Focus, Roma Lido e le attese infinite: il Comitato chiede azioni concrete

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Seconda puntata di Focus, un programma di e con Manuela Murgia. Si parla della tratta Roma Lido, le attese infinite e le promesse disattese. 

39 minuti di attesa, è questo finora il poco lusinghiero record registrato dalla Roma Lido.

Non a caso da anni la tratta ferroviaria si aggiudica il trofeo Caronte di Legambiente Lazio, come linea da incubo della Regione, e ottiene puntualmente la maglia nera di Pendolaria, rapporto annuale di Legambiente sui trasporti ferroviari.

I 29 km della Roma Lido, nel mese di marzo 2022, sono stati serviti per settimane da tre soli treni fatiscenti. Per velocizzare il servizio il percorso è allora stato ridotto fino a Ostia Magliana, creando enormi disagi e lasciando ai pendolari la scelta tra tempi di attesa biblici o l’uso di mezzi privati.

A complicare il quadro, quest’anno, c’è il cambio di gestione della linea dal Campidoglio alla Regione Lazio, da Atac ad Astral. Un passaggio di consegne che ha creato, di fatto, un interregno in cui né la Regione né Roma Capitale vogliono intestarsi la responsabilità di trovare soluzioni nel breve periodo.

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Abbiamo fatto il viaggio da Ostia a Roma con Antonietta Severi che da 20 anni utilizza il treno per spostarsi dalla stazione Stella Polare fino a Piramide e che ci ha raccontato come la sua vita da pendolare sia peggiorata nel corso degli anni. La signora Antonietta fa parte del Comitato pendolari Roma Lido, che ha indetto una manifestazione in piazza del Campidoglio per richiamare la politica alle sue responsabilità.

La richiesta del Comitato è di prendere la decisione politica di spostare almeno due treni della linea metropolitana A e metterli a servizio della Roma Lido, l’alternativa sarebbe attendere il 2025 con soli tre treni a servizio, poiché lo stanziamento di 180 milioni di euro da parte del governo già destinati all’acquisto di nuovi treni, vedrà l’arrivo della prima delle nuove vetture nell’anno del Giubileo. Troppo per dei pendolari che non accettano di essere trattati come cittadini di serie B.

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