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Roma, pre-vertice del summit sui Sistemi Alimentari delle Nazioni Unite. Draghi: “130 milioni in più soffrono la fame”

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Al via a Roma il Pre-Vertice del Summit sui Sistemi Alimentari delle Nazioni Unite. “Zero waste and zero hunger”, ovvero”zero sprechi e zero fame”, afferma il direttore generale della Fao, QU Dongyu aprendo a Roma i lavori di tre giorni per raccogliere idee per l’alimentazione del futuro, prima del vertice sui sistemi alimentari che si terrà a settembre nel quadro dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. 

Da oggi 26 luglio fino al 28 a Roma il pre-Vertice sui Sistemi Alimentari organizzato dalle Nazioni Unite (UNFSS), previsto a New York il prossimo settembre.

L’obiettivo è riunire le migliori pratiche e proposte, le ultime ricerche scientifiche da tutto il mondo, sulla trasformazione dei sistemi alimentari. Su questa base, il pre-SUMMIT servirà a identificare le priorità, stabilire una visione comune, annunciare gli impegni da portare avanti attraverso la cooperazione fra diversi soggetti, ma anche a mobilitare i finanziamenti pubblici e privati. Il pre-vertice punta anche a promuovere un discorso globale e una narrativa che pongano i sistemi alimentari al centro dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) fissati dall’Onu. In modo da evidenziare l’importanza dei sistemi alimentari per fare progressi nella lotta ai cambiamenti climatici, lo sviluppo, la salute e i diritti umani. Il pre-SUMMIT punta anche a creare un senso di comunità fra i diversi soggetti e paesi interessati ai sistemi alimentari.

Secondo i dati FAO, la domanda mondiale di cibo aumenterà del 35% entro il 2030, già oggi quasi 700 milioni di persone soffrono la fame cronica. Ancora, sempre la FAO sottolinea come i malfunzionamenti dei sistemi alimentari possono essere legati ai cambiamenti climatici, e a eventi meteorologici estremi come quelli che hanno segnato le ultime settimane, dall’ondata di calore estremo che ha colpito il Canada e gli Stati Uniti occidentali alle devastanti alluvioni in Germania e poi in Cina, passando per gli incendi in Sardegna.

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Numerose le mobilitazioni globali di critica all’organizzazione e ai contenuti dell’evento. Sono circa 1000 le organizzazioni internazionali e regionali della società civile, le associazioni di piccoli produttori e allevatori, le comunità indigene, gli esperti internazionali, oltre ai rappresentanti del mondo scientifico ed accademico che si preparano a una contro-mobilitazione virtuale e in presenza per formulare domande competenti sul futuro del cibo, per sensibilizzare la stampa e l’opinione pubblica sui temi nascosti del Vertice e per richiamare le responsabilità degli Stati sulle soluzioni future. Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda il ruolo delle multinazionali all’interno del vertice.

Durante Cop 26 la parola chiave sarà ambizione. L’impatto negativo nelle tendenze delle precipitazioni, della siccità e delle desertificazioni aumenteranno a meno che non ci adegueremo. E questi argomenti saranno al centro della Cop 26. A Glasgow vogliamo raggiungere un accordo sul clima e la parola d’ordine sarà ambizione”, così il presidente del Consiglio Mario Draghi interviene al Pre-Vertice del Summit sui Sistemi Alimentari delle Nazioni Unite.

“Superare gli interessi nazionalistici e assicurare cibo e acqua a tutti“. Lo chiede Papa Francesco nel suo messaggio ad Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni unite. “Durante questo incontro – scrive Bergoglio – abbiamo la responsabilità di realizzare il sogno di un mondo in cui il pane, l’acqua, le medicine e il lavoro siano disponibili in abbondanza e raggiungano per primi i più bisognosi. La Santa Sede e la Chiesa cattolica saranno al servizio di questo nobile obiettivo, offrendo il loro contributo, unendo le forze e le volontà, azioni e decisioni”.

