Foto Mario Sabatini-LaPresse26-01-2017 Farindola (PE) ItaliacronacaHotel Rigopiano, i soccorritori all'opera tra le macerie del resort devastato dalla slavinaPhoto Mario Sabatini-LaPresse26-01-2017 Farindola (PE) ItalynewsRigopiano Hotel avalancherescuers at work within the ruins of the resort

Rigopiano.  Giovedì 18 gennaio in occasione del primo anniversario della catastrofe di Rigopiano, il Comitato Vittime  del Comune di Penne (Pescara) organizza una  giornata di ricordo delle 29 persone morte dopo essere state travolte da una valanga.

La cerimonia inizierà alle 14.30 con il saluto di Monsignor Tommaso Valentinetti, Arcivescovo dell’arcidiocesi di Pescara-Penne, con la benedizione e la messa a dimora di 29 piante in memoria di ciascuna della vittime e con la lettura di alcune poesie a loro dedicate. Poi musica fino alle 18, tra cui l’esecuzione del suggestivo brano “Signore delle cime” con il coro maschile “A. Pacini”.

Rigopiano, un anno dopo. “Ci hanno lasciati soli, i colpevoli devono pagare”.  È passato un anno esatto da quel 18 gennaio del 2017, quando una violenta valanga di neve e detriti si stacca dal Monte Siella e travolge l’Hotel Rigopiano, un resort di lusso alle pendici del Gran Sasso.

L’impatto è così devastante che la struttura viene trascinata 10 metri più a valle.

In quel momento, all’interno dell’albergo c’erano 40 persone.

Una tragedia, quella del Rigopiano, che è costata la vita di 29 persone e che ha tenuto l’Italia, se non il mondo interno, per 7 giorni (fino alla chiusura delle operazioni di salvataggio) con il fiato sospeso. Fino al momento in cui, gli uomini che poi sono stati definiti “gli angeli di Rigopiano” non hanno portato in salvo 9 superstiti.

È il 18 gennaio 2017, una violenta bufera di neve seguita da quattro scosse di terremoto (di magnitudo tra 5,1 e 5,4 con epicentro l’area dell’Aquilano), lascia completamente isolato l’Hotel Rigopiano ed i suoi ospiti.

Il proprietario dell’hotel invia diverse richieste d’aiuto.

Tra le 16.30 e le 16.50, una valanga travolge la struttura.

Alle 17.08 Giampiero Parete (ospite del Rigopiano), dal parcheggio dell’albergo, lancia l’allarme al 118 comunicando che una valanga ha fatto crollare la struttura.

Due minuti dopo, alle 17.10 la prefettura chiama l’hotel, senza ottenere risposta.

Mezz’ora dopo (alle 17.40), una funzionaria della prefettura contatta Bruno Di Tommaso, direttore dell’hotel, che dice di trovarsi a Pescara e di non sapere nulla.

Alle 18.03 Giampiero Parete telefona al suo titolare Quintino Marcella, che a sua volta chiama più volte il 112 e il 113.

È lo stesso Quintino Marcella, per ben due volte (alle 18.08 e alle 18.20) a parlare con la prefettura di Pescara, ma la funzionaria liquida la richiesta d’aiuto come un falso allarme.

È solo alle 18.57, quando un volontario della Protezione civile crede al racconto di Quintino Marcella, che i soccorsi si attivano.

In serata, partono per prime le squadre del Soccorso alpino, che cercano di raggiungere l’hotel con le ciaspole e gli sci. Ma riescono a raggiungere il luogo del disastro solo all’alba del 19 gennaio.

Contemporaneamente, e per tutta la notte, le turbine lavorano per liberare la strada, permettendo così l’arrivo degli altri soccorritori.

«La situazione è drammatica, l’albergo è stato spazzato via, è rimasto in piedi solo un pezzetto» riferirono i vigili del fuoco.

«Ci sono tonnellate di neve, alberi sradicati e detriti – hanno aggiunto – che hanno sommerso l’area dove si trovava l’albergo».

Vengono subito tratte in salvo le prime due persone, salve perché si trovavano all’esterno dell’Hotel.

In quella mattinata, le macerie restituiscono le prime vittime.

Per i parenti dei dispersi iniziano lunghe ore di attesa, angoscia e speranza.

Solo il giorno dopo, il 20 gennaio, vengono recuperati 9 superstiti, tra i quali 4 bambini.

Insieme a loro, affiorano anche i corpi senza vita degli altri ospiti dell’albergo.

Con un bilancio di 29 morti ed 11 sopravvissuti, il 25 gennaio 2017 vengono ufficialmente chiuse le operazioni di ricerca e salvataggio.

Ma ad un anno da quella tragedia cosa resta?

Restano i 29 morti, gli 11 sopravvissuti che cercano di andare avanti, tre orfani e tutte le domande di un anno fa. Solo con più rabbia.

 

 

“Massimo rispetto per il tempo della Procura, ma comincio a preoccuparmi anche dei tempi di prescrizione”.

Sono le parole del legale della famiglia di una delle 29 vittime, Sara Angelozzi.

Restiamo in fiduciosa attesa che le indagini vengano concluse – spiega poi – e che vengano portati a giudizio coloro sui quali grava con nesso causale la responsabilità dei morti e di coloro che hanno subito le lesioni”.

