Il cantante aostano, “naturalizzato” tarantino, ha voluto dedicare la sua vittoria a Sanremo alla sua città d’adozione, Taranto, e a tutti quelli che lottano per ottenere giustizia contro l’Ex Ilva.

Questo premio lo dedico alla mia famiglia e alla mia ‘altra’ famiglia che sono tutte quelle persone che hanno lavorato con me sul mio progetto musicale, con una grande delicatezza. E poi ci tengo a dedicarlo alla mia città e a tutti quelli che lottano ogni giorno per una situazione insostenibile”. Il primo pensiero di Diodato dopo la vittoria del Festival di Sanremo 2020 va ad i suoi affetti e alla sua città, Taranto. In realtà Antonio è nato ad Aosta ma ha sempre vissuto nella città pugliese, che vive il dramma dell’Ilva. “Userò sempre la mia forza per aiutare i miei amici di Taranto ad avere una cassa di risonanza per denunciare la situazione insostenibile di Taranto. Per la mia città serve far rumore!”, ribadisce Diodato che si è aggiudicato anche il Premio della Critica Mia Martini.

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Evidente nelle sue parole il riferimento alla questione dell’acciaieria Ilva e al suo impatto sull’ambiente, questione che lo ha visto tante volte intervenire. Diodato è anche, insieme all’attore Michele Riondino e al musicista Roy Paci, uno dei direttori artistici del Primo Maggio Taranto, evento di musica ormai affermato promosso dal comitato “Cittadini e lavoratori Liberi e Pensanti” che sin dalla sua costituzione nel 2012 chiede la chiusura dell’area a caldo della fabbrica, la bonifica e la riconversione economica della città.

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Sull’evoluzione della sua carriera negli ultimi tempi, Diodato osserva: “Io ho esattamente quello che merito. Il mio percorso musicale ha ottenuto sempre quello che meritava. Credo che se oggi più gente si è avvicinata alla mia musica è perché io gli ho permesso di avvicinarsi. E questo premio lo dedico anche quel bambino che invece restava chiuso in casa ed aveva paura del mondo fuori”. Parteciperai all’Eurovision Song Contest? “C’ho da fare il 16 maggio?”, chiede al suo team. E alla risposta negativa dice: “Mi sa che ci vado. Dobbiamo tornare ad essere esportatori di musica”

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