ci spiega Luigi – Un approccio basato su un input dall’alto e costruzione dal basso, un  mix che credo sia davvero efficace”.

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Paolo Alderigi, Business Development Open Innovation del  polo tecnologico Navacchio di Pisa, ci spiega: “Il tema di portare innovazione e tecnologica nel mondo dell’agricoltura è stato sempre a cuore del polo tecnologico, siamo impegnati da diversi anni su questo fronte e abbiamo deciso di aderire con entusiasmo alla proposta di Luigi per questo progetto di costituzione del nuovo polo agroalimentare di Grosseto”. Industria e impresa 4.0 sono concetti da introdurre anche nelle realtà agricole, come la Toscana, soprattutto in Maremma,  per il grande potenziale di sviluppo “come sta dimostrando Sfera giorno dopo giorno. – continua Paolo Alderigi – Applicare concetti di innovazione tecnologia e economia del mondo agricolo può essere m modello vincente da applicare sul territorio e sulla Regione”.

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“La sostenibilità deve entrare nelle aziende agricole italiane: molte di quelle classiche non tengono conto dell’impatto sull’ambiente del consumo d’acqua e dell’uso dei pesticidi. Innovazione tecnologica intesa come cultura del contadino medio. Noi vogliamo dimostrare che l’innovazione non è solo sulle tecnologie ma anche sul manifatturiero – spiega Luigi Galimberti – “Noi importiamo l’85% del peperone che consumiamo in Italia da Spagna e Olanda, numeri che mortificano l’agricoltura.  Spesso le persone mi dicono che ‘non mangio peperoni perché mi danno fastidio’: ma forse in realtà, rispondo, c’è qualcosa di sbagliato in quel peperone .

“Produrre nel rispetto dell’ambiente e della sostenibilità come parametri guida: non c’è futuro senza sostenibilità e la tecnologia più essere un’arma in più per questo”, conclude Paolo Alderigi.

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