Scuole, Rusconi: “Studenti del Lazio pagano le scelte di De Luca in Campania”

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Mario Rusconi dell’Associazione Nazionale Presidi a TeleAmbiente: “La situazione nelle scuole del Lazio è peggiorata dal fatto che molti insegnanti provengono dalla Campania dove De Luca ha chiuso elementari e medie. Questi insegnanti non sanno a chi lasciare i propri figli e si assentano dal lavoro”

È stato un primo giorno di scuola del 2022 travagliato per gli studenti della regione Lazio. Come nel resto del Paese, gli alunni delle scuole di ogni ordine e grado e le loro famiglie hanno dovuto fare i conti con quarantene, assenze degli insegnanti e la paura del contagio. Ma nel Lazio le cose sono andate ancora peggio per colpa delle scelte del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. 

A dirlo a TeleAmbiente è stato Mario Rusconi, decano dell’Associazione Nazionale Presidi“Molti insegnanti della Regione Lazio provengono dalla Campania – spiega il professor Rusconi – dove il presidente della Regione Vincenzo De Luca ha chiuso agli studenti le scuole elementari e medie e quindi sono tutti in DAD. E quindi una mamma che è vive in Campania ma insegna nel Lazio e ha un bambino piccolo, è evidente che rimane a casa perché non sa a chi lasciare questo bambino”. 

Per Mario Rusconi questa è un’ulteriore complicazione di un sistema già farraginoso che non prevede omogeneità nazionale per le scelte che riguardano la scuola.

“Mi sembra che il federalismo in Italia, pur non essendo così accentuato dalle norme costituzionali, stia prendendo piede in maniera surrettizia – spiega a TeleAmbiente Mario Rusconi –. Non è pensabile che in una Regione si entri a scuola il 7, in un’altra il 10 e in un’altra ancora ai primi di febbraio. Mi sembra un gran caos al quale il Parlamento avrebbe dovuto porre in qualche modo rimedio ma così non è stato e ne vediamo le conseguenze”.  

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Rusconi a TeleAmbiente: “Primo giorno di scuola del 2022 un caos previsto”

Per Rusconi e per l’Associazione Nazionale Presidi, questo primo giorno di scuola del 2022 per milioni di studenti italiani è stato un caos previsto sin nei minimi dettagli.

“Avevamo già da giorni la contezza che molti studenti, soprattutto i più piccoli delle scuole elementari e della prima media, avrebbero disertato perché in malattia o soprattutto per difficoltà e paure da parte dei genitori di fronte alle notizie riguardanti la pandemia”, spiega Rusconi.

Il problema, dunque, riguarderebbe le famiglie che decidono di non mandare i figli a scuole e che devono occuparsi in qualche modo della loro permanenza a casa, ma anche le conseguenze delle assenze degli alunni stessi dalle aule e le conseguenze sulla loro formazione. 

A questo si aggiunge il fatto che, a quelli che invece a scuola sono andati, spesso non si è potuto offrire un servizio scolastico normale. “Questo – spiega Rusconi – perché sono mancati molti insegnanti, molti impiegati, a cominciare dai bidelli e impiegati di segreteria. Questo ha significato da una parte la necessità di ridurre l’orario, dall’altra parte rallentare tutte le procedure amministrative”.  

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