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Salute, il rischio di sviluppare la sclerosi multipla è maggiore nelle aree più inquinate

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Secondo uno studio l’inquinamento potrebbe essere uno dei fattori di rischio per lo sviluppo della sclerosi multipla; nei centri urbani inquinati la possibilità è del 29% più alta rispetto alle aree rurali, dove i livelli di polveri sottili sono inferiori.

L’inquinamento dell’aria potrebbe essere uno dei fattori per lo sviluppo per la sclerosi multipla secondo i ricercatori, che sostengono che la possibilità di sviluppare la malattia sia del 29% più alta nei centri urbani più inquinati.

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Sebbene questa malattia possa essere diagnosticata a qualsiasi età, il suo sviluppo è più frequente tra i 20 e i 40 anni e in particolare nelle donne. I sintomi possono variare nell’intensità in base ai giorni e spesso includono fatica, difficoltà motorie, torpore, dolore e spasmi muscolari. Lo studio, presentato all’ European Academy of Neurology Virtual Congress, ha scoperto che nelle aree rurali, dove i livelli di particolati sottili sono inferiori, il rischio ridotto di contrarre la malattia è ridotto. Secondo i ricercatori le malattie immunitarie sono spesso associati a fattori multipli di natura genetica e ambientale. “Crediamo che l’inquinamento dell’aria possa interagire in vari meccanismi nello sviluppo della sclerosi multipla e i risultati di questi studi rafforzano questa ipotesi” ha spiegato il professor Roberto Bergamaschi della IRCCS Fondazione Mondino.

 

 

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Le polveri sottili possono essere divisi in due categorie: PM2.5 e PM10. Entrambi sono state associati a problemi sanitari come malattie cardiache e polmonari, cancro e problemi respiratori. Lo studio è stato condotto in inverno, considerando che si tratta della stagione con il più alto livello d’inquinamento, e prende in considerazione l’area nord occidentale della Lombardia, dove vivono circa 547,000 persone. Lo ricerca è stata condotta su 900 pazienti affetti da sclerosi multipla nella regione, dove il tasso di persone che hanno contratto la malattia è aumentato di 10 volte, passando da 16 ogni 100,000 abitanti nel 1974 a 170 casi ogni 100,000 abitanti nel 2020. Sebbene questo dato possa essere spiegato dal miglioramento della qualità della vita di molti pazienti malati, anche l’esposizione a fattori di rischio potrebbe aver avuto un’influenza.

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Nelle aree a rischio più elevato stiamo attualmente conducendo studi analitici specifici per analizzare i molteplici fattori ambientali, probabilmente correlati alla distribuzione eterogenea della sclerosi” ha affermato Bergamaschi.

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