Roma

SCOMODO, GLI STUDENTI ROMANI LIBERANO PALAZZO NARDINI. VIDEO

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Scomodo. Artisti e ragazzi dei collettivi culturali della Capitale hanno occupato pacificamente  sabato 9 giugno Palazzo Nardini, nel centro di Roma. Un’azione per ridare vita agli spazi abbandonati da parte di chi ha a cuore il futuro di Roma.

In una città paralizzata dall’azione contraddittoria e spesso conflittuale delle istituzioni, che hanno reso inaccessibili al pubblico utilizzo molti degli spazi più significativi, con costi immensi per la collettività, bisogna ripartire da questi luoghi e da un loro utilizzo sociale e culturale sostenibile e innovativo, per tornare a volgere lo sguardo al futuro.

Lo storico immobile di via del Governo Vecchio, che fu sede della Pretura di Roma e poi Casa delle Donne, è stato di recente acquistato per svariati milioni di euro dalla Invimit (era di proprietà della Regione), scrive il Corriere della Sera, ma di recente il Mibact l’ha definito monumento nazionale e dichiarato inalienabile. “Davanti a questa situazione di blocco e davanti ad un procedimento che rischia di tenere bloccato per dieci anni questo posto – spiega l’architetto Lorenzo Romito – facendolo andare in rovina per le intemperie, noi vogliamo proporre l’arte e la ricerca artistica come unici strumenti che possono conservarlo in questo periodo”.

Dopo l’arrivo di carabinieri e polizia, anche Luca Bergamo, vicesindaco e assessore alla Cultura del Campidoglio, si è recato sul posto: “Sono convinto che  luoghi speciali come Palazzo Nardini, ricchi di bellezza e storia, debbano essere destinati ad ospitare cultura e vita civile e non ceduti per farne alberghi di lusso”, ha detto il vicesindaco. “Mi sono impegnato a parlare con Invimit già lunedì mattina, per verificare se sia possibile mettere a disposizione per un periodo limitato Palazzo Nardini per un progetto culturale sperimentale aperto alla città insieme alle associazioni che oggi lo hanno aperto al pubblico con un blitz a sorpresa. Dopo che avrò parlato con Invimit, e chi ne detiene la proprietà, incontrerò nuovamente le associazioni interessate. Ringrazio la Questura di Roma per la collaborazione”.

L’appello dei ragazzi e degli artisti: “Chiediamo a tutte le istituzioni di accogliere e legittimare uno spazio del possibile, liberamente accessibile alla creatività sociale che oggi solo l’Arte può catalizzare. Chiediamo di esplorare e sperimentare processi di azione, formazione e trasformazione sociale al riparo della conflittualità politica, della labirintica burocrazia, della speculazione economica e dell’astratta normatività. Una sperimentazione artistica e sociale che istruisca e informi un agire politico e legislativo concreto e funzionale alle esigenze della cittadinanza, in grado di riaprire le porte di questa città al futuro”.

L’azione contraddittoria di istituzioni diverse ha prodotto l’inagibilità di buona parte del patrimonio pubblico, contraddizioni che richiederanno anni per essere risolte. Anni in cui il patrimonio reso indisponibile non potrà che deperire a danno di tutti. Sono questi gli spazi-tempo di cui avvalerci, i luoghi dove agire nell’impossibilità di qualunque interesse privato o pubblico a prevalere e dove far vincere l’interesse comune, sperimentando possibilità e limiti di un cambiamento urgente e necessario.

Chi sono i ragazzi di “Leggi Scomodo”. Il progetto di Scomodo nasce nell’Agosto del 2016, e muove dalla necessità di elaborare una reazione concreta a quel sistema di grandi mancanze che da anni a questa parte ha caratterizzato, in maniera più o meno debilitante, la realtà della città di Roma.

Formulato in questi termini, il discorso è semplice: Scomodo nasce da un’assenza -​quella di alternative sociali e culturali valide in grado di raggiungere tutta la cittadinanza fuori dai singoli contesti locali-​ con l’obbiettivo di opporvisi.

L’aspirazione è quella di inaugurare un nuovo modello culturale, su cui si possa fondare un modo di intendere la città che la renda diversa e più viva, finalmente in grado di utilizzare le risorse a sua disposizione.

Così, dal rapporto con un panorama che squalifica la cultura e rilega l’informazione, sempre più parcellizzata, alla superficialità e alla faziosità, ha preso vita l’idea di una realtà editoriale rivoluzionaria, che da una parte fosse basata su un’informazione critica e indipendente -che restituisse al giornalismo, quindi, oltre la ricerca dello slogan e delle notizie eclatanti, una dimensione profonda-​ e che dall’altra fosse contornata -e allo stesso tempo supportata-​ da un universo di progetti-​satellite capaci di porre rimedio, in maniera pratica, a quelle deficienze che per anni hanno imprigionato la capitale.

In tal modo, assieme alla realtà editoriale di Scomodo, fatta di un giornale cartaceo, gratuito e senza pubblicità, è nata la realtà sociale di Scomodo, e quindi le Notti Scomode, Orfico, il progetto di Voci della Metropoli e tutto quell’apparato che ha riformulato in toto le modalità di interfacciarsi alla cultura: non più un ammennicolo elitario e distante dai più, ma una un bene necessario alla vita di tutti, dotato di un significato concreto e palpabile.

Non a caso, le Notti Scomode, gli eventi di Orfico e le altre manifestazioni di autofinanziamento grazie alle quali Scomodo continua ad esistere sono il manifesto di tutto ciò: chi li frequenta sa che non sta prendendo parte ad un semplice evento, sa di avere a che fare con prodotti culturali che altrimenti gli sarebbero rimasti sconosciuti, e, non ultimo, sa che con la sua partecipazione sta contribuendo alla produzione di un giornale.

Questa è stata la rivoluzione metodologica del progetto di Scomodo: riallacciare i ponti tra il fenomeno culturale ed il fenomeno di massa.

Il nostro è un nuovo paradigma socioculturale, un paradigma che indica una via che può essere percorsa da tutti, che altri scenari sono possibili, e che anche la generazione a cui sono state offerte meno prospettive li può sognare”.

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/LeggiScomodo/

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