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Rifiuti, il Giappone sta costruendo satelliti in legno per ridurre la spazzatura spaziale

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Una soluzione per ridurre il problema della spazzatura spaziale arriva dai ricercatori dell’Università di Kyoto: un satellite realizzato in legno che una volta bruciato non rilascerebbe detriti o sostanze nocive nell’atmosfera. 

Un satellite in legno sarà lanciato nello spazio nel 2023  come alternativa a quelli in metallo e ridurrebbero in modo significativo la spazzatura spaziale in orbita attorno alla Terra, un serio problema per i viaggiatori spaziali nel prossimo futuro. Alla fine del loro ciclo vitale, tali satelliti brucerebbero senza rilasciare detriti o sostanze nocive nell’atmosfera. 

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Ricercatori ed esperti spaziali dell’Università di Kyoto, tra cui un ex astronauta giapponese, stanno lavorando con il Sumitomo Group, un’azienda di quasi 400 anni, allo sviluppo e alla sperimentazione di tipi speciali di legno in grado di sopravvivere nell’ambiente dello spazio.

Poiché il legno trasmette onde elettromagnetiche e geomagnetismo, se il satellite artificiale è in legno, all’interno del satellite è possibile installare un’antenna e un dispositivo di controllo dell’assetto e la struttura del satellite può essere semplificata – viene spiegato in un comunicato stampa – I satelliti artificiali in legno che entrano nell’atmosfera dopo il completamento dell’operazione saranno completamente bruciati. Ciò porterà allo sviluppo di satelliti artificiali più puliti e rispettosi dell’ambiente“. 

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“La fase successiva sarà lo sviluppo del modello ingegneristico del satellite, poi metteremo a punto il modello di volo, ha spiegato alla Bbc Takao Doi, astronauta e ricercatore all’Università di Kyoto.

Ci sono circa 6.000 satelliti in orbita attorno alla Terra ora e molte altre migliaia saranno lanciate nel ventunesumo secolo, inclusi oltre 1.000 dal solo programma di accesso a Internet universale di Elon Musk, Starlink.
LignoStella” nutre la speranza per gli scienziati dell’Università di Kyoto di portare allo sviluppo di materiali da costruzione unici che, come molte tecnologie spaziali in precedenza, possono eventualmente tornare sulla Terra per creare società più sostenibili.

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A partire da quest’anno, “la tematica dei detriti spaziali entra per la prima volta nel programma spaziale dell’Unione Europea”. A rilevarlo parlando con l’Adnkronos è l’esperto di detriti spaziali dell’Asi, Ettore Perozzi. Dunque il 2021 potrebbe presentarsi come l’anno di svolta per il grande tema dei rifiuti spaziali e “in questo campo l’Italia, rappresentata dall’Agenzia Spaziale Italiana, è stata fra i 5 Paesi europei che hanno iniziato le attività di monitoraggio degli oggetti spaziali: che siano satelliti o detriti” evidenzia Perozzi. L’esperto dell’Asi spiega che “ogni volta che si studia una missione spaziale, si cerca di capire la sua sostenibilità ‘ecologica’ e quindi il suo impatto sull’ambiente spaziale. Per fare questo, la comunità scientifica italiana ha anche sviluppato degli indici di sostenibilità dello spazio“.

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