LA GRANDE IMMONDIZIA. LA CADUTA DI ROMA E LA TEORIA DELLE FINESTRE ROTTE

Rifiuti.  Nella 20esima edizione del report sulla qualità della vita nelle città italiane (Università la Sapienza e Italia Oggi) il dato più rilevante è la perdita di 18 posizioni della Capitale che scivola all’ottantacinquesimo posto. Il degrado percepito dai suoi abitanti è forte e molte sono le cause non ultima quella relativa al tedioso problema dell’immondizia. La Teoria delle finestre rotte.

Nel 1969, presso l’Università di Stanford, il professor Philip Zimbardo condusse un esperimento di psicologia sociale. Egli lasciò due automobili identiche, stessa marca, modello e colore abbandonate in strada, una nel Bronx, zona povera e conflittuale di New York, l’altra a Palo Alto, città ricca e tranquilla della California. Quindi due identiche auto abbandonate, due quartieri con tipologie molto diverse di abitanti e una squadra di specialisti in psicologia sociale a studiare il comportamento delle persone in ciascun sito. Ciò che accadde fu che l’automobile abbandonata nel Bronx cominciò ad essere smantellata in poche ore, perdendo le ruote, il motore, gli specchi, la radio, e così via; tutti i materiali che potevano essere utilizzati vennero rubati e quelli non utilizzabili vennero distrutti. Al contrario, l’automobile abbandonata a Palo Alto rimase intatta. In tali casi è comune attribuire le cause del crimine alla povertà, attribuzione sulla quale si trovano d’accordo le ideologie più conservatrici (sia di destra che di sinistra). Tuttavia, l’esperimento in questione fu proseguito, dopo una settimana, durante la quale la vettura abbandonata nel Bronx era stata completamente demolita mentre quella a Palo Alto era rimasta intatta, i ricercatori decisero di rompere un vetro della vettura a Palo Alto. Dopo di che i ricercatori assistettero alla stessa dinamica di vandalismo che avevano registrato nel Bronx: furto, violenza e vandalismo ridussero il veicolo lasciato a Palo Alto nello stesso stato di quello abbandonato nel distretto malfamato di New York.

Roma, quartiere Finocchio. Esco come ogni mattina per recarmi in redazione. Con la mia vettura devo percorrere solo pochi km prima di arrivare alla stazione metropolitana. Lungo il mio tragitto, quella che dovrebbe essere un idilliaca passeggiata tra le vigne si trasforma in un incubo. Su ogni lato della strada migliaia di sacchi neri pieni di rifiuti tracciano un percorso decadente e la frustrazione per questa visione mi isola in un mondo grigio, colmo di cattivi pensieri. Sento l’ impellente necessità di bellezza, qualcosa che mi tolga dagli occhi quell’immagine scura. Tra i tanti pensieri, in cerca di una giustificazione, mi guardo intorno è punto il dito sugli extracomunitari che vedo spesso passeggiare da quelle parti: in fondo oggi è una moda che fa comodo a tanti quella di accusare “lo straniero”. In uno dei consueti tragitti, però, mi soffermo su un avvenimento increscioso. Vedo un uomo distinto con giacca e cravatta scendere dal suo Suv fiammante, adagiare i suoi sacchi colmi di immondizia sopra uno dei tanti cumuli lungo la strada. Decido di accostarmi per vedere se anche altri abitanti della zona utilizzassero lo stesso metodo. Dopo dieci minuti altre cinque “rispettabili” persone fanno la stessa cosa senza nemmeno curarsi di essere visti, come se fosse una cosa naturale. Per onestà nei giorni successivi ho continuato a monitorare l’avvenimento: non ho mai incontrato un extracomunitario ammassare sacchetti.  Con questo non voglio dire che nessuno di loro faccia uso di questa sporca pratica ma di certo mi sono dovuto ravvedere. Prenderli come capo espiatorio non era la soluzione, un po’ mi vergogno di averlo pensato. Era chiaro come tanti residenti della zona si dessero da fare nel macchiarsi di inciviltà. E’ vero che per veder passare un mezzo dell’ Ama (raccolta, trasporto, trattamento, riciclaggio e smaltimento rifiuti) ci vuole un miracolo pari a quello di trovare un’oasi nel deserto ma ciò non è di certo una giustificazione plausibile.

 

Quartiere Balduina, Roma

 

Quartiere Prati, Roma

Sarà chiaro adesso per quale motivo la Teoria delle finestre rotte. Lo stesso individuo avrebbe mai compiuto la medesima azione di buttare un sacco dell’immondizia lungo una strada se l’avesse trovata pulita e ordinata? Gli stessi protagonisti o vandali farebbero lo stesso in un bel quartierino del centro città? Non posso affermarlo con certezza ma sono convinto di no. Al massimo si limiterebbero ad una cicca di sigaretta (per la quale spero prendano una bella multa).

Curare i nostri spazi, non solo quelli della proprietà privata, credo sia un dovere per ogni cittadino rispettabile. Impedire il degrado spesso può dipendere da noi, dalle nostre azioni. Denunciare chi abusa degli spazi comuni dovrebbe essere un dovere e, anche se le amministrazioni non riescono a tenere tutto in ordine, sta a noi cittadini rimboccarsi le maniche per mantenere quanto meno la propria dignità.  Per vedere Roma occupare nella classifica una posizione più adeguata al suo splendore è necessario essere un atto di civiltà da parte di tutti. Dobbiamo tornare a coltivare il culto della bellezza: quale luogo è in grado di incarnarne tanta se non la Città Eterna?

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