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Rifiuti, Commissione Ecomafie approva prima relazione su Umbria

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La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (Commissione Ecomafie) ha approvato all’unanimità la relazione conclusiva relativa all’approfondimento territoriale sull’Umbria. Il documento (relatori: On. Stefano Vignaroli, On. Renata Polverini, Sen. Simone Bossi)  è stato inviato ai Presidenti delle Camere.

L’approfondimento, deliberato dalla Commissione nell’ufficio di presidenza del 12 febbraio 2019, ha compreso tre missioni nella regione con numerosi sopralluoghi e audizioni. Altre audizioni si sono svolte a Roma presso palazzo San Macuto.

La Commissione ha preso in esame la situazione del ciclo dei rifiuti, lo stato della tutela delle acque, le problematiche ternane, con una particolare attenzione al Sito di interesse nazionale (SIN) di Terni-Papigno. Inoltre, attraverso l’analisi di vicende giudiziarie significative sono state esaminate criticità ambientali rilevanti o specifiche del territorio.

La Commissione è partita da alcune acquisizioni già effettuate nella XVII Legislatura per poi aggiornarle e condurre un approfondimento più ampio.

Le acquisizioni nella presente Legislatura si collocano temporalmente tra gli sviluppi di una crisi nella gestione del ciclo dei rifiuti determinata da vicende giudiziarie e gli esiti delle recenti elezioni regionali che hanno visto un cambio di maggioranza nel governo regionale.

Le considerazioni contenute nella relazione possono quindi contribuire all’esame dell’accaduto e all’orientamento delle scelte pubbliche per il prossimo futuro.

L’approvazione della relazione è stata posticipata di alcune settimane a seguito della rimodulazione dell’attività parlamentare conseguente all’emergenza COVID-19.

La situazione delle criticità ambientali nella regione Umbria vede in primo piano la particolare rilevanza del SIN di Terni-Papigno.

L’analisi delle informazioni acquisite mostra scarse attività concrete poste in essere e un basso livello di intervento attivo e di attenzione sulla situazione del sito.

Il considerevole ritardo nel percorso di restituzione ad usi legittimi e di tutela effettiva rispetto alla contaminazione merita un rinnovato e concreto interesse da parte del Ministero dell’Ambiente.

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Per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti, dall’approfondimento della Commissione è emerso un certo grado di inefficacia della programmazione regionale, determinato soprattutto dall’assenza di una visione a lungo termine, con conseguenti incertezze sulla chiusura del ciclo e sull’orizzonte temporale di autosufficienza del sistema di smaltimento.

Quest’ultimo vede come prima opzione praticata e praticabile il ricorso alle discariche. Si sono rilevate inoltre carenze impiantistiche inerenti la biostabilizzazione della frazione organica dei rifiuti indifferenziati e il trattamento delle frazioni secche da raccolta differenziata. Altra criticità osservata riguarda la scarsa qualità della raccolta differenziata.

Per quanto concerne la tutela delle acque, sui cinque agglomerati umbri rientranti nella procedura di infrazione europea tre, secondo quanto riferito dal Commissario unico alla depurazione, non risultano ancora conformi.

Un altro problema che caratterizza più contesti del territorio umbro è quello della presenza di solventi clorurati in falda, conseguenza storica del trattamento superficiale di metalli in realtà produttive, in aree dove sono presenti captazioni di acque sotterranee destinate all’approvvigionamento per il consumo umano.

Altre criticità ambientali riguardano lo spandimento sui terreni agricoli di reflui da allevamenti zootecnici caratterizzati da elevate concentrazioni di nitrati.

Dagli approfondimenti della Commissione è inoltre emersa la contaminazione del fiume Paglia, che potrebbe essere ricondotta alla presenza di siti minerari dismessi in Toscana e su cui la Commissione sta svolgendo ulteriori approfondimenti.

Rispetto agli illeciti ambientali, il quadro esaminato non fa emergere collegamenti attuali con la criminalità organizzata.

Gli illeciti ambientali sono commessi prevalentemente da piccole e medie imprese che, come talora accade in questo campo, valutano come rischio affrontabile quello delle sanzioni rispetto ai costi di una gestione corretta.

Sono state esaminate nella relazione diverse vicende giudiziarie, riferite a problemi di ordine generale e, più compiutamente, quelle relative alla società Gesenu e alla Valnestore.

Di particolare rilevanza nella regione è la situazione ambientale della “conca ternana”, in cui è presente il SIN di Terni-Papigno. Sul territorio del SIN opera anche l’azienda più importante del territorio, la Acciai Speciali Terni (AST). La Commissione ha esaminato alcune questioni, tra cui la vicenda delle infiltrazioni di acqua contaminata nella galleria del Tescino, sottostante la discarica AST: a prescindere dagli esiti giudiziari ancora non interamente definiti nel relativo procedimento penale, è emerso che il fondo del sito non ha uno strato impermeabile artificiale omogeneo e non sono disponibili dati sulla tenuta dello strato di base. È stata inoltre approfondita la questione dell’inquinamento della falda sottostante agli impianti produttivi di AST, su cui le acquisizioni della Commissione inducono a sollecitare un’attenzione estrema da parte delle pubbliche amministrazioni, degli organismi di controllo, del Ministero dell’Ambiente, con il necessario coordinamento tra tutti i soggetti competenti.

