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L’idea è della start up siciliana Jebbia che si è aggiudicata il Gran Jury Award  da parte della New European Bauhaus

Nascondere condizionatori, cisterne dell’acqua e tutto ciò che si trova sui tetti delle città e dei paesi del Mediterraneo con dei giardini modulari.

È l’idea semplice e vincente (letteralmente) della start up siciliana Jebbia che si è aggiudicata due riconoscimenti da parte della New European Bauhaus. il primo premio della Giuria (Jury award) e il “Best of bests”, ovvero il “migliore dei migliori”: il Gran Jury Awards.

Attraverso i giardini modulari di Jebbia si abbelliscono i tetti delle città del mare nostrum e allo stesso tempo le si rendono più sostenibili.

I giardini modulari di Jebbia

In una regione, la Sicilia, che da anni fa i conti con l’emergenza idrica – per questioni legate alla siccità ma anche all’assenza di infrastrutture adeguate – sui tetti delle case spesso ci sono cisterne d’acqua necessarie a ovviare la scarsità idrica.

Utili ma brutte. “Non potevo sopportare di vedere dei beni patrimonio Unesco, come la cattedrale di Monreale o Catania a pochi metri da queste brutture. Distruggono patrimoni”, ha spiegato il fondatore della start up Domenico Pititto.

“L’idea di Jebbia è nata durante il primo lockdown, parlandone con un’amica. Poi è arrivato il primo Hackaton Resto al Sud a Bologna, organizzato da Invitalia. Ora siamo in sette”, aggiunge.

Come funzionano esattamente i giardini modulari di Jebbia? Al momento non è dato saperlo. Il progetto, infatti, è ancora in fase di prototipizzazione (per quanto nella fase finale). Ma qualcosa si sa già.

“Si tratta di strutture modulabili composte da delle “tasche” che conterranno piante autoctone pensate apposta per coprire le cisterne e altri elementi. L’idea è di utilizzare materiali fatti di estrusi a base vegetale, materie prime seconde riutilizzabili al 90 – 95 per cento e di riempirle con piante autoctone”, spiegano dalla start up.

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