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Schiavi nelle piantagioni di Cacao, la class action di 8 bambini contro le multinazionali del cioccolato

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Le multinazionali del cioccolato Nestlé, Cargill, Barry Callebaut, Mars, Olam, Hershey e Mondelēz sono nel mirino di una class action che li vede colpevoli di sfruttamento minorile.

Otto ‘bambini’ (ormai adulti) del Mali, supportati dall’International Rights Advocates di Washington, hanno intentato una class action contro le multinazionali del cioccolato accusate di aver impiegati come ‘schiavi’ nelle piantagioni di cacao in Costa d’Avorio con una promessa di stipendio di 34 sterline al mese.

Secondo l’accusa, il lavoro di raccolta del cacao non sarebbe dovuto essere affidato a dei minorenni e, in ogni caso, non si sarebbe dovuto svolgere in condizioni di schiavitù (lo stipendio non veniva versato) e senza precauzioni per proteggersi dagli erbicidi impiegati nelle piantagioni.

“Dandosi questa serie di estensioni – ha dichiarato Terry Collingsworth, direttore esecutivo di IRAdvocates, che rappresenta gli otto querelanti maliani – queste aziende ammettono che sanno utilizzando schiavi bambini e continueranno a farlo fino a quando non decideranno che è nel loro interesse smetterla. Lo scopo di questa class action è costringerli a fermarsi. Consentire la riduzione in schiavitù dei bambini africani nel 2021 per raccogliere cacao per le grandi multinazionali è oltraggioso e deve finire”.

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In una nota, IRA ha spiegato che la causa legale si fonda principalmente sul Trafficking Victims Protection Reauthorization Act (TVPRA), una legge statunitense consente alle vittime della tratta e del lavoro forzato di citare in giudizio le aziende che partecipano a una “impresa” e beneficiare della tratta o del lavoro forzato.

“Le società convenute – si legge ancora nella nota – traggono vantaggio continuando a trarre profitto dalla vendita di cacao a buon mercato raccolto da bambini schiavi, compresi gli otto querelanti che hanno presentato questo caso. La TVPRA rende le società solidalmente responsabili della schiavitù dei bambini per conto della ‘impresa’”.

L’International Rights Advocates ricorda poi che il lavoro minorile è ancora molto presente nelle coltivazioni di cacao e che le principali aziende che operano in questo settore sono le stesse che nel 2001 hanno sottoscritto il “Protocollo Harkin-Engle” dove promettevano esplicitamente ai consumatori e alle autorità di regolamentazione che avrebbero smesso di usare il lavoro minorile entro il 2005.

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Ovviamente, così non è stato.

Il Protocollo è stato oggetto di diverse estensioni unilaterali di tempo e ora la ‘promessa’ si è trasformata in una diminuzione del 70% entro il 2025 della dipendenza dal lavoro minorile.

Uno studio del Norc presso l’Università di Chicago e finanziato dal Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti pubblicato a fine 2020 ha evidenziato come nelle aree di coltivazione di cacao della Costa d’Avorio e del Ghana nella stagione di crescita 2018/2019 i bambini impiegati illegalmente era 1,56 milioni.

Un aumento del 14% rispetto allo studio del 2015.

Inoltre, nello stesso periodo, 1,48 milioni di bambini “lavoratori” erano impegnati in mansioni pericolose.

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