“Pensando prima di tutto ai cittadini che vivono nelle aree inquinate della regione, con la Commissione d’inchiesta Ecomafie abbiamo voluto accendere un faro sull’Umbria – ha dichiarato il Presidente della Commissione Ecomafie, Stefano Vignaroliil nostro obiettivo è stato quello di fare luce sulle diverse criticità e su vicende che vanno avanti da troppo tempo, a partire dalla bonifica mai conclusa del SIN di Terni-Papigno”.

“L’Umbria – ha aggiunto Vignaroli – ha davanti a sé sfide importanti, dalla rigenerazione ambientale delle aree afflitte da inquinamenti storici alla gestione del ciclo dei rifiuti. Alcune vicende giudiziarie hanno prodotto ritardi strutturali nel ciclo dei rifiuti della regione, che ora vanno affrontati. Serve l’elaborazione di una visione di lungo periodo che accompagni la diminuzione dei conferimenti in discarica con un adeguamento impiantistico orientato al riciclo”.

“Mi preme rimarcare – ha concluso il Presidente della Commissione – come i migliori anticorpi contro l’illegalità e le criticità ambientali siano rappresentati dalla corretta ed efficace amministrazione, sia appunto sul fronte della pianificazione, sia su quello del controllo. Un controllo che deve avvenire in un’ottica di efficacia ed efficienza, oltre che collaborazione e condivisione delle informazioni tra i diversi organi preposti”.

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Soddisfatta la Lega che si dice fiera di aver reso possibile questo importante risultato sollevando la questione nella precedente legislatura e chiedendo ufficialmente che l’Umbria fosse la prima regione esaminata nel corso della presente Legislatura.

“Soddisfazione per l’approvazione della prima relazione d’inchiesta sui rifiuti in Umbria da parte della commissione bicamerale sugli ecoreati – dichiarano i parlamentari della Lega in commissione bicamerale d’inchiesta sugli ecoreati: Tullio Patassini (capogruppo), Vannia Gava, Manfredi Potenti, Simone Bossi, Luca Briziarelli e Paolo Ripamontiabbiamo portato a termine e in maniera equilibrata un’indagine che ormai si protraeva dalla legislatura scorsa, evidenziando le criticità accumulatesi nel corso degli anni in questa regione: dalla gestione dei rifiuti a quella dei siti di interesse nazionale (Sin), dagli incendi negli impianti di trattamento dei rifiuti alle misure di prevenzione e repressione degli illeciti nel territorio umbro, dalle questioni legate alle aree limitrofe alle acciaierie di Terni a quelle delle aree industriali dismesse”.

“E ancora – aggiungono i parlamentari – la contaminazione del fiume Paglia, la vicenda del Pcb negli allevamenti ternani, i traffici illeciti di pannelli fotovoltaici dismessi. Una relazione approfondita e complessa, che trasmetteremo al Parlamento e alle sedi istituzionali umbre per illustrare alla cittadinanza quanto emerso”.

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“Dalla relazione emerge un quadro caratterizzato da alcune situazioni di criticità ambientale strettamente legati alla storia industriale della Regione, in particolare nella conca ternana e l’area del #SIN Terni-Papigno che richiede un’accelerazione degli interventi di restituzione e di tutela del sito contaminato – dichiara Chiara Braga, capogruppo Pd in Commissione Ecomafie – la gestione del ciclo dei rifiuti richiede un rafforzamento della programmazione regionale nella dotazione impiantistica, nell’organizzazione e miglioramento della qualità della raccolta differenziata (che pure e’ cresciuta in maniera costante in questi annidi tutto il territorio regionale grazie a un forte impegno delle amministrazioni, regionale e locali, che ha consentito una significativa riduzione dei conferimenti in discarica), nella chiusura del ciclo dei rifiuti coerente con i principi europei dell’economia circolare e la previsione europea del contenimento dei conferimenti in discarica fino a non più del 10% al 2030″.

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“Le audizioni con le autorità giudiziarie e le polizie giudiziarie operanti nel territorio umbro – prosegue Chiara Braga – hanno portato alla luce un contesto di adeguata prevenzione e repressione degli illeciti che non fa emergere collegamenti attuali con la criminalità
organizzata. È importante segnalare che ne’ i prefetti, ne’ altri auditi hanno riferito di criticità severe derivanti dalla ricostruzione dopo il sisma dell’agosto 2016 per quanto riguarda le materie trattate dalla Commissione. Resta comunque importante garantire una costante attività di controllo, in primo luogo da parte dell’Agenzia di protezione ambientale a cui e’ importante che si continuino a destinare adeguate risorse garantirne la piena operatività”.

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