La ong ambientalista Greenpeace contro Eni, sponsor del Festival di Sanremo: “Si tratta di un tentativo di greenwashing da parte di un’industria di combustibili fossili”. 

Alla vigilia del festival di Sanremo la Ong ambientalista Greenpeace si scaglia contro uno dei principali sponsor della kermesse canora, Eni.
Si tratterebbe dell’“ennesimo tentativo di greenwashing da parte dell’industria dei combustibili fossili”, secondo quanto dichiarato dai portavoce di Greenpeace.
Eni è la principale azienda italiana del petrolio e del gas e sfrutterà la sua presenza a Sanremo come sponsor della manifestazione per lanciare la nuova compagnia Plenitude.
Si tratta di una campagna che è stata presentata come la dimostrazione della svolta green dell’azienda sebbene in realtà Eni continuerà a puntare su fonti di energia fossili come gas e petrolio.
Da qui la dura presa di posizione di Greenpeace. “È inaccettabile che Eni sfrutti la vetrina di Sanremo, e dei tanti altri eventi che sponsorizza, per fare greenwashing e promuovere un’immagine di azienda attenta all’ambiente che non corrisponde affatto alla realtà”, ha dichiarato Federico Spadini portavoce della campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia.
“Eni – ha continuato Spadini – continua a investire sul gas e sul petrolio, è il principale emettitore italiano di gas serra e una delle aziende più inquinanti del pianeta. Il mondo della musica, della cultura, dello sport e dell’istruzione dovrebbero essere liberi dalla dannosa propaganda dell’industria dei combustibili fossili, così come sono già da tempo liberi dalle sponsorizzazioni dell’industria del tabacco”. 

Greenpeace e la proposta di legge contro le pubblicità di chi inquina

La presa di posizione di Greenpeace si accompagna a un più generale impegno contro le sponsorizzazione da parte di aziende che hanno interessi nei combustibili fossili.
La ong infatti, insieme ad altre trenta organizzazioni, ha lanciato un’Iniziativa dei Cittadini Europei per chiedere una legge europea che vieti le pubblicità e le sponsorizzazioni dell’industria dei combustibili fossili.
La petizione “Stop alla pubblicità delle aziende inquinanti” ora dovrà raggiungere un milione di firme raccolte in tutta Europa affinché la Commissione Europea sia costretta a discutere la proposta.
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