Concludere le indagini entro un anno era l’obiettivo che si erano posti il procuratore della Repubblica di Pescara, Massimiliano Serpi, titolare dell’inchiesta ed il pm Andrea Papalia.

Un obiettivo quasi raggiunto. Si slitterà infatti solo di qualche settimana, in quanto tutti gli indagati sono stati ascoltati prima di Natale.

Nella vicenda, la Procura di Pescara ha indagato 23 persone.

Migliaia di pagine compongono il fascicolo dell’inchiesta.

Tra le accuse più gravi: omicidio colposo plurimo e lesioni plurime colpose.

Secondo la relazione dei periti della Procura infatti, per salvare le vite umane era necessario evacuare l’hotel due giorni prima della tragedia.

 

Ad oggi, sono quattro i filoni principali dell’inchiesta:

1 – I  ritardi nell’attivazione della macchina dei soccorsi, che vedono coinvolti l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, il dirigente dell’area Protezione civile Ida de Cesaris ed il capo di gabinetto Leonardo Bianco.

Secondo l’accusa, soltanto a partire dalle ore 10 del 18 gennaio venne effettivamente attivato il Centro coordinamento soccorsi, nonostante i pericoli e le intemperie. Versione contestata dalla difesa dell’ex prefetto secondo la quale l’attivazione avvenne gia’ il 16 gennaio.

2 – La gestione dell’emergenza. Al centro dell’indagine, Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara; Paolo D’Incecco, ex dirigente del settore Viabilità e referente di Protezione civile; Mauro Di Blasio, responsabile degli stessi servizi; Giulio Honorati, comandante della Polizia provinciale di Pescara; Tino Chiappino, tecnico reperibile secondo il Piano di reperibilità provinciale.

A loro, vengono contestate: la mancata attivazione della sala operativa di Protezione civile, la non effettuazione della ricognizione dei mezzi spazzaneve e la mancata chiusura al traffico del tratto di strada provinciale che conduce a Rigopiano.

3 – La realizzazione del resort, che vede coinvolti il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, gli ex sindaci Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico.

Coinvolti anche i tecnici Luciano Sbaraglia ed Enrico Colangeli, relativamente alla mancata adozione del nuovo piano regolatore generale del Comune.

Stando alla tesi dell’accusa, se il nuovo piano regolatore fosse stato approvato, avrebbe impedito l’edificazione del nuovo hotel e quindi il verificarsi della tragedia.

4 – La mancata realizzazione della Carta per il pericolo delle valanghe, che vede indagati i dirigenti della Regione Abruzzo Pierluigi Caputi, Carlo Giovani, Vittorio Di Biase, Emidio Primavera e Sabatino Belmaggio.
Ma ad accendere di nuovo i riflettori sulla tragedia è la notizia di due segnalazioni chieste dai carabinieri Forestali alla Procura per dirigenti pubblici: il responsabile della sala operativa del 118 di Pescara Vincenzino Lupi e della funzionaria della Prefettura Daniela Acquaviva. Agli atti c’è uno stralcio di una telefonata acquisita in quelle concitate ore nella quale la funzionaria dice all’operatore del 112: “Ma l’Hotel Rigopiano è stato fatto stamattina”.

 

I nomi delle 29 vittime dell’hotel Rigopiano di Farindola: Valentina Cicioni, Marco Tanda, Jessica Tinari, Foresta Tobia, Bianca Iudicone, Stefano Feniello, Marina Serraiocco, Domenico Di Michelangelo, Piero Di Pietro, Rosa Barbara Nobilio, Sebastiano Di Carlo, Nadia Acconciamessa, Sara Angelozzi, Claudio Baldini, Luciano Caporale, Silvana Angelucci, Marco Vagnarelli, Paola Tomassini, Linda Salsetta, Alessandro Giancaterino, Cecilia Martella, Emanuele Bonifazi, Luana Biferi, Marinella Colangeli, Alessandro Riccetti, Ilaria Di Biase, Roberto Del Rosso, Gabriele D’Angelo, Dame Faye.

 

Gli undici i superstiti:
Il cuoco Giampiero Parete (che ha lanciato l’allarme) ed il manutentore dell’hotel Fabio Salzetta, che dalla mattina era a bordo del bobcat a liberare le macchine dalla neve, tratti in salvo per primi, trovandosi all’esterno della struttura.

I superstiti recuperati sotto le macerie sono: Adriana Vranceanu (37 anni, moglie di Parete) e il figlio Gianfilippo, i primi ad essere stati estratti la mattina del 20 gennaio.

Nel pomeriggio, Ludovica Parete,  Edoardo Di Carlo (9 anni, di Loreto) e Samuel Di Michelangelo (7 anni).

La mattina 21 gennaio, poco prima delle 6, arrivano in ospedale a Pescara: Francesca Bronzi (25 anni, di Montesilvano) ed i fidanzati di Giulianova Vincenzo Forti (25 anni) e Giorgia Galassi (22 anni). Alle 10.30 è arrivato in ospedale anche Giampaolo Matrone (33 anni, di Roma), tratto in salvo grazie alla strumentazione della Scientifica che ha segnalato la presenza del suo cellulare.

 

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