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Roma, Tobia Zevi: “Città non amata, al PD chiedo le primarie”

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“Nel centrosinistra mi sento solo, perché da molti mesi insisto sul fatto che di Roma non si parla. Delle amministrative imminenti si fa finte di non tener conto. Ha a che fare con una Capitale poco amata dalle classi dirigenti nazionali e locali”, Tobia Zevi, candidato sindaco di Roma. Intervista a cura di Alessandro Di Liegro.

Tobia Zevi ha lanciato da tempo la propria candidatura a sindaco di Roma per il centrosinistra. O, meglio, alle primarie, ma se di amministrative ancora non si parla, figuriamoci delle primarie: “Le primarie si faranno – conferma Zevi – credo che siano uno strumento utile per scegliere programma, squadra di governo e candidato o candidata sindaco. Non vedo l’ora di sfidare gli altri concorrenti. Queste primarie non devono essere fiera della vanità, ma una grande occasione di dialogo della città, elaborazione del futuro per Roma”.

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Il pericolo è quello di una candidatura calata dall’alto, che sparigli le carte ma che sia al contempo lontana dalla realtà cittadina: “Abbiamo già sperimentato che questo genere di processi non funzionano in un contesto come Roma. Se avessimo fatto così un anno e mezzo fa, io sarei d’accordo. Non è democrazia dal basso, ma va bene lo stesso – prosegue Zevi – Sarebbe stato un meccanismo efficiente per arrivare a una squadra larga di persone con un capitano forte che guida la riscossa di Roma, dopo anni drammatici. Primarie necessarie perché sono lo strumento migliore che abbiamo per evitare eventualità peggiore, ovvero che il candidato o candidata sindaco siano scelti da tre dirigenti politici chiusi in una stanza”.

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Zevi non sembra preoccupato riguardo la possibile candidatura di nomi anche altisonanti (l’ultimo e più forte riguarda quello dell’ex ministro all’economia Gualtieri, ndr) per le primarie del centrosinistra: “Io sono un outsider, meno noto di candidati illustri, anche se i dati che ho indicano dati sorprendenti riguardo la mia popolarità. Se ci fossero candidati big, che vogliono sporcarsi le mani, io sono il primo a dire che questa sarebbe una bella notizia per la città” sostiene ancora Zevi.

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Sembra però che guidare la città sia più un problema che un’opportunità: “Abbiamo una situazione in cui nessuno vuole prendersi la responsabilità di guidare la capitale d’Italia – conclude Zevi – È passato il messaggio che fare il sindaco di Roma sia più una rogna che un onore. Messaggio sbagliato. Non esiste nessun Paese che cresce a discapito della propria Capitale. Se l’Italia vuole ripartire ignorando i problemi di Roma è un’illusione”.

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