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Russia, effetti sversamento gasolio nel fiume: “Siamo in grado di affrontarlo da soli”

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Nel corso di questa settimana in Russia è avvenuto un disastro ambientale definito “il più grave dal 1989”: 20mila tonnellate di diesel sono finite nel fiume Ambarnaya, a causa di una perdita in un impianto dell’area. La Russia ha dichiarato lo stato d’emergenza.

Circa 20,000 tonnellate di diesel si sono riversate nei giorni scorsi nel fiume Ambarnaya vicino a Norilsk, nella regione artica della Russia, in una catastrofe che si pensa sia stata causata dallo scioglimento del permafrost. Gli esperti russi credono che l’enorme container di petrolio sia stato danneggiato dal collasso del suolo, dovuto alle alte temperature. Il presidente russo, Vladimir Putin, dopo la notifica dell’incidente ha proclamato lo stato d’emergenza ambientale a Norilsk.

Il ministero delle Emergenze russo ha abbastanza forze e mezzi per far fronte efficacemente allo sversamento di circa 21 mila tonnellate di gasolio verificatosi a Norilsk, in Siberia“. E’ quanto affermato dal viceministro, Aleksander Chuprijan, secondo cui spetta alle autorità russe valutare se sarà necessaria l’assistenza di paesi stranieri per fronteggiare gli effetti dell’incidente.

Grazie mille a tutti i paesi che vogliono aiutarci. La leadership politica del paese determinerà se ciò sarà necessario o meno. Per ora ci sono abbastanza forze e mezzi per impiegarli rapidamente e in modo efficace e rispondere all’emergenza“, ha detto Chuprijan. Secondo il viceministro, circa 500 persone e 200 mezzi sono stati coinvolti nelle attività volte a contenere la fuoriuscita di carburante.

Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha dichiarato che le autorità di Washington sono pronte ad aiutare la Russia a mitigare l’emergenza ambientale a Norilsk e ha offerto l’esperienza tecnica degli Stati Uniti. 

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La pozza di diesel si sta muovendo verso il lago Pyasino. L’esatta causa della perdita è ancora da confermare ma secondo un comunicato della compagnia Norilsk Nickel, che opera nel sito, la colpa è da attribuire al collasso del permafrost. “A causa dell’improvvisa assenza del supporto utilizzato per oltre 30 anni senza problemi, il container di diesel è stato danneggiato e questo ha portato ad una perdita di carburante” ha commentato la compagnia, la più grande produttrice al mondo di palladio.

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Inizialmente si pensava che la perdita fosse stata causata da una macchina che ha preso fuoco vicino al container. Il veicolo era in fiamme dopo un incidente ma ora sembra che sia stato lo scioglimento del ghiaccio sotto il container a scatenare la perdita. Greenpeace lo ha definito “il più grave disastro ambientale russo dal 1989″. Quando, cioè, la petroliera Exxon Valdez si incagliò nel golfo di Alaska disperdendo in mare circa 40 milioni di litri di petrolio. Questa volta l’incidente è avvenuto, il 29 maggio, nel fiume Ambarnaya, in Siberia.

La Russia ha inviato un team speciale da Murmansk. Norilsk Nickel sostiene di aver già raccolto oltre 100 tonnellate di combustibile. “Il terreno contaminato è stato sostituito, la superficie è stata trattata con assorbenti. Tutto il suolo è stato rimosso per essere temporaneamente riposto in un territorio con un rivestimento impermeabile. Nel prossimo futuro, i prodotti petroliferi saranno eliminati“. Anche un secondo fiume, il Daldykan, sta soffrendo i danni causati dalla perdita, che ha messo in pericolo sia gli uccelli migratori che i pesci che vivono nei due fiumi.

Se la teoria del collasso del permafrost dovesse essere confermata, questa rappresenterebbe un grave problema per tutti gli impianti costruiti sul ghiaccio ora che l’aumento delle temperature sta raggiungendo anche le aree più fredde del pianeta.

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