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RIFORMA CARCERI, IL GOVERNO PUO’ ANDARE AVANTI DA SOLO MA ORLANDO SCRIVE AL PARLAMENTO

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Riforma carceri, il Governo può andare avanti da solo ma Orlando scrive al Parlamento. Diminuiscono i reati, ma aumentano i detenuti.

Nel suo ultimo rapporto, l’Associazione Antigone, che da vent’anni osserva e denuncia lo stato delle carceri italiane, indica una crescita delle persone in cella: 58.223 unità.

Più di 6 mila rispetto a due anni fa.

Il numero dei reati riportati nel 2016 invece, è al livello più basso degli ultimi dieci anni.

Insomma, è finito l’effetto dei provvedimenti messi in campo dopo la condanna da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo, riportando il tasso di sovraffollamento al 115,2%.

“Troppo spesso – afferma il rapporto di Antigone – il carcere non aiuta la sicurezza dei cittadini”.

Il 39% delle persone uscite nel 2007 vi ha fatto rientro, una o più volte, negli ultimi 10 anni.

E sono oltre 7 mila i detenuti abituali, già stati in carcere più di 5 volte.

Ma mentre la politica è impantanata sulla nascita del nuovo Governo, ad accende i riflettori sulla riforma delle carceri italiane è il nuovo Parlamento.

Sul tavolo, c’è il decreto legislativo in attuazione della legge delega sulla riforma della giustizia penale.

A favore della riforma toghe e avvocati, tanto che dal Csm (Consiglio Superiore della Magistratura) è arrivato un appello al Parlamento.

“Rispettiamo le prerogative e l’autonomia delle Camere, ma credo che possiamo permetterci di rivolgere un invito rispettoso al Parlamento perché si esprima su una riforma così importante” – ha detto il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini.

A chiedere al Parlamento di esprimersi in merito, è stata anche l’Unione delle camere Penali, che ha proclamato per il 2 e 3 maggio due giornate di sciopero.

A raccogliere gli appelli, “sulla base delle notazioni del garante nazionale per i detenuti”, è stato il presidente della Camera Roberto Fico, che ha chiesto ai capigruppo di Montecitorio una “riflessione” sul decreto legislativo che attua la riforma delle carceri.

Solo qualche giorno fa, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati, per chiedere di «riconsiderare» la decisione della Capigruppo di escludere il decreto legislativo dall’agenda della Commissione speciale di Montecitorio in attesa che si formino le commissioni di merito.

Dal momento dell’assegnazione del decreto, la commissione competente ha dieci giorni di tempo per esprimere il parere.

Parere però non vincolante per il Governo, che può comunque dare il via libera definitivo in autonomia.

Il guardasigilli, osservando che i 10 giorni di tempo che il Parlamento ha per rendere il parere decorrono dal momento in cui il decreto è stato trasmesso dal Governo alle Camere, ha sottolineato l’importanza che un provvedimento di tale portata abbia in ogni caso la seconda valutazione da parte della Commissione speciale.

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