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Russia, gli incendi tornano a colpire la Siberia dopo la devastazione dello scorso anno

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Tornano gli incendi in Siberia, nelle stesse aree colpite dalle fiamme lo scorso anno, come ha rilevato il sistema europeo Copernicus. E il 20 giugno nel nordest della Siberia battuto il record per la temperatura più alta nella storia dell’Artico. Chi c’è alle origini di questi incendi? Intervista  video a Nicolai Lilin, autore e scrittore di origine russa. 

INTERVISTA VIDEO NICOLAI LILIN

Alimentati da un caldo fuori dal normale, i terrificanti incendi che la scorsa estate hanno colpito la tundra della Russia artica stanno ritornando. Il sistema Copernicus Atmosphere Monitoring Service dell’Unione Europea sta monitorando questi incendi via satellite; secondo Copernicus in alcune aree dell’Artide le temperature di maggio hanno superato di 10° C la media stagionale. 

Il 20 giugno nel nordest della Siberia potrebbe essere stato battuto il record per la temperatura più alta nella storia dell’Artico. A Verchojansk, in Jacuzia, sono stati registrati 38 gradi centigradi, 18 in più rispetto alla media di giugno. È il dato più alto da quando sono cominciati i rilevamenti, nel 1885.

Si pensa che molti degli incendi scoppiati siano “incendi zombie”, chiamati cosi perché continuano ad ardere senza fiamme nonostante il freddo e la pioggia, per poi riemergere con l’arrivo del caldo. Questi possono portare a grandi incendi, che minacciano l’esistenza delle torbiere, fondamentali per il ruolo che svolgono nell’assorbire anidride carbonica.

Le torbiere dell’emisfero nord assorbono più anidride carbonica delle foreste pluviali di tutto il mondo. Se dovessero bruciare, l’ammontare di anidride carbonica rilasciato nell’atmosfera renderebbe completamente inutili tutti gli sforzi fatti per ridurre le emissioni.

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Sebbene gli incendi svolgano un ruolo essenziale nell’Artide ci sono preoccupazioni riguardo al fatto che il numero e la grandezza delle fiamme possa portare a grandi cambiamenti nell’ambiente, con ripercussioni a livello globale. “Gli incendi sono normali nell’ecosistema dell’Artide. Spesso giocano un ruolo importante nella riproduzione e la rigenerazione degli alberi. L’anidride carbonica emessa dagli incendi viene assorbita dalla vegetazione quando ricresce, Thomas Smith, professore di geografia ambientale.

 

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Mark Parrington, scienziato di Copernicus, ha spiegato le ragioni per cui il sistema monitora gli incendi: “Incorporiamo le osservazioni satellitari degli incendi attivi nel nostro Global Fire Assimilation System per monitorarli e stimare le emissioni associate ai pollutanti, in modo da prevedere il trasporto dei fumi nell’atmosfera. Tali previsioni vengono utilizzate nelle app sulla qualità dell’aria per aiutare le persone a limitare la loro esposizione all’inquinamento, come per aiutare i legislatori e le autorità locali a gestire l’impatto degli incendi”.

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L’assenza di ghiaccio e neve rischia di creare un circolo vizioso nel quale la terra e gli oceani assorbono più calore rispetto a quando sono sotto il mantello invernale. Questo caldo può avere delle inattese conseguenze: una ragione per cui il numero di incendi nell’ambiente artico potrebbe essere essere in aumento è dovuta al fatto che il numero di lampi aumenta in presenza di temperature più elevate; questo causa l’accensione degli incendi, che poi vengono alimentati dai materiali caldi e secchi al suolo.

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