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L’idea del governo per velocizzare l’espansione delle energie rinnovabili nel nostro Paese è quella di nominare un commissario ad hoc che vada a pescare le richieste impantanate tra Regioni e Soprintendenze

L’Italia deve correre sulle rinnovabili. E poiché non è più solo una questione ambientale (sulla quale la politica – italiana e non – ha da sempre mostrato lentezza) ma anche economica e geopolitica, una spinta da parte dell’esecutivo ci sarà.

Ne ha parlato ieri in audizione al Parlamento il ministro Renato Brunetta anticipando gli elementi centrali del nuovo decreto energia, dopo quello approvato oggi al Senato con 207 voti favorevoli che entra definitivamente in vigore (la Camera aveva approvato la scorsa settimana).

Tra i punti più interessanti delle anticipazioni di Brunetta c’è la possibile introduzione di un commissario straordinario che avrà un compito per niente facile: andare a scovare le domande già presentate per l’installazione di impianti di energia rinnovabile e che sono al momento impantanate tra regioni e sovrintendenze. 

Il suo compito, dunque, sarà quello di smaltire le richieste già pervenute. E per farlo il governo gli o le affiderà il potere di superare i veti delle sovrintendenze (e subcommissari a livello regionale da individuare nella figura del presidente di Regione o di un suo assessore).

La richiesta dell’individuazione di un commissario straordinario per le autorizzazione agli impianti di energia rinnovabile era arrivata anche dalle aziende del settore. Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura, l’associazione delle imprese italiane del settore elettrico, aveva detto che secondo lui il commissario dovrà agire “in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale” e “provvedere alle occupazioni di urgenza e alle espropriazioni delle aree su cui installare gli impianti”. 

Rinnovabili, semplificazioni e poi liberalizzazioni

Il presidente del consiglio Mario Draghi lo va dicendo da tempo: sulle rinnovabili (e non solo) bisogna semplificare al massimo. Ieri gli ha fatto eco alla Camera il ministro Brunetta: “Nel prossimo decreto ci dovranno essere drastiche semplificazioni soprattutto per sbloccare quanto si è accumulato nel tempo e per rendere fisiologico l’impianto delle energie rinnovabili”.

“Abbiamo un milione di edifici pubblici – ha detto il titolare del ministero della Pubblica Amministrazione Brunetta – pensate cosa vuole dire mettere sui tetti, dove è possibile, il fotovoltaico, pensate all’autonomia, al risparmio energetico che si avrebbe”.

L’obiettivo finale del governo, però, è la liberalizzazione del settore. Lo dice Brunetta che tra le questioni su cui il governo sta lavorando cita “la liberalizzazione dell’installazione di pannelli solari, termici o fotovoltaici, sugli edifici”.

L’unica eccezione prevista, per cui dunque sarà necessaria una autorizzazione preventiva, riguarda gli edifici tutelati. Ma anche qui il governo viaggia verso una semplificazione.

In attesa di superare veti politici e amministrativi e cavilli burocratici, i tecnici del governo e dei ministeri interessati stanno lavorando alla definizione per legge delle aree e della tipologia di edifici sui quali di default è possibile produrre energia da fonti rinnovabili.

Al primo posto ci sono le aree industriali dismesse e quelle agricole abbandonate o comunque non produttive da oltre 5 anni.

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