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Sergio Costa lascia il Ministero dell’Ambiente: “i giovani sono fondamentali”

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Sergio Costa. “Come sapete sono alla fine del mio mandato ministeriale, ho fatto due anni e mezzo importanti qui al Ministero dell’Ambiente. Li ho fatti con massima dedizione, profonda passione e con tutta la competenza che ho maturato in tanti anni al servizio del Paese. Adesso ritorno nei ranghi dell’Arma dei Carabinieri ad occuparmi sempre di Ambiente che è stato un po’ la cifra di tutta la mia vita professionale”.

Con queste parole il Ministro dell’Ambiente uscente, Sergio Costa, ringrazia tutte le persone che in questi anni lo hanno supportato che gli stanno dimostrando affetto in queste ore.

Nel corso della diretta Facebook, l’ormai ex ministro ha riperso quasi tutte le tappe importanti del suo mandato: dalla campagna Plastic Free ai Cam, dall’end of waste alla depurazione delle acque. Dalla Terra dei Fuochi alle bonifiche, all’educazione ambientale nelle scuole per arrivare alla prima flotta antinquinamento del Ministero dell’Ambiente per contrastare il Marine Litter.

“Due anni e mezzo impegnativi ed esaltanti” – dice Costa, ricchi di tante campagne che hanno avuto successo soprattutto perché me le avete suggerite voi.

Anche grazie a voi, il Ministero dell’Ambiente da ‘cenerentola‘, non al centro dell’azione governativa è arrivato ad essere al considerato al centro dell’azione di governo.

Oggi il ministero vanta uno dei primati delle cose fatte, ma c’è ancora tanto da fare.

Costa affronta poi il capitolo cambiamenti climatici ed la prossima Cop26 che si terrà a Glasgow, in Scozia, dall’1 al 12 novembre 2021 sotto la presidenza del Regno Unito.

Il Covid, ricorda l’ex ministro, ci ha fatto ripensare a come costruire la società. Dobbiamo ripensare non solo a produrre, ma produrre in modo sostenibile e dare una speranza ai giovani.

“ Da qui – afferma – come persona e come ministro ho voluto che i giovani avessero voce nel contrasto ai cambiamenti climatici”.

Ai giovani è stato dedicato un evento chiamato ‘Youth for Climate‘ che metterà allo stesso tavolo giovani e grandi della terra per confrontarsi insieme in modo reale.

“Ci sono poi – aggiunge Costa – tanti ricordi personali, che mi stanno a cuore, come le due volte che ho giurato da Ministro al Quirinale, con la mano sul cuore. Per me è stato un momento forte della mia vita non solo pubblica ma anche della mia persona, della mia anima che mi rimarrà scolpita dentro”.

Un altro ricordo indelebile per l’uscente Ministro dell’Ambiente è la sua visita a Casale Monferrato, luogo simbolo dell’amianto.

E che, l’ha portato a creare prima un Gruppo di Lavoro sull’Amianto e poi a stanziare fondi per la progettazione preliminare e definitiva di interventi di bonifica di edifici pubblici contaminati dalla fibra killer.

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Chi è Sergio Costa:

Classe 1959, laureato in Scienze Agrarie con un master in Diritto dell’Ambiente.

Nel 1987 entra nel Corpo Forestale dello Stato, poi dal 2005 al 2008 è stato Comandante della Polizia Provinciale di Napoli.

Rientrato al Corpo Forestale dello Stato, ha ricoperto i ruoli di:

  • Comandante regionale reggente della Basilicata (dal 2009 al 2010);
  • vice comandante regionale  ella Basilicata (dal 2010 al 2011);
  • Comandante provinciale di Napoli (dal 2012 al 2014),
  • Comandante regionale della Campania del Corpo forestale dello Stato (dal 2014 al 2016), con la qualifica di Dirigente superiore.

Docente del Corpo Forestale dello Stato e dell’Arma dei Carabinieri, è stato referente investigazioni “Ecomafia” presso la Direzione Nazionale Antimafia e, inoltre, è stato Aiutante del Capo del Corpo Forestale dello Stato ed Ufficiale Generale presso gli Uffici di diretta collaborazione del Ministro della Difesa.

Dall‘1 gennaio 2017, con il trasferimento del personale dal Corpo forestale all’Arma dei Carabinieri, assume il grado di Generale di brigata dei Carabinieri Forestali.

Il nome di Sergio Costa era già noto alle cronache per l’inchiesta sulla Terra dei fuochi, che ha permesso di far luce su una serie di attività illecite legate allo smaltimento di rifiuti tossici, nell’area tra le province di Caserta e Napoli.

Come ministro, nel governo M5S-Lega, ha fatto di tutto per ridare dignità ad un ministero spesso dimenticato e considerato di secondo livello, a cominciare dalla campagna plastic free fino all’educazione ambientale nelle scuole, passando per il risparmio dei 6 milioni di affitto del palazzo del ministero.

Importante anche il suo impegno per il dissesto idrogeologico.

Al Ministero dell’Ambiente si è anche occupato di temi spinosi come il dossier sulla Tap, sull’emergenza ambientale a Taranto e sulle trivellazioni (minacciando le sue dimissioni in caso di proroga delle trivellazioni in acque territoriali).

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