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Un esemplare di caretta caretta ritrovato galleggiante in mare lo scorso anno (perché pieno zeppo di plastica) è stato finalmente rilasciato in mare. Ma l’emergenza plastica rischia di uccidere centinaia di tartarughe

Crudelio è finalmente libero di nuotare nel Mediterraneo. L’esemplare di caretta caretta ritrovato lo scorso anno mentre galleggiava alla deriva a causa dell’altissima quantità di plastica ingerita è stato rilasciato sabato scorso nel mare di Eboli, in provincia di Salerno.

Il rilascio è avvenuto esattamente un anno dopo il suo ritrovamento in mare da parte del personale dell’associazione Filicudi Wildlife Conservation mentre galleggiava alla deriva al largo delle isole Eolie.

“Nei primi giorni di cure presso il centro di primo soccorso di Filicudi, Crudelio ha espulso una gran quantità di materiali plastici ingeriti”, ha spiegato il dottor Andrea Affuso, veterinario e direttore sanitario del Turtle Point di Portici.

Di esemplari di caretta caretta ritrovati in mare impossibilitati a nuotare e immergersi nel Mediterraneo se ne trovano tanti. Sintomo che la presenza di plastica nel Mar Mediterraneo – sia lunga la costa italiana che nel resto del mare nostrum – è ormai al limite di sopportazione per tanti animali.

Plastica in mare, un pericolo per le caretta caretta

Da qualche anno le caretta caretta – le tartarughe marine più diffuse nel Mediterraneo – non sono più in pericolo imminente di estinzione. Ma il pericolo resta alto e la plastica in mare rappresenta uno dei rischi più grandi per questi animali.

Ma perché le tartarughe marine ingeriscono plastica? La ragione è semplice: le caretta caretta sono ghiotte di meduse. Le buste di plastica presenti in mare possono facilmente essere scambiate per l’animale planctonico dalle tartarughe che quindi le ingeriscono rischiando la morte.

Esiste una seconda possibilità. Gli esemplari con problemi di salute legati ad altre questioni potrebbero non essere in grado di immergersi e nuotare nelle acque più profonde dove si trovano la gran parte delle loro prede.

Impossibilitate a tuffarsi, le tartarughe sono costrette a mangiare ciò che galleggia. E da qualche decennio ciò che galleggia nei nostri mari è la plastica.

Plastica nel Mediterraneo, un problema endemico

La presenza di plastica nei nostri mari è ormai un dato di fatto. La dimostrazione di ciò sta anche nei ritrovamenti di microplastiche negli animali marini (che gli esseri umani mangiano introducendo nell’organismo anche la plastica).

Un gruppo di ricercatori ha stimato che nel 2021 galleggiavano nel Mediterraneo circa 3.760 tonnellate di plastica. Una delle performance peggiori al mondo.

Il motivo, come si legge nel report, è probabilmente legato all’alta densità abitativa lungo le coste, alla presenza massiccia di pescatori (e di rifiuti della pesca) al turismo e alla conformazione stessa del bacino che non permette un deflusso di acque superficiali verso l’Atlantico.

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