Rifiuti, Corte Giustizia UE condanna Italia per 44 discariche

Rifiuti. La Corte di Giustizia UE ha condannato l’Italia per il mancato adeguamento di 44 discariche alla direttiva emanata nel 1999. Termine ultimo: 19 ottobre 2015, ma per quella data nessuno dei 44 siti risultava ancora conforme alla direttiva. Stefano Ciafani di Legambiente: “Economia circolare come soluzione al problema, insieme alla realizzazione di 1000 impianti di riciclo per arrivare a rifiuti zero”.

Nuova condanna per l’Italia da parte della Corte di Giustizia dell’ Unione Europea. Questa volta l’Italia ha omesso di adeguare 44 discariche ai parametri dettati dalla direttiva Ue del 1999, in materia di discariche e rifiuti. Le 44 discariche sono sparse sul territorio, interessando maggiormente l’area centro-meridionale, con un picco di 23 siti in Basilicata, seguita dai 10 siti dell’Abruzzo. Il termine ultimo per l’adeguamento, che in alcuni casi significava chiusura della discarica, era stato fissato dalla Commissione al 19 ottobre 2015. Ma per quella data, l’Italia non era ancora intervenuta su nessuna delle 44.

Le 44 discariche in Italia condannate dalla Corte di Giustizia Ue. MAPPA

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Di queste, ha osservato la Corte, all’ottobre 2015, 31 discariche non risultavano ancora in regola, per altre 7 discariche i lavori di adeguamento sarebbero stati completati solo del 2017-2018, per le altre 6 ,infine, o non è stato possibile verificarne la conformità alle disposizioni della direttiva o i lavori di adeguamento sono stati intrapresi dopo il 2015.

Come tutti i Paesi Ue, l’Italia era tenuta a bonificare entro il 16 luglio 2009 le discariche che avevano ottenuto un’autorizzazione o che erano già in funzione prima del 16 luglio 2001, le cosiddette ‘discariche pre-esistenti’, adeguandole alle norme di sicurezza stabilite dalla direttiva del 1999, oppure a chiudendole.

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La procedura di infrazione dinanzi alla Corte di Giustizia era stata aperta nel 2012, da parte della Commissione che contestava all’Italia la presenza di 102 discariche, a quella data ancora operanti in violazione della direttiva 1999/31: sarebbero dovute essere state chiuse o messe a norma entro il 16 luglio 2009. In seguito ad una trattativa, era stato concesso un termine più lungo, ossia il 19 ottobre 2015, rimasto tuttavia disatteso per le 44.

Il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani ha commentato con un “non ci stupisce” la condanna, sottolineando la necessità di intervenire al più presto con le bonifiche. “La soluzione – ha dichiarato – sta nello sviluppo dell’economia circolare, un’economia che fa bene all’ambiente, alla salute e al bilancio dello Stato. A chiedercelo è in primis l’Europa”.

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Ciafani ha affermato inoltre che si può  arrivare a rifiuti zero, realizzando mille impianti di riciclo: “Per arrivare, però, a rifiuti zero negli impianti di smaltimento occorre realizzare in Italia – conclude – mille impianti di riciclo, a partire dal centro sud, iniziando dal trattamento della frazione organica attraverso il compostaggio e la digestione anaerobica con produzione di biometano da immettere in rete o usare come carburante”.

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