Rifiuti, traffico illecito di oltre 11 mila tonnellate di materiali speciali

Rifiuti. I Carabinieri Forestali di Ancona, Arezzo, Rimini e Lucca hanno eseguito misure cautelari personali e reali a carico di 12 persone e 2 società.

L’indagine è stata diretta dalla Direzione distrettuale Antimafia di Ancona e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale di Ancona Nipaaf e della Stazione carabinieri forestali di Ancona.

Le misure cautelari personali hanno riguardato quattro residenti in provincia di Arezzo, G. S. di anni 34 agli arresti domiciliari, B.R. e B.M. rispettivamente di anni 68 e 66, colpiti da obbligo di dimora, C. P. di anni 56, colpito da misura interdittiva, accusati dei reati di associazione a delinquere e attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti speciali, falso in atto pubblico.

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Disposto inoltre il sequestro per equivalente di denaro per un totale di 3.190.000 euro, attraverso il blocco dei conti correnti bancari e postali di 6 indagati e 2 società con sedi legali nelle Provincie di Ancona e Rimini, accusati di aver costituito un’organizzazione criminale finalizzata all’accumulo di 11 mila tonnellate di rifiuti pericolosi prodotti dalla frantumazione dei monitor e televisori a tubo catodico, abbandonati presso gli spazi aziendali di due ditte nei Comuni di Falconara ed Agugliano, di cui una portata al fallimento al fine di evitare le ingenti spese di smaltimento superiori al milione di euro.

Sotto sequestro sono finiti in oltre 12 camion a carico di 4 persone e della società del Riminese, utilizzati per trasportare illegalmente rifiuti di diversa natura, al fine di completare gli articolati disegni criminosi messi in campo dai 20 indagati nell’indagine che è stata chiamata ‘Raehell’, per la grave situazione ambientale creata presso uno di questi due siti, in Comune di Agugliano, area peraltro vincolata paesaggisticamente e percorsa da un torrente demaniale.

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Le indagini furono avviate nel 2017 dalla Stazione Carabinieri Forestali di Ancona nei confronti di un’azienda di Agugliano (Ancona) dove erano stoccate ingenti quantità di rifiuti Raee, destinati ufficialmente al recupero.

Grazie alla collaborazione dell’Unità operativa controlli ambientali dell’Area ambiente della provincia di Ancona e dell’Arpam di Ancona per le analisi dei rifiuti, è emerso un quadro allarmante in merito alla gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) e in particolare degli elettrodomestici, per la cui gestione, gli indagati sono accusati di aver attuato un disegno criminoso iniziato dal 2010 e perfezionatosi nel maggio 2015, quando a Camerata Picena venne presentato, anche con lo sponsor di una nota associazione ambientalista (palesemente ignara delle illegalità) un nuovo progetto per ritirare e ricondizionare gli elettrodomestici usati, da parte di un’azienda con sede ad Agugliano, facente parte del gruppo di una azienda del Riminese, impegnata nella logistica e collegata a società Polacche.

In particolare, nel nome della tutela ambientale e della riduzione dei rifiuti Raee, gli amministratori dell’azienda di Agugliano, in associazione con un’azienda di Rimini operante nel settore dei rifiuti, già dal 2012 hanno iniziato ad accumulare rifiuti vetrosi pericolosi in quantità rilevantissima, per un quantitativo che nel 2016 ammontava a circa 10mila tonnellate, per i quali non c’era alcuna possibilità di mercato e di recupero, ricavati da monitor e televisori a tubo catodico provenienti da gran parte d’Italia, con il palese intento di accumulare denaro illegalmente ed abbandonare il sito, cagionando il fallimento fraudolento dell’azienda al fine di evitare le spese di smaltimento stimate in 1.100.000 euro.

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L’esito delle indagini ha dimostrato come il ricondizionamento degli elettrodomestici fosse uno dei modi per far fluire i soldi accumulati illegalmente con i rifiuti vetrosi, verso la società madre con sede legale in San Giovanni in Marignano (Rimini).

In particolare l’azienda del riminese ritirava gli elettrodomestici usati presso le abitazioni, a seguito di contratti con la grande distribuzione, e li rivendeva per il ricondizionamento all’azienda del medesimo gruppo, di Agugliano, a prezzi più elevati rispetto a quelli di mercato, portandola inesorabilmente al fallimento.

In questo modo si generava un flusso illegale di denaro verso la società Riminese, lasciando così ad Agugliano rifiuti ricchi di piombo e altri metalli pesanti, frammisti a polveri fluorescenti pericolose, in grado di inquinare gravemente il sito tutelato paesaggisticamente.

Le prime analisi dei terreni eseguite dall’Arpam di Ancona, hanno evidenziato concentrazioni di metalli pesanti molto superiori a quelli consentiti.

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