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SERIE A. PAGELLE. NAPOLI, JUVENTUS, SARRI, ALLEGRI E VAR ECCO LE CERTEZZE

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Roma. Pagella. Finito il 2017 e concluso il girone d’andata, cosa rimane del calcio italiano eliminato dopo cinquant’anni dai Mondiali che si terranno in Russia in estate?

Emerge un campionato che per quasi tutto il girone di andata è sembrato più incerto del solito, col Napoli a far da lepre a tappe alterne, con la Juventus nelle posizioni di rincalzo e con Inter e Roma sorprendentemente competitive.

Passi per la Roma, giunta seconda lo scorso anno, ma indubbiamente smontata e ricostruita a furor di illogica dagli americani che più che al calcio pensano agli euro, ha sorpreso l’Inter che senza un mercato esplosivo ha più volte conquistato la vetta, insidiando il prima di Napoli e Juve.

Poi il flop con le due sconfitte e i due pareggi nelle ultime quattro partite (2 punti!), mentre la Roma le beccava a Torino, veniva eliminata dalla coppa Italia, pareggiava in casa col Sassuolo.

Insomma,   dicembre ridimensionava le aspettative di Roma Inter lanciava il testa a testa tra Napoli e Juve in vetta alla classifica, con  la corsa per l’Europa che potrebbe rimaneva viva fino in fondo (Inter, Roma, Lazio). Infine è chiaro che nella lotta per la salvezza ci sono sette squadre coinvolte per due posti (uno è già assegnato al Benevento).

Insomma, alla delusione della eliminazione mondiale, fa da contraltare un campionato apparentemente incerto, con emozioni e colpi di scena.

Sarà così davvero?

E merito di chi?

Allra con l’arrivo della Befana, con regali e tanto carbone, ecco il nostro pagellone del 2017 di Serie A (con vista su Coppa Italia e Champions)

NAPOLI 9. Sono 99 i punti raccolti nel 2017, record forse irripetibile per gli azzurri che avrebbe meritato miglior fortuna ma non  contro questa Juventus che da sei anni cannibalizza questo campionato. E la sconfitta nell’ultimo scontro diretto getta ombre e dubbi sulla banda Sarri (VOTO 8) che festeggia il titolo, platonico ma significativo di campione d’inverno, ma sconta anche l’eliminazione dalla Champions e il declassamento in Europa League.

JUVENTUS 9. La notizia è che i bianconeri non mollano e ci saranno fino in fondo al 21 maggio. È questa la  forza di Allegri e di questa squadra capace di rigenerarsi dopo le vittorie (ma anche le sconfitte di Champions). Non era facile, con la sconfitta di Cardiff che sembrava la conclusione di un ciclo. L’avvio di stagione sembrava confermare questa idea, ma Massimiliano Allegri (VOTO 8) ha saputo cambiare volto alla squadra, anche a costo di accantonare (momentaneamente) Dybala. Per poi ritrovarlo nell’ultima di campionato al Bentegodi. A inizio 2018 la Juventus è sempre lì. Potete scommetterci che lo sarà anche a maggio per lo sprint finale, sulle tre competizioni ancora in lizza. Ed è l’unica tra le grandi a poterselo permettere.

 VAR 8. È  la grande novità di questo campionato. È partita col botto, cancellando un paio dei “aiutini” alla Juventus (facendo innervosire Buffon!), è scivolata su Skriniar che atterra Perotti (ci vuole la Var per vedere quel rigore?), ma col passare delle settimane si è assestata migliorando velocità e criteri di utilizzo. Il saldo finale, però, tra gli errori evitati e quelli commessi, è  sempre più positivo. E in queste ultime giornate i tempi di analisi dei casi si stanno accorciando, segno che una certa professionalità si sta consolidando.

Tifosi, piagnucolosi e detrattori di ogni tecnologia ma anche  della modernità mettetevi l’anima in pace: la VAR   rende questo campionato più giusto, riduce i conflitti in campo (nessuno si azzarda in proteste scomposte). Certo, istruzione per l’uso, prima di gioire si dovrà aspettare. Insomma rende questo gioco più giusto. È per questo che è così osteggiata?

LUCIANO SPALLETTI 7. E’ indubbiamente la rivelazione del campionato. Chi si sarebbe aspettato una Inter competitiva fin dall’inizio, dopo i disastri dello scorso anno? Sul voto pesa  la mini-crisi di fine dicembre. Le tre sconfitte consecutive contro UdineseSassuolo e Milan, la vittoria ai rigori col Pordenone in coppa Italia, infine il pareggio striminzito con la Lazio.

Cosa ci dice questa improvvisa flessione?  Che Spalletti si conferma nell’idea di partire al massimo, fare più punti possibile, poi vedere cosa accadrà al mercato di gennaio. La crisi è arrivata in anticipo, ma l’Inter rimane in seconda fila, dietro la pole,  in piena corsa per la Champions. Cosa combinerà sul mercato Walter Sabatini (VOTO 5) che fin qui ha fatto ben poco per dare una mano all’allenatore toscano?

