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Roma, salviamo i pini della Capitale! L’80% colpiti dal batterio cocciniglia tartaruga

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Il 13 aprile oltre 30 associazioni prenderanno parte ad una manifestazione a Roma per sensibilizzare su una grave emergenza che sta colpendo i pini, patrimonio della Capitale. Si tratta del batterio cocciniglia tartaruga.  “Esiste una cura efficace al 95%, ma serve stanziare i fondi e intervenire subito”, Francesca Marranghello, presidente Comitato Villa Glori.

Oltre l’80% dei pini di Roma, simbolo della capitale, colpiti dal batterio toumeyella parvicornis (cocciniglia tartaruga). Il 13 aprile oltre 30 associazioni prenderanno parte ad una manifestazione alle 15:30 davanti al Ministero delle Politiche agricole per sensibilizzare il governo e l’amministrazione locale su questo problema.

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“Abbiamo organizzato questa manifestazione alla quale invitiamo tutti i cittadini che hanno a cuore i pini di Roma perché c’è una grave emergenza, una “fitopandemia”. – ci spiega Francesca Marranghello, presidente Comitato Villa Glori I pini sono attaccati da un insetto che succhia la ninfa e produce una melata su cui, a sua volta, si forma un fungo, la fumaggine, che impedisce la fotosintesi, seccandone l’albero“.

Si tratta di un grosso problema. E’ inimmaginabile Roma senza pini. “Se si fa una passeggiata per le strade della città si vede per terra una melata nera che indica lo stato di malattia del pino. Ma esiste una cura, l’endoterapia, che consente, tramite un’iniezione, di inserire un medicinale, abamectina, che uccide la cocciniglia tartaruga“, spiega Francesca Marranghello.

La richiesta è quella di un decreto di lotta obbligatoria. “Abbiamo scritto delle lettere agli enti competenti, alla Regione e al Comune, abbiamo fatto un’interrogazione parlamentare e ci siamo rivolti direttamente al presidente della Repubblica per chiedere un intervento. Questo decreto obbliga le amministrazioni ad intervenire e a stanziare i fondi. L’endoterapia è stata dichiarata efficace al 95% ed è stata sperimentata dall’ente Eur Spa con l’Università Federico II di Napoli. Inoltre è molto più economica rispetto all’abbattimento. Il nostro appello: salvate i pini di Roma“.

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Le ville storiche di Roma sono caratterizzate dai pini, patrimonio della capitale. Oltre 1500 alberi sono stati abbattuti ultimamente per altri problemi o caduti per maltempo o perché malati, e non sono stati mai sostituiti. “Vengono abbattuti continuamente. A volte si tratta di potature fatte male, che io chiamo proprio mutilazioni, che impediscono al pino di crescere e poi morire. I problemi sono tanti ma soprattutto la manutenzione: bisognerebbe fare un monitoraggio e una cura costante e continua che consentirebbe di salvare i pini“, ribadisce Marranghello.

Perché non si è intervenuto prima? “Abbiamo tracce della cocciniglia tartaruga già nel 2014 in Campania che ha fatto strage di pini. Potevamo essere preparati a questa inondazione. C’è stata poi una veloce diffusione nel Lazio, passando dalle pinete del litorale romano, ormai devastate, fino ad arrivare a Roma. Se non lo fermiamo questo batterio si propagherà anche all’estero“, sottolinea la presidente del Comitato Villa Glori.

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Con il caldo le uova si schiudono e anche i pini sani perciò saranno attaccati aumentandone la diffusione. E’ necessaria una terapia d’urto come l’endoterapia.  All’interno del Regolamento del Verde però, approvato recentemente ma ancora da pubblicare, non è presente nulla riguardo ai pini e alla loro salvaguardia

 

Cosa è la cocciniglia tartaruga? 

La Toumeyella parvicornis, detta comunemente Cocciniglia tartaruga del pino, un piccolissimo insetto alieno che attacca il Pino Domestico (Pinus Pinea). Il suo areale nativo è costituito dagli Stati Uniti orientali e dal Canada meridionale. Toumeyella parvicornis è stata segnalata per la prima volta negli anni 1920 nello stato del Wisconsin, Stati Uniti. Purtroppo adesso si è distribuita in tantissimi Stati.

Il nome originale del Nord America è denominata “Pine tortoise scale”, vive esclusivamente a carico delle specie del genere Pinus. La cocciniglia tartaruga del pino, così chiamata nel suo areale di origine per i caratteristici disegni che compaiono sul dorso della femmina a maturità, simili a quelli del guscio della tartaruga.

L’areale di questa specie aliena è esteso dal Canada meridionale al Messico settentrionale; negli USA è presente in ben 28 Stati. Dove è invasiva su 10 diverse specie di pino: Scots Pine (Pinus sylvestris), Jack Pine (P. banksiana), Austrian Pine (P. nigra) and Red Pine (P. resinosa) Virginia pine (P. virginiana), shortleaf pine (P. echinata), slash pine (P. elliottii) and Chinese pines, Jack Pine forests of Central Michigan.
La specie era stata introdotta accidentalmente nell’area caraibica dal 2005, a Puerto Rico, e nelle isole Turks e Caicos, dove ha portato all’estinzione quasi completa del pino autoctono Pinus caribaea var. bahamensis.

