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Roma, troppe auto in città anche per spostamenti brevi. Lo studio di Datamobility

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Analizzando i dati delle scatole nere istallate sulle automobili dei romani, la società Go-Mobility ha presentato i dati sulle abitudini di mobilità dei romani: oltre il 50% degli spostamenti preferisce l’automobile ai mezzi pubblici anche per spostamenti brevi.

Ai romani piace l’auto, che resta il mezzo di trasporto preferito anche per i tragitti più brevi. È quanto emerge dai dati pubblicati dallo studio Datamobiliy effettuato da Go-Mobility, società di consulenza per la pianificazione dei trasporti e della mobilità.

Lo studio analizza i dati – riferiti al 2019 e al 2020 – raccolti attraverso le scatole nere istallate nelle automobili dei romani per capire le abitudini dei cittadini della Capitale quando si tratta di spostamenti.

Nei due anni presi in esame – nonostante la forte differenza tra un 2019 ancora “normale” e un 2020 segnato dal lockdown, la pandemia e lo smart working – i risultati in termini relativi sono molto simili.

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Ad esempio, a Roma nel 2019 il 53 percento dei viaggi in auto è stato relativo a un percorso di (al massimo) 9 km (nel 2020 la percentuale è del 54 percento).

Nello stesso anno, il 32 percento degli spostamenti rientrava tra i 6 e i 20 chilometri (31 percento nel 2020) e il restante 15 percento era utilizzato per percorrenze lunghe, superiori ai 20 chilometri (stesso dato per il 2020).

Al di là dei numeri, quello che emerge dallo studio condotto da Go-Mobility è che i romani preferiscono utilizzare la macchina anche per spostamenti brevi. I motivi possono essere molteplici. Da una parte c’è l’aspetto culturale (gli italiani in generale prediligono lo spostamento privato a quello pubblico), dall’altra è facile ipotizzare che le scarse prestazioni del sistema pubblico di trasporti capitolino (tra corse saltate perché gli autisti si trovano ai seggi elettorali come scrutatori, stazioni metro che riaprono dopo più di un anno e una linea come la Roma-Viterbo che cancella treni negli orari di punta per permettere agli autisti di seguire corsi di aggiornamento, per citare solo i casi più recenti) spingano i romani a optare per qualche minuto di attesa nel traffico piuttosto che affidarsi all’incertezza del servizio pubblico di mobilità.

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Un problema tutto italiano

Sebbene i dati della Capitale siano preoccupanti, soprattutto nell’ottica della “Città dei servizi in 15 minuti”, il sogno dei neo sindaco di Roma Gualtieri, c’è da dire che quelli delle altre grandi città italiane non sono molto più incoraggianti.

Prendiamo Milano. Qui nel 2019 il 47 percento degli spostamenti rientrava nei 9 chilometri, il 32 percento riguardava tragitti tra i 6 e i 20 chilometri e, infine, il 21 percento dei viaggi in auto erano da considerarsi di lunga percorrenza (oltre i 20 chilometri).

Dati ancor più preoccupanti quelli delle piccole città. Rientrano nei 9 chilometri di corsa il 54 percento degli spostamenti a Genova, il 63 percento degli spostamenti a Bari, il 68 a Palermo.

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