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ROMA. RINVIO A GIUDIZIO PER VIRGINIA RAGGI: “DISSE IL FALSO”. CADE ACCUSA DI ABUSO

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Di Marcello Righi

Roma. Rinvio a giudizio per Virginia Raggi. Lo ha chiesto in mattinata la Procura di Roma con l’accusa di falso per la nomina di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro Raffaele.  Come si ricorderà Renato Marra  realizzò un salto in alto degno di un record olimpico e da vigile urbano graduato fu promosso a capo del dipartimento turismo del Comune con un aumento di stipendio di quasi 20 mila euro. Per il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio, la sindaco di Roma mentì all’Anticorruzione del Comune in cui il ruolo di Raffaele Marra venne quasi banalizzato “marra è uno dei tanti” per poi essere  definito “di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisional”.

Le prove portate adessoci raccontano un’altra verità.

La “prova fumante” è in un messaggio del 14 novembre scorso dove Raffaele, parlando  dell’aumento dello stipendio del fratello Renato,  dice  alla Raggi: “Se lo avessi fatto vicecomandante, la fascia (retributiva) era la stessa”, quasi ammonendo la sindaco di una sorta di leggerezza, che replica: “Infatti abbiamo detto vice no. Abbiamo detto che restava dov’era con Adriano». E Marra a sua volta: ” E infatti con Adriano il posto era quello di cui abbiamo sempre parlato”.

Chi è questo fantomatico Meloni?  Si tratta di Adriano Meloni, assessore comunale al Turismo, con il quale Renato Marra sarebbe andato a lavorare beneficiando della nomina (poi revocata).

Questa sarebbe la prova che la nomina fu concordata con l’allora vicecapo di Gabinetto e che quindi la Sindaco ha mentito all’Anticorruzione del Comune.

In questo caso viene peròmeno l’aggravante dell’articolo 61 secondo comma, la Raggi non ha dunque dichiarato il falso per coprire l’abuso d’ufficio di Marra.

 

Non a caso Ielo e Dall’Olio hanno chiesto l’archiviazione della Raggi per la nomina (con relativo aumento di stipendio da 39 mila a 110 mila euro poi ridotti a 93 mila) del suo ex capo della Segreteria politica, Salvatore Romeo per mancanza dell’elemento soggettivo. Ovvero non si poteva fare, era illegittima, ma non c’è dolo.

I magistrati, inoltre, dopo aver accertato che dietro le famose 3 polizze assicurative intestate da Romeo alla Raggi non c’era alcun dolo hanno deciso di sollecitare al gip l’archiviazione.

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