Scienza e Tecnologia

SCI, VONN ATTACCA TRUMP. PUTIN SUBISCE LA SQUALIFICA. OLIMPIADI NEL CAOS

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Sci. A due mesi dalle Olimpiadi di Pyeongchang oltre alla certezza di non vedere la Russia, bandita dal Comitato Olimpico Internazionale, si profila anche l’assenza degli USA.

Solo qualche giorno fa l’ambasciatrice dell’ONU Nikki Haley ha minacciato la diserzione del paese Stelle e Strisce. La partecipazione “è una questione aperta e dipende da quello che starà succedendo nel paese a febbraio” ha dichiarato la Haley, che aggiunge “dobbiamo sempre pensare a come proteggere i cittadini statunitensi nell’area”.

Una eventualità, quella della diserzione americana, che gli atleti non potrebbero proprio accettare. Lo sport non è politica e gli atleti non vogliono cadere nella rete del ragno.

L’ultimo strappo, in fatto di tempo, tra Trump e il mondo sportivo americano lo segna la campionessa olimpica di sci alpino Linsdey Vonn che durante l’intervista con la CNN si è scagliata contro il Presidente. “Voglio rappresentare degnamente il nostro paese, non penso che al momento ci siano molte persone che lo fanno” ed aggiunge “Prendo molto sul serio le Olimpiadi, quello che significano e quello che rappresentano. A Pyeongchang spero di rappresentare il popolo degli Stati Uniti, non il presidente!”. Una presa di posizione che va ben oltre le parole: “Se dovessi vincere una medaglia e venissi chiamata alla Casa Bianca, rifiuterei l’invito”.

Un’esperienza già vissuta da Trump qualche mese fa quando Steph Curry, capitano dei Golden State Warriors freschi campioni di NBA, non si presentò al cospetto del presidente. In quella occasione, come sempre su Twitter, Trump replicò dicendo che “andare alla Casa Bianca è un grande onore”, ma non per tutti evidentemente, come controbatté LeBron James “andare alla Casa Bianca era un onore prima che arrivasse lei!”

Insomma proteste che non smettono di intensificarsi, e che sono sfociate perfino in NFL (football americano) i cui giocatori si rifiutano di cantare l’inno nazione prima delle partite.

Chi invece vorrebbe cantare l’inno del proprio paese ma non può sono gli atleti russi. Dopo l’ufficiale squalifica della Russia per il doping di Stato, Putin ha commentato ammettendo parzialmente la responsabilità dei dirigenti russi (ma non del Governo, si intende), e promette di non boicottare gli atleti (che risulteranno puliti) che parteciperanno ai Giochi sotto bandiera neutrale.

Il segretario ad interim del Collegio Generale della Russia Unità Andrey Turchak, invece, non è stato così conciliante. “Bandire la squadra olimpica russa dalle Olimpiadi di Pyeongchang è un omicidio, un discreditare l’intero movimento olimpico ed i suoi principi” ha dichiarato il segretario che poi aggiunge “Gli atleti che hanno dedicato la loro vita allo sport non possono esibirsi sotto la bandiera del loro paese. È una vera tragedia”

Insomma c’è chi può ma non vuole e c’è chi vuole ma non può, ognuno con i suoi problemi.

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