Rifiuti, la Corte di Giustizia Ue Europea boccia il decreto attuativo dello Sblocca Italia

Rifiuti. La Corte di Giustizia europea condanna in modo definitivo il Governo Italiano sugli inceneritori, bocciando il Decreto attuativo dell’Articolo 35 dello Sblocca Italia per mancanza di Valutazione Ambientale Strategica. L’ art. 35 del decreto “Sbloccaitalia” (ora L. 164/2014) spianava la strada a nuovi impianti di incenerimento nelle zone “carenti” (centro e sud) e alla “libera” circolazione dei rifiuti urbani e assimilati nelle zone con sovracapacità impiantistica (parte del Nord), il tutto precisato e dettagliato nel successivo DPCM 10.08.2016.

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“Apprendiamo con grande soddisfazione la notizia appena divulgata dal Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare della sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha sonoramente bocciato lo Stato Italiano per non aver assoggettato a Valutazione Ambientale Strategica il Dpcm attuativo dell’Art.35 dello Sblocca Italia che pianificava nel dettaglio regione per regione il supposto fabbisogno di inceneritori, assegnandone uno anche per l’Abruzzo” – scrive Augusto De Sanctis del Forum H2O.

La sentenza della Corte Ue arriva a quasi un anno di distanza dall’accoglimento da parte del TAR Lazio (24 aprile 2018) del ricorso per l’annullamento del DPCM del 10 agosto 2016, presentato da alcune associazioni (Verdi Ambiente e Società e Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare; con l’intervento dell’Associazione Mamme per la Salute e l’Ambiente e il Comitato Donne 29 Agosto), in rappresentanza di un movimento più ampio a livello nazionale.

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A sua volta il Tribunale amministrativo regionale aveva deciso di portare la questione davanti alla Corte di Giustizia Europea perché il DPCM appariva in contrasto con la Direttiva 42/2001/CE sulla Valutazione Ambientale Strategica, procedura a cui il provvedimento pro-inceneritori non era stato sottoposto.

“Oggi da Lussemburgo riportiamo con grande soddisfazione la condanna definitiva del governo italiano sugli inceneritori – scrivono in una nota il Movimento Legge Rifiuti Zero e il Comitato Donne 29 agosto Acerra per l’economia circolare.

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“Quel DPCM – ha spiegato il Coordinatore nazionale del Movimento, Massimo Piras – stabiliva la costruzione di 8 nuovi impianti di incenerimento in Umbria(con capacità di trattamento di 130 mila tonnellate l’anno), Marche (190 mila), Lazio (210 mila), Campania(300 mila), Abruzzo (120 mila), Sardegna (101 mila) e Sicilia(due impianti per una capacità totale di trattamento di 690 mila tonnellate l’anno), oltre il potenziamento di 70 mila tonnellate l’anno per gli impianti della Regione Puglia e 20 mila per la Sardegna”.

Finalmente – conclude la nota del Movimento – siamo riusciti a rimuovere il principale ostacolo al dispiegarsi sia in Italia che in Europa di una vera “economia circolare” basata sul “riuso-riciclo-recupero di materia”, dato che l’incenerimento distrugge materia per recuperare una bassa quantità di energia pagata salatissima dagli incentivi pubblici del GSE al contrario di quanto affermano sia necessario fare già da oggi le quattro nuove Direttive europee sull’economia circolare, in particolare la 851/2018/CE, di cui chiediamo che il governo italiano acceleri urgentemente il suo recepimento.

“Lo ‘Sblocca Italia’ voluto dal Governo Renzi ha creato solo danni economici e inutile aggravi dei costi dei cittadini per quanto concerne lo smaltimento dei rifiuti, bypassando inoltre la Direttiva Europea sull’incenerimento e sull’economia circolare – ha dichiarato il presidente della commissione ambiente al Senato, Vilma Moronese – per questo ho presentato oggi una mozione che impegna il governo ad assumere le opportune iniziative al fine di superare sia l’articolo 35 del Decreto Legge “Sblocca Italia ” che il DPCM del 10 agosto 2016″.

“L’articolo 35 dello “Sblocca Italia – ha aggiunto Moronese – disegnato all’epoca come un atto rivoluzionario del Governo Renzi, non ha fatto altro che delocalizzare la gestione dei rifiuti disincentivando le pratiche virtuose di gestione dei rifiuti a livello locale, aumentando il trasporto degli stessi e saturando gli impianti presenti nel nord del Paese provocando la dismissione di quelli che lavoravano a regime ridotto per ovvi motivi. Lo “Sblocca Italia” ha creato un vero e proprio turismo dei rifiuti senza mettere in campo azioni serie e concrete di prevenzione e pianificazione della gestione dei rifiuti”.

“Inoltre – ha spiegato la senatrice M5S – ha favorito l’aumento ingiustificato dei costi di smaltimento in impianti di incenerimento contaminando di fatti tutto il settore, facendo aumentare a cascata anche i prezzi di smaltimento in discarica equiparandone di fatto le funzioni. Con questo atto inoltre chiediamo al Governo di avviare un’attività istruttoria preliminare nella quale coinvolgere il Ministero della Salute, l’ISS, l’ISPRA, e tutti quegli attori che possano avviare un processo di conversione per favorire una vera economia circolare e quindi l’eliminazione degli inceneritori e che questo avvenga in tempi certi e cioè entro 6 mesi dall’approvazione della mozione”.

Per Moronese, “il trasporto dei rifiuti, linfa della criminalità organizzata in alcuni casi, deve essere regolato su un periodo limitato al fine di concedere alla regione esportatrice il tempo necessario all’adozione delle linee programmatiche inerenti la propria gestione dei rifiuti”.

“Chiediamo – ha concluso la presidente della Commissione Ambiente – criteri di premialità graduale per quelle Regioni che attualmente non esportano rifiuti, affinché possano trainare anche le altre Regioni affinché raggiungano l’obiettivo di chiusura del ciclo e chiediamo al Governo di attivarsi presso le Regioni affinché forniscano tutte le informazioni circa le modalità di utilizzo dei contributi versati dai gestori degli impianti che ricevono rifiuti urbani, per garantire la massima trasparenza sui flussi”.

 

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