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Green New Deal, crisi climatica e giovani. Intervista al ministro Sergio Costa VIDEO

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Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha accolto l’invito negli studi di TeleAmbiente per un’intervista esclusiva nel corso della quale ha anche annunciato le date del festival interamente dedicato al giornalismo ambientale. 

Sergio Costa, ministro dell’ambiente, ospite negli studi di TeleAmbiente. Intervista di Stefano Zago, direttore responsabile.

A Milano la pre-Cop e la Cop giovani

La Cop 26 di novembre a Glasgow è fondamentale perché è quella che dopo l’accordo di Parigi va a misurare la rendicontazione, che si fa dopo ogni cinque anni, di cosa si è fatto nel mondo ma anche di cosa si deve fare nei prossimi 5-10 anni nell’ambito dell’agenda 2030. A Glasgow si farà insieme anche all’Unione europea rappresentata dall’Italia.

Ospitare a Milano a fine settembre la pre-Cop, cioè quegli accordi che si fanno a livello mondiale e che mettono al centro dell’attenzione una serie di questioni, aiuta molto ad arrivare a Glasgow per avere chiare le idee. E’ un grande onore per l’Italia ma anche una grande responsabilità. Oltre a sistemi amministrativi e burocratici di rendicontazione che sono previsti nell’ambito delle gestioni mondiali, ci sono anche temi nuovi come l’efficientamento edilizio, il modo di vestire e che determina l’inquinamento dei nostri mari, quindi cose molto concrete.

In quelle stesse date ospiteremo per la prima volta nella storia di una Cop, quindi a livello mondiale, la Cop giovani, sempre a Milano. Sia come ministro che come italiano sono estremamente orgoglioso di questo perché è stata un’idea e un’intuizione tutta italiana. Chiedere ai giovani di tutto il mondo di passare da quella che è la protesta, come Fridays For Future per esempio, alla proposta. Però per poter passare alla proposta bisogna entrare nella struttura. Ecco allora la possibilità di definire una dichiarazione dei giovani del mondo per il contrasto ai cambiamenti climatici che sarà la base sulla quale poi a Glasgow si chiuderanno gli accordi. E’ la prima volta che i giovani rientrano nelle istituzioni in modo strutturale. E’ una grande responsabilità dell’Italia, c’è stata accordata dalle Nazioni Unite, ma ora è il momento di lavorare per ottenere una dichiarazione dei giovani che sia solida e che guardi al futuro. 

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Tre obiettivi fondamentali della Cop26 

L’obiettivo è quello uscire dalla logica degli degli appelli ma di entrare nella logica della proposta vera e propria che ha alcuni temi: l’educazione ambientale a livello mondiale, quindi la formazione delle dei nostri figli dei nostri nipoti, e ascoltare la scienza che non è una fake news. Il politico ha il dovere di agganciare il dato scientifico e poi trasformarlo in scienza politica, non può ragionare per ideologismi. Questi sono già due elementi fondamentali. Il terzo è il senso della partecipazione: noi il pianeta lo salviamo e lo recuperiamo solo se tutti diamo una mano, non possiamo deciderlo delle stanze dei cosiddetti bottoni, si deve fare adesso tutti quanti insieme.

Inceneritori, rifiuti e differenziata

Abbiamo un esempio molto concreto e recentissimo delle dichiarazioni del presidente dell’Emilia-Romagna: gli inceneritori verranno chiusi sul territorio. Avendo una raccolta differenziata molto spinta e un riciclo molto alto non ne abbiamo bisogno e via via li andremo a spegnere. Questa narrazione ci dice che quando tu ti spingi nella direzione della differenziata e del riciclo, cioè gli dai una seconda vita a questi prodotti, vuol dire che non hai bisogno più di incenerirli. Oltre alla questione strettamente ambientale c’è anche quella economica: più incenerisci meno riciclo fai perché chiaramente non hai bisogno di spingerti verso la differenziata. Ma dato che l’Italia sta facendo questo percorso e le Regioni, che sono i primi riferimenti territoriali per questo, si stanno spingendo tutte quante, chi più velocemente chi meno, in quella direzione la domanda è: ne abbiamo bisogno se stiamo correndo verso la differenziata? Se ne abbiamo bisogno è perché non vogliamo più fare differenziata. Io credo che rispetto alla differenziata noi stiamo segnando il punto rispetto a tutto il mondo che ci sta guardando e chiede a noi come si fa. Nel caso di Copenaghen quell’inceneritore è affamato, cioè la Danimarca sta incominciando a guardare la differenziata. Oggettivamente deve comperare rifiuti RSU (rifiuti solidi urbani) dal resto del mondo perché più aumenta la differenziata meno quell’inceneritore riesce a sopravvivere. 

