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Salute, scoperti nelle fogne microrganismi nocivi resistenti agli antibiotici

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Un recente studio ha confermato la presenza di batteri ultra resistenti agli antibiotici sulle pareti delle fogne cittadine, batteri che sono possibili portatori di un’ennesima epidemia.

Batteri resistenti agli antibiotici possono fuoriuscire dalle fognature nei corsi d’acqua e provocare un’epidemia?

Un nuovo studio della Rutgers University, pubblicato sulla rivista Environmental Science: Water Research & Technology, ha esaminato i “biofilm”, le pellicole di microrganismi che si trovano spesso a pelo d’acqua, carichi di microbi che si aggrappano alle pareti delle fogne, costruendo perfino una fogna simulata per studiare i germi che sopravvivono all’interno.

Hanno scoperto che questi biofilm contengono spesso batteri dannosi e resistenti agli antibiotici e possono resistere ai trattamenti standard di disinfestazione delle fogne. La pulizia con candeggina può ridurre la densità dei biofilm ma non rimuoverli completamente, lasciando potenzialmente i lavoratori del trattamento delle acque reflue e i cittadini esposti a rischi per la salute.

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Fortunatamente, per quanto riguarda l’ultima epidemia, quella di SARS-COVID-19, l’acqua e le acque reflue non risulta siano state importanti fonti di trasmissione.

Normalmente, ciò che viene scaricato in un gabinetto va in un impianto di trattamento delle acque reflue. Ma le precipitazioni possono causare traboccamenti di rifiuti non trattati in fiumi, torrenti e altri corsi d’acqua. I ricercatori affermano che nella peggiore delle ipotesi questo rilascio di acque piene di microbatteri potrebbero diventare un focolaio di malattie infettive e/o epidemie.

“Dato l’interesse attuale per l’epidemiologia delle acque di scarico per il monitoraggio del coronavirus, il nostro studio evidenzia la necessità di considerare i processi fognari e il modo migliore per combattere i patogeni”, ha affermato l’autore senior Nicole Fahrenfeld, professore associato presso il Dipartimento di ingegneria civile e ambientale della School of Engineering della Rutgers University-New Brunswick. “Lavoreremo per ripetere una parte dei nostri esperimenti per capire per quanto tempo il coronavirus può rimanere nelle fogne e se ciò influirà sul suo monitoraggio nelle acque reflue”.

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I ricercatori hanno scoperto che i materiali per tubi di fognatura (cemento o plastica in PVC) non hanno influenzato la formazione di biofilm ma hanno reagito diversamente alla candeggina usata per disinfettarli. La candeggina si è comportata meglio nel rimuovere i biofilm dal PVC che dal cemento, probabilmente perché il PVC ha una superficie più liscia.

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