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Rifiuti, azienda condannata per traffico illegale di materiali contaminati

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Una delle più grandi aziende di smaltimento rifiuti del Regno Unito è stata condannata per aver esportato illegalmente pannolini usati e altro materiale contaminato verso la Cina

La Biffa Waste Service LTD è stata trovata colpevole di aver inviato container etichettati come contenenti carta e invece pieni di rifiuti casalinghi non trattabili. La compagnia è stata inquisita dall’ Environment Agency dopo che gli investigatori hanno bloccato 7 container da 25 tonnellate prima che partissero da Felixstowe nel Suffolk.

Gli agenti aperti i container invece di plastica da riciclare si sono trovati davanti scarpe, borse di plastica, rifiuti umani, ombrelli, calzini, asciugamani, preservativi non usati e cavi elettrici. Un container era pieno di pannolini e asciugamani da bagno ed emanava un “odore vomitevole”.

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Sarah Mills, uno dei funzionari dell’Environment Agency che ha condotto l’indagine ha spiegato: “Una volta era abitudine per le aziende delle nazioni sviluppate inviare qualsiasi tipo di rifiuto verso Est, non curandosi della fine che facevano. Adesso i regolamenti sono cambiati e abbiamo finalmente la possibilità di fermare questo traffico”.

L’ anno scorso la Cina ha bloccato le importazioni di rifiuti plastici e altri materiali dall’ovest, compresa tutta la carta non riciclabile, dopo un moto di indignazione che ha colpito il governo, colpevole di riempire il paese di yang laji (spazzatura straniera)

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I giudici hanno scritto nella sentenza che la Biffa usava due compagnie di intermediari per gestire l’invio di questi container verso due siti di raccolta nella Costa Sud della Cina. In totale l’obiettivo della Biffa era di inviare circa 10mila tonnellate di rifiuti non riciclabili in due spedizioni diverse, con un esborso totale di 650mila sterline.

Fortunatamente l’Environment Agency è riuscita a bloccare entrambe le spedizioni.

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La Biffa è accusata di aver violato l’articolo 25 del Regolamento Europeo sull’esportazione di rifiuti, che impedisce l’invio alla Cina di rifiuti casalinghi non riciclabili. L’agenzia si è dichiarata non colpevole, la sentenza definitiva è prevista per il 27 settembre.

I portavoce della Biffa hanno dichiarato: “Questo caso sottolinea la necessità che l’Environment Agency fornisca linee guida chiare alle aziende per indicare qual è il livello accettabile di purezza della carta esportata. In questa causa al giudice sarà richiesto di indicare quando questo livello viene considerato minimo e quindi permesso.”

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