Politica

Riforme, la Camera vota il taglio dei parlamentari. Cosa prevede la legge

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Riforme. Con 553 voti favorevoli, 14 contrari e 2 astenuti, la Camera dei Deputati pone il suo sigillo all’ultimo dei quattro passaggi necessari per il varo definitivo della riforma costituzionale.

A ‘blindare’ il voto, l’accordo sulle riforme raggiunto nella coalizione di governo.

 

Un’intesa che viene sintetizzata in un documento di quattro punti che prevede i ‘correttivi’ legati al taglio dei parlamentari.

Tra gli impegni presi nella coalizione di governo c’è anche quello di presentare la riforma elettorale entro dicembre, per garantire, “il pluralismo politico e territoriale” e la parità di genere, fortemente voluta da Italia viva di Renzi.

Così come l’impegno all’abbassamento dell’età per il voto per il Senato equiparando i requisiti di elettorato attivo e passivo a Montecitorio e Palazzo Madama.

Nel documento si fa anche riferimento a interventi costituzionali relativi alla struttura del rapporto fiduciario tra camere e Governo.

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“E’ una riforma costituzionale priva di un senso, che non sia quello di sbandierare demagogicamente il taglio di un pezzo del Parlamento” – ha detto Riccardo Magi.

Il primo impatto della riforma appena approvata, sarà la riduzione dei parlamentari che passeranno dagli attuali 945 a 600 (200 senatori e 400 deputati).

Il testo però, non modifica gli articoli della Carta relativi all’elezione del Capo dello Stato, lasciando
immutate le diverse maggioranze richieste (“L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta“, recita l’articolo 83) e, soprattutto, non tocca la parte relativa ai 58 delegati regionali (tre per ogni regione, salvo la Valle D’Aosta che ne ha uno solo).

Per evitare che i 58 delegati abbiano un ‘peso’ in termini percentuali eccessivo rispetto ai parlamentari (ridotti di numero), l’intesa raggiunta tra Pd, M5s, Leu e Iv prevede proprio alcuni ‘correttivi‘ e ‘contrappesi‘, tra cui appunto una modifica della norma relativa ai delegati regionali, riducendoli di numero, ma anche la modifica dell’elezione su base regionale del Senato stesso, l’equiparazione dell’elettorato attivo e passivo dei due rami del Parlamento.

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Solo dopo che il taglio dei parlamentari sarà effettivamente legge (più o meno metà gennaio, perché bisogna attendere tre mesi dopo il via libera definitivo) e sempre che nessuno chieda il referendum confermativo, si potrà procedere nel corso del 2020 alle altre riforme che controbilanciano gli effetti del taglio dei parlamentari.

Parallelamente, c’è anche la riforma elettorale, che potrebbe arrivare (come chiede la Lega) mediante referendum abrogativo della parte proporzionale del Rosatellum bis, oppure tramite un voto del Parlamento (come prevede l’intesa delle forze di maggioranza, che si impegnano a presentare una proposta concreta entro la fine dell’anno).

Il pacchetto di riforme, va a modificare di conseguenza la platea futura che eleggerà il Capo dello Stato.

L’elezione del nuovo presidente della Repubblica è prevista per il gennaio 2022.

Subito dopo l’ultimo discorso di fine anno (31 dicembre 2021) del Capo dello Stato, il presidente della Camera convocherà la seduta del Parlamento (deputati, senatori e rappresentanti delle regioni) nei trenta giorni precedenti la scadenza del mandato del Capo dello Stato.

Dunque, essendosi insediato il 3 febbraio, dal 3 gennaio il Parlamento si potrà convocare come seggio per l’elezione.

I sei mesi precedenti la fine del mandato, il cosiddetto semestre bianco, cominciano dunque alla fine di luglio 2021 e sono mesi durante i quali il presidente Mattarella, in base all’articolo 88 della Costituzione, non potrà sciogliere le Camere.

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Tra il varo delle riforme costituzionali e la fine della legislatura, la cui scadenza naturale è nella primavera del 2023, il Parlamento dovrebbe essere chiamato al varo di una riforma
elettorale.

In attesa di valutare verso quale modello orientarsi, i partiti dovranno decidere i tempi di questo passaggio parlamentare.

C’è però la variabile di un eventuale crisi di Governo da calcolare e che porterebbe a due possibilità:

  • o la riforma elettorale si vara prima dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica (il nuovo presidente sarebbe eletto da un Parlamento che sarebbe diverso come platea e come modalità di elezione rispetto a quello disegnato dalle Camere)
  • o nell’anno successivo a tale elezione (solo la platea sarebbe diversa)

 

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