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“Il superamento delle criticità presuppone una presa di responsabilità da parte dei governi e delle istituzioni. E’ dovere di tutti sradicare questa ingiustizia – continua il Pontefice – attraverso azioni concrete e buone pratiche, e attraverso politiche locali e internazionali coraggiose. In questa prospettiva gioca un ruolo importante la trasformazione attenta e corretta dei sistemi alimentari“.

“Nell’immediato occorre però garantire la sostenibilità finanziaria delle stalle affinché i prezzi riconosciuti alla stalle per latte e carne non scendano sotto i costi di produzioni in forte aumento per effetto dei rincari delle materie prime alla base dell’alimentazione degli animali. Proprio per i ritardi infrastrutturali in Italia – spiega la Coldiretti si trasferiscono solo marginalmente gli effetti positivi delle quotazioni sui mercati internazionali che invece impattano molto più pesantemente sul lato dei costi per le imprese soprattutto impegnate nell’allevamento che stanno affrontando una grave crisi”.

“Per cogliere una opportunità unica abbiamo elaborato e proposto progetti concreti immediatamente cantierabili per l’agroalimentare che sono stati inseriti nel Pnrr per favorire una decisa svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale in grado di offrire un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni” afferma il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel ricordare che “digitalizzazione delle aree rurali, recupero terreni abbandonati, foreste urbane per mitigare l’inquinamento in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori deficitari dai cereali all’allevamento, dalla quarta gamma fino all’olio di oliva sono alcuni esempi di questi piani strategici elaborati dalla Coldiretti insieme a Filiera Italia nell’ambito del Recovery plan. Bisogna ripartire dai nostri punti di forza e l’Italia – conclude Prandini – è prima in Europa per qualità e sicurezza dell’alimentazione dove è possibile investire per dimezzare la dipendenza alimentare dall’estero“.


L’Università Statale di Milano dà il suo contributo a questa sfida epocale. In particolare il Dipartimento di scienze agrarie e ambientali (DISAA) ha da tempo messo in cantiere una serie di iniziative e progetti proprio in questa direzione. Non a caso, gli insegnamenti del DISAA puntano anche a far comprendere agli studenti i delicati equilibri fra l’attività umana e la natura, i processi alla base della produzione e del consumo quotidiano di cibo, a trasmettere le competenze scientifiche alla base della qualità e la sostenibilità delle produzioni agroalimentari e zootecniche, nonché al coinvolgimento degli studenti in una collaborazione con ricercatori e studiosi di paesi in via di sviluppo per contribuire a uno sviluppo agricolo sostenibile e rispettoso del pianeta.

Oltre che con i suoi corsi di studio, e in particolare con il Master che sarà inaugurato a settembre  2021 in “Cooperation for Rural and Agrifood Sustainable Development”, il DISAA persegue i propri obiettivi anche attraverso diversi progetti di cooperazione internazionale. Ad esempio il progetto di ricerca-azione IFAH, Imparare e Fare ad Haiti, un’innovativa esperienza di cooperazione selezionata dal bando di finanziamento 2017 della Tavola Valdese. Grazie a IFAH un dottorando haitiano, dopo aver svolto i suoi studi in Italia ha continuato il suo lavoro di ricerca sulle aflatossine (molto pericolose per la salute umana) nei campioni di mais ad Haiti, coinvolgendo gli agricoltori e le comunità locali grazie ad un approccio partecipativo.

Negli ultimi tre anni, poi, il DISAA ha collaborato a un progetto di sostegno ai rifugiati congolesi che vivono in vari campi profughi del Ruanda (“Sécurisation de terres dans le diocèse de Goma” in collaborazione con Caritas Goma e finanziato dalla Commissione Europea). Il loro ritorno in Congo implica la delicata questione dell’assegnazione e gestione delle terre, e pertanto il DISAA interviene cercando, attraverso la mediazione, soluzioni utili a prevenire ulteriori tensioni sociali, sostenere le comunità locali, e contribuire a confutare luoghi comuni pericolosi, come quello secondo il quale non ci sono terre sufficienti per tutti. Con il Master in “Cooperation for Rural and Agrifood Sustainable Development” il DISAA ribadisce il suo impegno nell’affiancare ricerca scientifica di alto livello e progetti di cooperazione internazionale.

 

 

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