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Rifiuti trasformati in compost pericoloso e rivenduto. 7 arresti a Foggia

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Rifiuti. Ricevevano rifiuti dai Comuni pugliesi e da aziende private e li trasformavano in compost non conforme, vendendolo a ignare ditte come fertilizzante o smaltendolo in terreni acquistati apposta e trasformati in discariche abusive.

Finiscono così nel mirino della Guardia di Finanza, nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Bari su un presunto traffico illecito di rifiuti e gestione abusiva di rifiuti speciali non pericolosi nel Foggiano, quattro società, operative nel settore di raccolta e smaltimento rifiuti, tutte riconducibili alla famiglia Montagano di Lucera.

Sette persone (tra familiari e amministratori) sono finite agli arresti domiciliari, a nove è stato notificato l’obbligo di dimora.

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In particolare sono stati posti i sigilli a 255 terreni agricoli per una superficie complessiva di 353 ettari, a 48 immobili, 4 complessi aziendali, quote societarie, conti correnti, depositi finanziari e automezzi.

Disposto anche il sequestro “impeditivo” dei beni impiegati per la realizzazione delle violazioni ambientali, cioè i terreni e i mezzi di trasporto e movimento, per un valore di oltre 3 milioni di euro.

Su richiesta dei pm Renato Nitti, Marco D’Agostino e Marco Gambardella è stato effettuato anche il sequestro di beni (compendi aziendali, conti correnti, autoveicoli) per 26 milioni di euro.

Le indagini sono nate in seguito alla denuncia di alcuni cittadini, che avevano avvertito esalazioni maleorodoranti provenire da terreni nei pressi delle loro abitazioni.

In quelle aree era stato sversato compost prodotto dall’impianto finito sotto sequestro, al quale non è stato imposto il blocco della produzione perché all’interno sono ancora presenti migliaia di tonnellate di rifiuti che non possono essere abbandonati.

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Stando alle indagini della Guardia di Finanza, le società, per anni, almeno dal 2013, avrebbero abusivamente trattato almeno 240 mila tonnellate di rifiuti conferiti da imprese campane, pugliesi e dai Comuni di Chieuti, Serracapriola, Lucera e San Severo.

I rifiuti, qualificati come “compost” (fertilizzante organico stabilizzato biologicamente), in realtà non sarebbero stati trattati secondo le norme e sarebbero stati poi smaltito illecitamente in terreni agricoli del territorio dauno.

Per commercializzare questo fertilizzante sarebbe stata in alcuni casi “simulata la permuta con prodotti di derivazione agricola (mosto d’uva) da parte di aziende vinicole“, quando non veniva scaricato in località inesistenti.

Le indagini si sono avvalse di intercettazioni e videoriprese, acquisizione di documenti e accertamenti bancari, testimonianze di imprenditori che hanno collaborato e pedinamenti.

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“C’era un vero e proprio sistema dietro la gestione irregolare di rifiuti messo in pratica da una famiglia, che gestiva quattro società di produzione di compost” – ha detto il procuratore di Bari e capo della Dda, Giuseppe Volpe, nella conferenza stampa per illustrare l’operazione.

“Per raggiungere questo risultato ci sono voluti anni di indagini – ha detto Volpe – svolte con i sistemi tradizionali ma anche tramite intercettazioni, acquisizioni documentali, accertamenti bancari, ascolto di persone informate sui fatti. Alla fine è venuto fuori che la gestione abusiva delle attività era finalizzata alla sistematica produzione di compost fuori specifica, ricavato da materiali conferiti dalle imprese del territorio, senza alcuna selezione in ingresso e con trattamenti irregolari, con pratiche industriali vetuste e approssimative”.

 

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