L'eolico spacca in due la Sardegna: opportunità o minaccia per l'ambiente?

In Sardegna, il dibattito sulle energie rinnovabili sta mostrando la complessità della transizione ecologica: le pale eoliche sono sostenibili oppure rappresentano un danno alla biodiversità marina? 

L’eolico off-shore in Costa Smeralda spacca in due la Sardegna. Il paesaggio marino della località più esclusiva dell’Isola potrebbe ospitare 210 pale alte fino a 385 metri, cioè più dell’Empire State Building di New York o della Torre Eiffel di Parigi. A svelare la notizia è un’inchiesta del quotidiano “L’Unione Sarda“. Il dibattito sulle energie rinnovabili mostra la complessità della transizione ecologica. Proprio per questo, da settimane, nella testa degli abitanti della Sardegna frulla una domanda: le pale eoliche sono sostenibili oppure rappresentano un problema per la biodiversità marina?

Anche perché le aziende energetiche sono interessate all’area del futuro “Parco Marino Italo-Francese” delle Bocche di Bonifacio popolato da balenottere, capodogli, delfini e tartarughe. La presenza delle pale eoliche potrebbe compromettere, dunque, la vita della fauna acquatica.

Secondo il quotidiano di Cagliari, l’Isola sembrerebbe essere candidata a diventare una colonia per la produzione di energia del vento. Le coste sarde potrebbero ospitare 682 aerogeneratori capaci di produrre energia per 13 milioni di abitanti. Eppure, secondo “L’Unione Sarda”, questa potrebbe essere esportata, con un cavo, nella Penisola.

La polemica tra ambientalisti che hanno a cuore il patrimonio naturale della Sardegna e sostenitori delle energie pulite è solo all’inizio.

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