EUSEBIO DI FRANCESCO 7. La Roma del genio Monchi (VOTO 5=) in estate ha ceduto i suoi due giocatori migliori (Rudiger e Salah che è arrivato a 23 gol nel Liverpool), ha messo in fuga l’allenatore, ha rinunciato alla sicurezza di Szczesny e alle geometrie di Paredes. Sugli acquisti, a parte Kolarov, top player indiscusso e le qualità di Pellegrini, ha collezionato una bella selezione di pippe pagate ben 80 milioni: Defrel, Schick, Romero, Under (VOTO 4 a tutti). Gli va dato atto che Alisson è un gran bel portiere (e questo gli evita il 4 in pagella) e che la Roma per la prima volta dopo vent’anni ha il suo talento in tribuna a far da dirigente

Insomma, potevamo aspettarci disastri da Di Francesco, invece la nuova Roma senza più Francesco Totti è andata oltre migliore aspettativa. Ha vinto un girone di Champions League che al sorteggio era apparso  drammatico (con Chelsea e Atletico Madrid) e al sorteggio ha pescato uno Shaktar abbordabile. In campionato ha completato il record delle 14 vittorie esterne consecutive, ha vinto meritatamente il derby, ma ha perso con tutte le dirette concorrenti al podio (Napoli, Inter e Juve). Con la partita di Genova da recuperare, la Roma potrebbe arrivare a 42 punti. Una quasi record di punti (con Garcia la Roma arrivò a 44).  A dicembre il calo con l’antipatica eliminazione (che è apparsa anche voluta a tavolino) in coppa Italia.

L’impressione è che non potrà competere con Juve e Napoli, non fosse altro per la evidente sterilità dell’attacco che non segna più nonostante sia il reparto che tira di più di tutta la Serie A. Per chi l’anno scorso aveva chiuso secondo, verrebbe letto come un chiaro ridimensionamento. Per questo più che a Di Francesco,  il voto basso lo merita Pallotta (VOTO 4) che in mente ha un solo obiettivo, lo Stadio.

SIMONE INZAGHI 7. Se non stesse sempre a piangere su ingiustizie e torti subiti dalla VAR (addirittura gli avrebbe tolto 7 punti, ovvero una Lazio da scudetto!) sarebbe (quasi) perfetto. È indubbio che è diventato da due anni, il simbolo di una squadra capace di una evidente continuità. Senza proclami e senza soldi, ha (quasi) la stessa classifica di Inter e Roma, che hanno portafogli ben più gonfi. Incide sul voto  la vittoria a Torino contro la Juve. Pesa (e di molto) la sconfitta nel derby (e ancor più aver chiamato in causa la VAR). Insomma bravo, ma provinciale.

SPETTATORI 7. A cinque anni di distanza, gli spettatori della Serie A tornano a crescere, passando da una media di 22 mila a 24.500 a giornata. Certo, merito dell’incremento è dovuto in buona parte ai tifosi dell’Inter, che riempiendo San Siro come ai tempi d’oro (vicini ai 60mila spettatori) hanno fatto impennare le statistiche. Ma non sono stati da meno quelli di Roma e Lazio tornati a riempire l’Olimpico dopo la stucchevole vertenza dei due anni scorsi. Ma, in giro per tutti gli stadi, si notano segnali positivi. E a parte qualche residuale ululato, la vicenda di Andrea Agnelli e i suoi ultras malavitosi, e l’episodio delle figurine antisemite per Anna Frank, nato dall’improntitudine di Lotito (VOTO 4 e l’indagine dell’Ufficio inchieste (voto 3) della Figc (voto 2) in quale cassetto si è nascosta?), il clima negli stadi appare largamente migliorato. Merito dell’Osservatorio del Ministero degli Interni e della politica dei Daspo. Se come ha auspicato Rosy Bindi (VOTO 8), presidente della Commissione antimafia, negli stadi si predisponessero anche delle celle e un giudice che officia per direttissima, la situazione migliorerebbe ancora

GOLEADOR 5. Che fine ha fatto Domenico Berardi, un gol in 14 partite. A 23 anni, appare come il classico talento che mai sboccerà. Cosa aspettano a fargli cambiare aria? In generale, al momento salviamo Immobile (VOTO 7), vicecapocannoniere con 16 gol, ma poi alle sue spalle alle sue spalle c’è  Quagliarella (VOTO 8) che a 34 anni si regala 12 gol col Torino (voto 8). Belotti (4 gol) è scomparso. Rimane Insigne (5 gol), qualche lampo da Verdi (6 gol) e la novità di Cutrone su cui si stanno accendendo i riflettori. Però, pensando positivo, nota di merito per il rinato Lasagna (7 gol) e per il ritrovato Bryan Cristante (6 gol), allegramente svenduto dal Milan al Benfica (a 18 anni) e che l’Atalanta sta rigenerando

MILAN 4. Davvero vogliamo prendercela con Vincenzo Montella (VOTO 5), o con l’avvio stentato di Ringhio Gattuso (VOTO 6), per giudicare questo disastroso avvio del Diavolo? C’è poi chi se la prende anche con Bonucci (voto 6), meglio sarebbe prendersela con la coppia Fassone-Mirabelli (VOTO 2) che con una principesca e scombinata campagna acquisti hanno spinto il Milan all’11 posto in classifica. Diciamocelo chiaramente la società cinese appare allo sbando. Difficile capire come finirà. A meno che non torni Silvio Berlusconi (VOTO 4)

BENEVENTO 4, come i punti in queste prime 19 partite in Serie A. E’ una novità? Neanche tanto.  Il Verona due anni fa aveva fatto anche peggio, arrivando a febbraio senza successi, ma l’impressione è che questo Benevento sia figlio di chi vuole ancora la Serie A a 20 squadre. Ovvero la FIGC di Tavecchio (VOTO zero)

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