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Riscarti 2020, a Roma torna il festival internazionale di riciclo creativo VIDEO

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Riscarti festival per l’8va edizione si è trasformato  in una vetrina nel centro di Roma promuovendo una nuova fruizione dell’arte al passo coi tempi. Opere che mostrano la rigenerazione dei materiali e della cultura visibili fino al prossimo 29 novembre.  


Riscarti è un eco-festival multidisciplinare, che si svolge durante la SERR Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti fino al 29 Novembre 2020.

Quest’anno una location d’eccezione 11 vetrine della Galleria Alberto Sordi a Piazza Colonna, negli affacci su via del Corso e Via del Tritone, uno spazio che viene temporaneamente riqualificato dall’arte. Solitamente lo show-room di un negozio ci presenta le ultime tendenze in fatto di acquisti e ci proietta in un prodotto dal carattere effimero e presto sostituibile. Perché non desiderare invece che i nostri acquisti divengano sostenibili, ecologici e consapevoli e che l’arte sia veicolo di un processo di cambiamento?

La Terra è piena di rifiuti e Riscarti è un un contenitore culturale per creativi e promotori di buone pratiche in favore dell’ambiente. Il festival affronta temi di attualità e crea contenuti ecologici, attraverso la realizzazione e mostra di opere d’arte inedite, selezionate da una giuria di esperti. Un appuntamento per la città di Roma ,che si pone in tal modo come raccoglitore transversale delle tendenze dell’arte a riciclare e trasformare e dove gli artisti parlano di ambiente.

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Soluzioni creative, design sostenibile, installazioni e sculture di riciclo, per dare una mano a ridurre la crisi ambientale e ri-dare agli oggetti una seconda possibilità di vita.  Gli scarti, sottratti dal ciclo dei rifiuti, vengono nobilitati in opere d’arte e design, ed acquistano oltre che un valore estetico, un valore etico: il materiale di cui sono fatti combatte l’obsolescenza programmata dell’economia selvaggia, e riaccende l’intelligenza ecologica. Si corre l’azzardo di partire dalla riformulazione dei modelli culturali e chiedere aiuto all’arte, per cambiare l’approccio che abbiamo al rifiuto.

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Con le nostre scelte di consumo possiamo dirigere le sorti del Pianeta. L’oggetto che nasce con una funzione sentita allo stesso tempo non del tutto vincolante e duratura, viene gettato nel mondo dello scarto ,dove non serve più – un tipo di alienazione anche questa – ma che dà occasione all’artista di recuperarlo e scoprire quanto questa operazione sia un’apertura verso la libertà, paradossalmente un riscatto verso un’esistenza più autentica.

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La nuova socialità post-Covid, distanziata e guardinga, ci obbliga a rimanere separati per mezzo di una vetrina, di un plexiglas o di una mascherina. Ci guardiamo attraverso la distanza senza possibilità di contatto. Ma dobbiamo pensare che, seppur distanti, dobbiamo esser pronti a collaborare, oggi più che mai, perché non esiste un Pianeta B. Perciò la vetrina seppur distanziando, nella sua trasparenza ci richiama a tutte le azioni e idee che favoriscono la soluzione di un problema comune, che ci riguarda e ci tocca.

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Anche l’opera d’arte è racchiusa in un metro e mezzo di vuoto carico dell’energia dell’artista e dello spettatore. Come un campo magnetico creato tra due polarità non in contatto, lo spazio fisico della vetrina-arte che pur separa, si carica di una potenza invisibile e impalpabile, ma sicuramente percepibile. Il silenzio di quel contatto visivo apre dimensioni d’intimità che non erano state toccate. Attraverso la sottrazione del tatto, l’artista scatena la potenza di una nuova forma di contatto, più intimo, e allo stesso tempo intimamente comune. Dobbiamo rinunciare a una visione di realtà irriflessa e inattaccabile, e possiamo agire da subito: aiutare il pianeta con le nostre scelte di consumo e alimentare la cultura green.

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