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Paola, raccolta rifiuti dedicata ad Antonio Carbone, carabiniere morto per aver difeso la spiaggia

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In programma il 28 agosto e il 4 settembre due raccolte rifiuti sulla spiaggia di Paola dedicate alla memoria di Antonio Carbone, il maresciallo dei carabinieri morto d’infarto dopo un’aggressione di un bagnante ripreso per aver gettato rifiuti in spiaggia.

L ‘Associazione Plastic Free organizza due eventi di raccolta nel comune di Paola nelle giornate del 28 agosto e del 04 settembre, alle ore 18:00, in memoria del maresciallo Antonio Carbone recentemente “scomparso nel tentativo di difendere il proprio mare”, scrive Plastic Free sui social. Gli eventi si svolgeranno entrambi sul lungomare, rispettivamente in zona Castello e zona Moby Dick. “A breve pubblicheremo anche il link per l’evento del 4 settembre”, dichiara l’associazione su facebook che stila un prospetto degli eventi.

Per partecipare basta iscriversi al seguente link: https://www.plasticfreeonlus.it/eventi/28-ago-paola/

Antonio Carbone, maresciallo dei carabinieri originario della Calabria ma da tempo trasferitosi in Piemonte, è morto il 16 agosto difendendo la spiaggia di Paola (Cosenza) da un inquinatore. come tutti gli anni era tornato nel luogo in cui era nato e cresciuto. Il maresciallo aveva invitato un bagnante, che stava gettando un mozzicone di sigaretta in spiaggia, a non disperdere i rifiuti nell’ambiente. Di tutta risposta, l’uomo e la sua famiglia lo hanno insultato e aggredito, fino a quando un malore non ha stroncato Antonio.

A raccontare la tragica vicenda è stato il fratello di Antonio, Vincenzo Carbone, direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria. “È morto un uomo, un calabrese, un maresciallo dei carabinieri di 56 anni. Nell’esercizio delle “sue funzioni”, se così si può dire. Naturalizzato piemontese, in vacanza da appena un giorno, voleva solo difendere il mare di Paola dalla ignoranza violenta e barbara di un clan di bagnanti calabresi che invece lo stava distruggendo. Un gesto da poco, un gesto banale, chiedere con gentilezza di non buttare rifiuti in mare” – scrive su Facebook l’uomo – “Ma l’ignoranza violenta e la protervia minacciosa hanno avuto la meglio. Alla fine di un violentissimo assalto verbale da parte del clan, a cui lui non ha potuto opporre alcuna resistenza, il suo cuore non ha retto. Soccorso immediatamente da altri turisti, quando sono arrivato ho potuto solo assistere alla incredulità e allo sconforto di chi c’era. Morto sulla spiaggia“.

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Il post prosegue così: “Si è trattato di un piccolo gesto, ma nei fatti rivoluzionario, chiedere a un gruppetto di calabresi di non distruggere la bellezza della Calabria. Una valanga può nascere da un piccolo fiocco di neve, una rivoluzione può nascere da un piccolo gesto, perché come scrive Papa Francesco, prendersi cura dell’ambiente significa avere un atteggiamento di ecologia umana, c’è una relazione inscindibile tra l’uomo e l’ambiente, danneggiare l’ambiente è danneggiare anche l’uomo“. Vincenzo Carbone poi aggiunge: “Assistiamo tutti gli anni ai roghi che distruggono i nostri boschi, e sono calabresi quelli che appiccano gli incendi. Vediamo tutti gli anni il sudiciume del nostro mare, e sono calabresi quelli che inquinano. Fino a quando dovremo assistere, inermi, a questo scempio? Fino a quando si potrà violentare impunemente la nostra terra e distruggere la nostra casa? La violentissima reazione verbale rende evidente la nullità e il vuoto assoluto di alcuni calabresi, non più preoccupati neanche dei possibili guadagni. Solo gratuita violenza senza scopo e senza senso“.

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Vincenzo Carbone conclude così il suo post: “Grazie Antonio per averci fatto vedere un uomo all’opera, un uomo che si prende cura della casa comune, un uomo che con gentilezza chiede ai calabresi di non distruggere la Calabria. È morto un carabiniere nell’esercizio delle sue funzioni di essere umano, si chiamava Antonio Carbone, mio fratello“.
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