Negli areali di origine, nelle regioni temperate ci sono stagioni distinte con inverni freddi che portano le femmine adulte a ibernare all’interno della corteccia del suo ospite, il che consente una sola generazione all’anno. Negli areali con primavere molto precoci ed estati calde, questa specie può completare due generazioni all’anno.

Tuttavia, nelle regioni tropicali dove è più caldo tutto l’anno, la femmina adulta è attiva tutto l’anno creando diverse generazioni all’anno, nella Georgia del sud sono state osservate anche quattro generazioni all’anno. Nelle isole Turks e Caicos sono stati trovati contemporaneamente tutti gli stadi di sviluppo ed è riportato che, in climi miti, non ha bisogno di svernare.

Lo studio biologico della cocciniglia T. parvicornis ha messo in evidenza la notevole capacità della specie di insediarsi in nuove regioni geografiche. I dati raccolti hanno mostrato come l’espansione territoriale può avvenire con velocità preoccupante, oltre che per contatto chioma-chioma anche e soprattutto per diffusione passiva ad opera del vento, come già evidenziato sia nell’area nativa e sia in altri territori invasi. Tutto ciò senza considerare altre forme di trasporto passivo lungo le principali vie di comunicazione, favorito dalla presenza di alberature di pino domestico e dal traffico di mezzi pesanti, in grado di creare turbolenze a livello della chioma degli alberi.

Poi è arrivato in Italia nel 2014-2015 nell’area urbana di Napoli in Campania, è, per ora, la regione più colpita.
A distanza di pochi mesi la Cocciniglia tartaruga si era diffusa, a macchia di leopardo, in diversi areali del napoletano e del casertano e in altre aree e nel 2018 arriva nella Regione Lazio e soprattutto a Roma, dove sta distruggendo tantissimi Pini Domestici.

Dalla primavera e estate 2020 ha poi esteso il suo areale di infestazione, diventando emergenza a Roma con numerosi focolai sparsi in tutti i quadranti del territorio metropolitano capitolino. Questo insetto non era mai stato registrato sul Pino domestico Pinus pinea fino alla sua introduzione in Italia.

Recentemente, nel nostro territorio dove, in totale assenza di limitatori naturali e, soprattutto, in presenza di condizioni climatiche favorevoli al suo insediamento, non sta riscontrando ostacoli e si sta rapidamente diffondendo in tutto l’areale del pino domestico.

Le femmine adulte sono di colore rosso bruno con macchie o strisce color crema e marrone, mentre a maturità assumono una colorazione uniforme marrone scuro. Raggiungono una larghezza di 4 mm e una lunghezza di 4,5 mm. I maschi adulti, molto rari da osservare, sono alati e assomigliano a piccolissime mosche. Toumeyella parvicornis è altamente adattabile e può avere un numero di generazioni variabile in base alle condizioni termiche. Si riproduce sessualmente e ogni femmina adulta può deporre fino a 500 uova, da cui usciranno neanidi di colore arancione o rossastro.

La dispersione naturale avviene principalmente grazie al vento e al meccanismo della foresìa (trasporto passivo su altri animali).

La cocciniglia tartaruga forma delle fitte colonie sui germogli e aghi di pino, per mezzo del suo apparato boccale pungente-succhiante, che l’insetto inserisce all’interno dei tessuti della pianta sottrae linfa alle piante, causando un progressivo indebolimento degli aghi e genera un’abbondante produzione di melata. La sua dieta lo porta ad espellere melata, sostanza densa, zuccherina e appetita da altri insetti (afidi e formiche su tutti).

Attivambiente, in onda su TeleAmbiente a cura di Orazio La Corte

La melata, prodotta in gran parte dagli stadi femminili, è caratterizzata da gocce traslucide di sostanze zuccherine che, sotto l’azione dei raggi solari, conferiscono un aspetto lucido alle parti di chioma interessate dal fenomeno. Quando la produzione di melata diventa consistente, oltre all’imbrattamento della chioma, delle parti legnose, anche le superfici nella proiezione della chioma sono imbrattate dall’intenso gocciolamento, che poi cade ala suolo. Dopo qualche giorno/settimana dalla produzione della melata inizia l’insediamento dei funghi epifiti che portano alla formazione della tipica fumaggine.

La presenza di fumaggine su tutta la pianta compreso gli aghi. La coltre di fumaggine, col susseguirsi delle generazioni, diventa sempre più fitta, si stratifica sui rami e sulle grosse branche nella parte rivolta verso l’alto. Col tempo la presenza di fumaggine interesserà anche le superfici e manufatti sottostanti la proiezione della chioma. Tale stratificazione porta ad una riduzione della fotosintesi e quindi comporta il deperimento degli alberi.

Le infestazioni di cocciniglia tartaruga, determinando forti e veloci deperimenti degli esemplari attaccati, provoca una riduzione nel vigore degli alberi e limita la produzione di semi. Essa provoca anche deperimento delle piante attaccate e spesso porta alla loro morte, inoltre portano inevitabilmente le piante colpite a divenire più attrattive anche per altri insetti, come i coleotteri scolitidi del genere Tomicus.

 

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