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Educazione ambientale e accordo Eni-Anp

Noi siamo stati pubblicamente ringraziati dall’assemblea delle Nazioni Unite e dal segretario Guterres per essere stati il primo paese al mondo ad aver introdotto la formazione ambientale in tutte le scuole, dalle elementari fino all’Università, come materia di formazione di base, è un grande orgoglio italiano e si partirà da settembre. Oltre questo c’è tutta una progettazione del ministero dell’Ambiente con le scuole e il mondo dell’associazionismo impegnato, nazionale e locale, cioè noi diamo dei fondi a quelle scuole che vogliono partire in questa direzione. Noi sosteniamo in particolare quelle scuole nei parchi nazionali o nei siti di interesse nazionale sottoposti a bonifica ma senza trascurare quelle presenti in altri territori.

Noi abbiamo già previsto insieme al Ministero dell’Istruzione la formazione anche dei docenti. Ci sono alcuni che sono appassionati e anche già formati, ci sono altri che pur avendo sensibilità e passione non hanno ancora la formazione necessaria per insegnare a loro volta. Nel momento in cui inserisci il sistema della formazione strutturale sull’ambiente e formi anche gli stessi docenti, i nostri figli avranno la sensibilità di guardare alla sostenibilità.

Per quanto riguarda poi il rapporto tra Anp (associazione presidi) ed Eni è un rapporto tra una associazione, non è un’istituzione. I dirigenti, come previsto dalla norma,  sono autonomi nel loro plesso scolastico, nei limiti della legge, quindi hanno deciso di fare questo. Io Io l’avrei fatto in modo diverso, mettiamola così.

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Valle del Sacco e PFAS

Noi siamo partiti insieme alla Regione Lazio con le bonifiche che si aspettavano da 30 anni. Abbiamo messo le risorse insieme, la progettazione, anche con i comuni della Valle del Sacco. E’ chiaro che sulla Valle del Sacco noi stiamo spingendo molto sui controlli. Io sono il ministro che ha anche nella sua filiera il nucleo operativo ecologico dell’Arma dei Carabinieri e una quota parte del sistema dei Carabinieri forestali che sto spingendo moltissimo in quella direzione per fare i corretti controlli a carico di quei soggetti che, ostinatamente, continuano a essere dei criminali dell’ambiente. E’ recente un importante sequestro fatto dai Carabinieri forestali di una discarica abusiva nella Valle del Sacco, un ex cava abbandonata. Quindi da una parte vuoi sanare ma dall’altra però continuare con il sistema del controllo. Stiamo lavorando per questo.

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Quello dei Pfas è un problema estremamente serio e datato ma poco conosciuto. Una prima cosa sulla quale ci siamo battuti e l’abbiamo ottenuta è che nella nuova direttiva acque dell’Unione Europea, l’Italia ha posto la questione ma poi anche altri paesi europei hanno accettato dopo una negoziazione, sono stati inseriti dei limiti Pfas in Europa perché era un tema sostanzialmente sconosciuto. Noi lo abbiamo subito come Italia, Veneto in particolare, ma abbiamo visto che anche in Lombardia Piemonte ce ne sono tracce e anche nel resto del paese. Intanto, anche se gli standard della direttiva sono troppo alti per noi, l’Unione Europea si è posta il problema.  Fatta la direttiva possiamo mettere dei limiti più stringenti. Ho incontrato le mamme Pfas zero ma anche le istituzioni. In particolare l’istituzione che si è molto spesa in questa direzione è la regione Veneto perché chiaramente l’ha vissuta sulla propria pelle. Abbiamo costituito un gruppo di lavoro con la direzione generale ambiente della regione, insieme a Ispra, Ministero dell’Ambiente e Ministero della Salute, e riteniamo di metterla nella legge del collegato ambientale (a marzo dovrebbe finire in Consiglio dei ministri), per abbassare ai limiti dello zero laboratoriale, cioè quello riconoscibile, i livelli  di Pfas, dando ovviamente alle regioni la competenza per il monitoraggio. iL limite però lo vogliamo fissare a livello nazionale.

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A marzo il festival del giornalismo ambientale

Gli editori abbiano il coraggio di investire sui giornalisti green per poter fare informazione e una sana formazione. Per questo abbiamo deciso di promuovere un festival del giornalismo ambientali, al quale sono invitati tutti i giornalisti del settore ma soprattutto gli editori.

Il ministro Costa ospite a TeleAmbiente: “A marzo un festival dedicato al giornalismo ambientale”

Il festival dal titolo “Le nuove sfide del giornalismo ambientale: emergenza clima, rifiuti e green new deal” si terrà dal 6 all’8 marzo presso l’Auditorium del MAXXI, Roma.

Festival nasce per dare voce e visibilità all’informazione in quest o campo, ai nuovi scenari e alle sfide emergenti, coinvolgendo esponenti dei media, delle istituzioni, del mondo dell’economia e della ricerca, per individuare, tutti insieme, strumenti, percorsi e modalità condivise per valorizzare e far crescere il ruolo del giornalismo ambientale quale leva essenziale per la sostenibilità. L’evento è promosso oltre che dal Ministero dell’Ambiente del Territorio e del Mare anche dall’ENEA con Ispra e la Federazione italiana dei media ambientali.

Foto Andrea Buccella

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