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La denuncia degli attivisti: “Il centrosinistra a Roma e nel Lazio tutela l’interesse privato a discapito di quello collettivo”.

Roma: il Comune accusato di aver dato il via libera alla cementificazione dell’area del lago dell’ex Snia, apparentemente senza consultare la Soprintendenza speciale. È la denuncia degli attivisti del Parco delle Energie: il permesso sarebbe stato rilasciato l’11 novembre scorso, proprio mentre gli abitanti del quartiere partecipavano ad un tavolo tecnico per l’ampliamento delle tutele naturalistiche di tre ettari circostanti il lago, già vincolato come monumento naturale.

Il permesso della discordia

Il permesso concesso dal Campidoglio al costruttore Pulcini, come spiega La Repubblica, riguarda il restauro conservativo e la parziale ristrutturazione dei capannoni. Negli anni ’90, nell’area, doveva essere costruito un mega centro commerciale, ma il permesso di costruzione era stato rilasciato grazie a una mappa catastale con una falsa destinazione d’uso del terreno.

La denuncia degli attivisti

Gli attivisti hanno già presentato una diffida in Regione, denunciando anche che, nonostante l’ok dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), la direzione regionale Ambiente ha di fatto bloccato l’ampliamento del monumento naturale del lago ex Snia. “Abbiamo sempre pensato che, di fronte a una scelta di tutela ambientale dell’unico lago naturale di Roma, la città fosse a un bivio. Oggi sappiamo che le forze di centrosinistra, Pd in primis, alla guida di Comune e Regione, hanno scelto gli interessi privati sacrificando quelli collettivi“, denunciano gli attivisti.

Il parere del Campidoglio

Maurizio Veloccia, assessore capitolino all’Urbanistica, non è dello stesso parere: “Se si chiede un risanamento conservativo di un immobile legittimo, rilasciarlo è un atto dovuto e in questo caso è avvenuto dopo una conferenza dei servizi. Naturalmente, i capannoni ex Snia dovranno essere adibiti allo stesso uso precedente, quello produttivo-industriale. Le richieste passate di cambiare destinazione d’uso sono state tutte respinte, ma la proprietà ha fatto ricorso al Tar. Il lago sarà demanializzato e si aspetta anche la demolizione dello scheletro del centro commerciale mai costruito, se poi la Regione, come auspico, amplierà la tutela di tre ettari, andranno riviste anche le destinazioni d’uso“.