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Rinnovabili ed effetto Covid, nel 2020 il settore crolla del 35%. Cingolani: “Subito nuovi bandi”

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Covid, l’effetto economico della pandemia non risparmia neanche il settore delle rinnovabili. L’ambito meno colpito è quello del fotovoltaico, che nel 2019 aveva registrato un vero e proprio boom.

Un crollo del 35% per tutto il settore delle rinnovabili nel 2020. Un effetto indubbiamente causato dal Covid, anche se il fotovoltaico, che aveva registrato un incremento record nel 2019, risulta il settore meno colpito, con una perdita stimata del 15%. I dati arrivano da uno studio realizzato da EnergRed, E.S.Co. impegnata nel sostenere la transizione energetica delle pmi italiane con soluzioni di efficientamento energetico. Dorina Polinari e Giorgio Mottironi hanno analizzato i dati di varie associazioni e i modelli economici ed ingegneristici, provando anche a stimare il trend verso il 2030.

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L’energia solare registra un calo più contenuto nel 2020 dopo il grande exploit dell’anno precedente, ma gli obiettivi del Pniec 2030 appaiono ancora un miraggio. Giorgio Mottironi ha infatti spiegato: “La burocrazia e le aziende devono fare la loro parte, l’Italia deve ancora installare 40,7 Gw di capacità da fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica. Se fonti come l’idroelettrico ed il geotermoelettrico hanno praticamente esaurito il loro ruolo, il solare e l’eolico stanno accumulando un grande ritardo, avendo rispettivamente raggiunto appena il 41% ed il 56% dell’obiettivo fissato dal piano”.

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Un concetto ribadito anche da Roberto Cingolani. Il ministro della Transizione ecologica ha tracciato la linea: “Già prima dell’estate devono partire almeno i bandi, dobbiamo velocizzare la burocrazia e mettere a terra le opera al più presto. C’è già un programma per iniziare a spendere la fetta del Recovery da destinare alla green economy, abbiamo già una contabilità in cassa per queste spese, senza dover attendere l’anticipo sul Pnrr”. Cingolani ha poi aggiunto: “Entro due settimane dobbiamo avere la lista delle priorità, è fondamentale capire quali progetti possono partire subito”.

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I prossimi passi saranno il Decreto Semplificazioni, la riunione del Comitato interministeriale per la Transizione ecologica (Cite) e la riorganizzazione del Ministero. “A differenza di quello dell’Ambiente, il Ministero della Transizione ecologica avrà molte più risorse: almeno 16 miliardi all’anno contro l’1,5, fatto tra l’altro di spese fisse. Dovremo gestire 40 milioni al giorno ma bisogna fare presto, non solo bene” – spiega Roberto Cingolani – “Entro il 2030 dovremo installare 70 gigawatt di rinnovabili, quindi otto all’anno, e finora ne installavamo solo 0,9”.

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