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Russia, ancora uno sversamento di liquami tossici nell’area già devastata dal petrolio VIDEO

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La società russa Norilsk Nickel autrice di un ennesimo disastro ambientale. Il video diffuso da un ex dipendente, attivisti di Greenpeace e giornalisti di Novaja Gazeta.

Il gigante minerario russo Norilsk Nickel all’inizio di questo mese, con una fuoriuscita di 20mila tonnellate di gasolio da una centrale termoelettrica, ha tinto di rosso i fiumi intorno a Norilsk, Russia.  Un suo impianto a Talnakh ancora una volta ha sversato circa 6000 metri cubi di liquido, utilizzato per trattare i minerali, nella tundra artica. Secondo l’agenzia federale per il controllo ambientale Rosprirodnadzor sarebbero state espulse a causa delle forti precipitazioni, che avevano creato dei problemi di sicurezza nei bacini di decantazione dell’impianto.

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Un ex dipendente dell’agenzia governativa per la tutela dell’ambiente Rosprirodnadzor (sede di Norilsk) Vasilij Rijabinin, attivisti di Greenpeace e giornalisti di “Novaja Gazeta” hanno diffuso un video che mostra come la società Norilsk Nickel continua a scaricare abitualmente rifiuti industriali nel fiume Kharaelakh e nel lago Pjasino, lo stesso bacino colpito dal precedente disastro ambientale.  Nel VIDEO si vedono alcuni operai dell’impianto rimuovere frettolosamente le tubature dalle quali in precedenza avveniva lo sversamento con l’aiuto di mezzi meccanici.

La società ha rilasciato la dichiarazione poche ore dopo la comparsa del video di Novaya Gazeta: per questo secondo caso a Talnakh, la compagnia ha fatto sapere di aver sospeso alcuni suoi dipendenti e che si trattava di acque industriali purificate.

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I giornalisti che hanno indagato sulla zona hanno affermato che la fabbrica ha inviato deliberatamente le acque reflue nelle aree della fauna selvatica e poi ha rimosso in fretta i loro tubi. Quella rimozione frettolosa ha portato all’incidente che ha lasciato cadere macchinari sull’auto di un investigatore, secondo Al-Jazeera.

L’agenzia russa per le risorse naturali ha affermato che la decisione è stata presa per evitare una situazione d’emergenza ancor più grave: a causa delle forti piogge sembrerebbe che il livello delle acque nei serbatoi fosse al limite. I servizi locali di emergenza non hanno potuto determinare l’ampiezza e l’estensione delle acque inquinate, tuttavia, sembrerebbe che le acque di scarico non abbiano fortunatamente raggiunto il fiume Kharayelakh. La polizia, che ha ricevuto la segnalazione di “scarico non autorizzato di rifiuti liquidi nella tundra” ha dichiarato di aver aperto un’inchiesta.

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La portavoce di Norilsk Nickel, Tatiana Egorova, ha risposto ai giornalisti che accusavano la volontarietà del gesto spiegando all’AFP che i dipendenti avrebbero in realtà pompato dell’ “acqua depurata”.

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