Sardegna, ecco perché ogni estate gli incendi devastano l’Isola. La video intervista

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Anche quest’estate il primo bilancio degli incendi in Sardegna è drammatico. Gianluigi Bacchetta, professore dell’Università di Cagliari: “Dopo un anno la situazione del Montiferru è disastrosa”.

Sono già centinaia gli incendi scoppiati in Sardegna dall’inizio dell’estate. Ogni giorno la Protezione Civile si trova davanti a boschi inceneriti, a carcasse di animali morti tra le fiamme e a cittadini disperati. A provocare i roghi è quasi sempre la mano dell’uomo per colpa o dolo.

Le cause naturali relative agli incendi in Sardegna sono ridotte, invece, a percentuali estremamente basse, non certo superiori all’1%. Possono verificarsi solo ed esclusivamente in particolari condizioni, quando, per effetto di temporali improvvisi, i fulmini colpiscono gli alberi, provocando un rogo. Queste possibilità sono però remote“, spiega a Teleambiente Gianluigi Bacchetta, professore e direttore dell’Orto Botanico dell’Università degli Studi di Cagliari. “La maggior parte degli incendi sono colposi, non c’è più infatti un’incidenza così elevata di incendi dolosi, ma molti di quelli che si verificano nella nostra Isola sono determinati da imperizia o cause fortuite. Qualche esempio? Un’auto che, al lato di una strada, prende fuoco oppure le scintille derivanti da un qualsiasi tipo di lavorazione. Ed è proprio questa la causa che risulta essere la più frequente assieme a quella dei mozziconi di sigaretta lanciati dai veicoli in corsa“.

E così, in pochi minuti, le fiamme divorano campagne, arbusti e foreste, compromettendone la biodiversità.

Per un campo con colture erbacee, i tempi di recupero sono ridotti, anche perché ci sono soprattutto specie vegetali a ciclo breve, come il grano. Quando gli incendi interessano macchie e boschi, il danno è ben più grave e i tempi di recupero sono molto più lunghi. Anzi, talvolta non è nemmeno più possibile, perché dopo le piogge seguono degli eventi alluvionali che erodono i suoli, specialmente la componente organica più superficiale, e creano delle situazioni di dissesto idrogeologico che non consentono il recupero della vegetazione naturale“, sottolinea il docente.

Sardegna, un anno fa gli incendi del Montiferru

Era la scorsa estate quando gli incendi devastarono almeno 13mila ettari del Montiferru, nell’Oristanese, nel Sud Sardegna. Le conseguenze di quei roghi sono visibili ancora oggi a un anno di distanza.

La situazione è disastrosa, perché abbiamo vissuto una fortissima aridità dal periodo post-incendio all’intero mese di novembre. È piovuto un po’ a dicembre, ma questa condizione è proseguita durante l’inverno e la primavera, a eccezione di poche piogge a maggio. Oggi si registra ancora una fortissima aridità che ha pregiudicato lo sviluppo di quella vegetazione che comunque ha mostrato una resilienza durante il periodo autunnale e invernale, e al momento ci si scontra con una forte carenza idrica, uno stress che si aggiunge a quello provocato dagli incendi, sia per la vegetazione naturale sia per le colture“, afferma Gianluigi Bacchetta.

Eppure, proprio qualche settimana fa, una bella notizia ha fatto il giro della Sardegna. L’olivastro millenario di Sa Tanca Manna, vicino al borgo di Cuglieri, è tornato a germogliare dopo essere stato investito dalle fiamme.

Per potersi rigenerare completamente, gli oliveti però hanno bisogno di almeno un decennio, quindi, gli effetti nefasti del passaggio del fuoco mostrano ancora le ferite e le mostreranno per parecchio tempo“, conclude il direttore dell’Orto Botanico dell’Università degli Studi di Cagliari.

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