Gli attivisti di Extinction Rebellion hanno protestato in tutto il mondo e anche a Roma, Torino e Venezia.

Scientist Rebellion, una protesta globale che ha coinvolto anche l’Italia. Alcuni ricercatori e attivisti di Extinction Rebellion sono stati protagonisti, questa mattina, di singolari proteste a Roma, Torino e Venezia. Non sono mancati momenti di tensione, specialmente nella Capitale. A Roma, presso l’Università La Sapienza, gli attivisti hanno protestato con vari cartelli: “Fuori le aziende militari dalla Sapienza“, “Fuori Eni dalla Sapienza” e “Rivoluzione climatica ora“. Alcuni manifestanti si sono anche incatenati, mostrando i cartelli “La ricerca è in catene“. Alcuni di loro sono anche stati portati via di forza dalla polizia.

La risposta a un’azione pacifica è stata repressiva ed esagerata. Le forze dell’ordine sono intervenute, hanno tagliato le catene e dopo poco hanno portato chi manifestava in questura. Centinaia di scienziati sono in azione in ogni continente” – spiegano gli attivisti di Extinction Rebellion Roma – “Questo porterà ad arresti, multe, denunce e spese legali, il tempo sta scadendo, ogni minuto di inazione, ci fa sprofondare sempre di più verso la catastrofe climatica e il collasso sociale“.

A Torino, invece, attivisti e ricercatori del Politecnico e dell’Università hanno protestato davanti all’Assessorato Opere Pubbliche e Difesa del Suolo della Regione Piemonte. I manifestanti prima hanno incollato l’ultimo report dell’Ipcc sulle vetrate degli uffici, poi dopo essersi macchiati le mani di vernice rossa, hanno lasciato le impronte sui fogli. “L’ultimo rapporto Onu sottolinea come ascoltare la scienza non sia più procrastinabile e gli scienziati devono prendere posizione” – spiegano gli attivisti – “Serve un’azione climatica immediata, ogni anno che passa le evidenze diventano più allarmanti e le soluzioni più difficili da intraprendere, ma la politica continua a ritardare l’adozione delle misure efficaci e necessarie“.

Proteste anche a Venezia, davanti alla raffineria Eni di Porto Marghera. Scienziati e attivisti hanno indossato maschere antigas e inscenato un balletto, con le maschere di Mario Draghi e Vladimir Putin. Un chiaro riferimento al finanziamento della guerra della Russia in Ucraina proprio con l’acquisto di gas e altri combustibili fossili da parte dell’Europa e dell’Italia. Il presidio ha anche sfoggiato un gigantesco striscione: “Energia fossile è morte. Rivoluzione climatica ora!“.

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