Cronaca

RIFORMA CARCERI, VIA LIBERA DAL CDM. ORLANDO: NON E’ SALVA LADRI

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Riforma carceri, via libera dal Cdm. Orlando: “non è salva ladri”. Via libera del Consiglio dei ministri al decreto di riforma dell’ordinamento penitenziario.

Il testo dovrà però ora tornare all’esame delle Commissioni in Parlamento.

“Non abbiamo recepito alcune indicazioni contenute nel parere della Commissione Giustizia del Senato. Questo passaggio non può in ogni caso intaccare il testo” – ha spiegato il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, che poi ha spiegato che sarà il ministero dei Rapporti con il Parlamento a decidere se trasmettere lo schema di decreto alle Commissioni parlamentari o alla Commissione speciale.

La riforma approvata oggi in Cdm – ha concluso Orlando – “non è una salva-ladri, perchè noi le pene per i ladri le abbiamo aumentate, ne’ uno svuota carceri, perchè non uscirà nessuno”.

Grande soddisfazione per l’atto con cui il Governo attualmente ancora in carica, inviando alle Camere il primo e principale decreto legislativo di attuazione della legge delega 103/2017, ha saputo non disperdere l’occasione di portare a compimento l’approvazione del nucleo principale e più atteso della riforma penitenziaria – ha detto il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, per il quale, nonostante non si tratti del testo esaustivo (quindi completo di tutte le parti della riforma dettate dalla legge delega), “quello che è stato avviato al traguardo è infatti certamente il nucleo più qualificante e atteso, che riporta
l’esecuzione della pena in assetto con i principi della Costituzione”.

“La riduzione degli automatismi che limitano o impediscono l’accesso ai benefici penitenziari e alle misure alternative alla detenzione in carcere – ha spiegato inoltre il Garante – con la conseguente restituzione al giudice del diritto-dovere di valutarne caso per caso l’applicabilità, l’ampliamento delle possibilità di ammissione a un’esecuzione penale che non sia esclusivamente di natura carceraria, la revisione del modello di vita penitenziaria in attuazione dei precetti costituzionali e delle indicazioni degli organi sovranazionali, sono gli elementi che fanno di questo decreto il cardine della trasformazione dell’esecuzione penale e della cultura della pena”.

“Sicuramente una buona notizia” – ha dichiarato il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, per il quale però “c’è ancora da fare pressione e da non allentare la tensione poiché, in questa fase post-elettorale, i tempi potrebbero dilatarsi e la delega decadere. C’e’ infatti tempo fino ad inizio luglio per approvarla”.

In ogni caso, per Gonnella, la riforma “è un passo in avanti su temi delicati come la salute psichica, l’accesso alle misure alternative, la vita interna alle carceri, i rapporti con l’esterno, il sistema disciplinare. Purtroppo alcune norme essenziali sono rimaste al palo, come quelle sui minori o sulla sessualità”.

Il via libera arriva dopo l’appello dei giorni scorsi di giuristi, magistrati, avvocati e società civile.

I penalisti, in segno di protesta contro il rischio di una mancata approvazione, hanno anche scioperato, astenendosi dalle udienze, il 13 e il 14 marzo scorsi.

Queste le novità’ della riforma:

PIU’ MISURE ALTERNATIVE

Rafforzamento e ampliamento delle misure alternative al carcere e superamento degli automatismi e preclusioni, tranne per i condannati per delitti di mafia e terrorismo.

Possibilità di accedere al regime di semi libertà da parte dei condannati all’ergastolo (tranne che per mafia e terrorismo), dopo che abbiano correttamente fruito di permessi premio per almeno 5 anni consecutivi, nuovo presupposto alternativo a quello dell’espiazione di almeno 20 anni di pena.
Possibile sospensione della pena, anche residua, fino a 4 anni, per accedere all’affidamento in prova.

SOCIALITA’ E TUTELA DIRITTI IN CARCERE
Attenzione alle attività comuni, studio, lavoro e anche lo svago, ma anche all’alimentazione per i reclusi, estendendo i requisiti del vitto in modo da soddisfare le esigenze delle diverse ‘culture’ e ‘abitudini’ alimentari.

In arrivo anche nuove tutele per discriminazioni legate all”identità di genere‘ e  all’orientamento sessuale.

Come stabilito dalle regole europee, viene messo in risalto il diritto del detenuto a essere assegnato a un istituto di reclusione vicino alla residenza della famiglia “fatta salva l’esistenza di specifici motivi contrari”, come il mantenimento o la ripresa di rapporti con la criminalità comune o organizzata.

Consentito inoltre l’uso delle tecnologie informatiche all’interno del carcere, anche per i contatti con la famiglia, ad esempio, attraverso l’utilizzo della posta elettronica e dei colloqui via Skype.

SANITA’ PENITENZIARIA

Equiparazione tra infermità fisica e psichica, volta a garantire adeguati percorsi rieducativi compatibili con le esigenze di cura della persona.

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