RIFIUTI, PERCHE’ SI PARLA DI EMERGENZA?

Rifiuti. Dopo la bocciatura del bilancio della municipalizzata romana che ha portato all’addio dell’assessore all’ambiente, Pinuccia Montanari, scongiurare lo sciopero nella raccolta dei rifiuti a fine mese e inaugurare una nuova stagione di dialogo con i sindacati di Ama, è l’obiettivo principe della sindaca Virginia Raggi.

Sul nuovo responsabile all’Ambiente, il M5S capitolino vuole procedere ad una sostituzione lampo e la maggioranza sta facendo quadrato attorno alla prima cittadina.

Si punta ad un assessore dal “pugno duro”. Serve infatti dare un segnale forte alla città e lo sciopero va assolutamente scongiurato.

Nell’azienda dei rifiuti, dopo la bocciatura del bilancio 2017 da parte della Giunta (per alcune partite pregresse su cui non si trova una quadra), il vertice Lorenzo Bagnacani continua ad apparire in bilico.

La situazione dei rifiuti è critica ed il blocco della raccolta dei rifiuti darebbe il colpo di grazia alla Capitale.

Per l’ormai ex assessore all’ambiente Montanari, “Ama rischia di andare verso il fallimento o il concordato. Questa azienda finisce nella precarietà e nell’ incertezza. Stavamo lavorando per il cambiamento, ci hanno voluto fermare”.

Dietro la decisione di lasciare Palazzo Senatorio c’è la mancata condivisione delle “ragioni tecniche e politiche contenute nella delibera con cui è stato deciso di bocciare il bilancio di Ama”

La delibera – racconta Montanari – “mi è stata sottoposta 5 minuti prima dell’ inizio della Giunta dal Direttore Giampaoletti e non ho avuto modo ne’ di vederla ne’ di approfondirla. È del tutto ingiustificata la bocciatura del bilancio che getta un’ azienda che da lavoro a oltre 11.000 romani in una situazione di precarieta’ che prelude a procedure fallimentari”.

“Noi – rivendica Montanari – abbiamo avviato un grandissimo lavoro per raggiungere gli obiettivi necessari per mettere in sicurezza Roma nei prossimi anni. Avevo da tempo proposto una due diligence su Ama. Qualcuno non vuole che si faccia questo grande cambiamento. Anche per questo rassegno in modo irrevocabile le mie dimissioni da Assessore non essendo per me più possibile
condividere le azioni politiche e amministrative di questa giunta”.

Ieri intanto la sindaca ha incontrato i sindacati di Ama ai quali avrebbe proposto un’alleanza a tre (tra azienda, sindacati e amministrazione comunale) per risolvere in fretta tutti i problemi.

La prima cittadina avrebbe illustrato un piano ai rappresentanti dei lavoratori che passa per alcuni step: modifica e approvazione del bilancio 2017, approvazione del piano industriale e del contratto di servizio e sblocco delle assunzioni.

Secondo quanto trapela da fonti sindacali, Raggi avrebbe sottolineato che l’Ama non è a rischio e che sono assurde le ipotesi di fallimento e concordato.

Smentite inoltre le ipotesi di licenziamento dei lavoratori.

Alla sindaca, il Ministro dell’Ambiente Costa ha confermato fiducia, con l’imperativo di risolvere la situazione il prima possibile.

 

 

Prosegue intanto il lavoro della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

Nel corso della sua audizione, il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone ha delineato i diversi punti critici che al momento affliggono gli appalti pubblici nel settore dei rifiuti.

“Si osservano spesso bandi di gara caratterizzati dal meccanismo dell’abito su misura, con l’indicazione sostanzialmente di chi dovrà vincere” – ha dichiarato Cantone spiegando poi che a questo aspetto va aggiunto il fatto che “il sistema delle proroghe dura da anni e anni. Ci sono operatori ormai consolidati che danno per scontato che un affidamento temporaneo sia diventato un monopolio definitivo”.

Una delle soluzioni per il presidente dell’Anac è “dividere gli appalti in lotti: costruire un appalto unico per un intero Ato o Aro è un’impresa ai limiti dell’impossibile. Si tratta di aree molto grandi con esigenze molto diverse al loro interno e dove solo pochi operatori sono in grado di offrire un servizio su così larga scala”.

Per quanto riguarda la massiccia infiltrazione delle organizzazioni criminali negli appalti pubblici del settore rifiuti, ha sottolineato Cantone , “ci sono numeri elevatissimi di imprese sottoposte a interdittiva antimafia che tuttavia rimangono a dover operare sul territorio perché non c’è alternativa”.

Toccato anche il tema dell’introduzione negli appalti dei Criteri ambientali minimi (Cam), obbligatori per legge ma diffusa nei fatti a macchia di leopardo.

I Cam sono un passaggio epocale negli appalti – ha affermato Cantone – ma richiedono oneri rilevantissimi per la loro implementazione. Se qualcuno oggi provasse a imporre i Cam, il sistema degli appalti sarebbe bloccato. Dobbiamo mettere in condizioni gli enti locali di renderli attuabili”.

È proprio l’applicazione pratica di questi principi ad incontrare le principali resistenze e per questo – ha annunciato il Presidente Anac – “faremo delle linee guida per l’applicazone dei Cam”.

 

 

Un quadro generale delle attività di tutela ambientale portata avanti dalla Capitaneria di porto-Guardia costiera, è stato invece delineato dal comandante generale, Giovanni Pettorino, nel corso della sua audizione.

Rispetto alle attività di polizia ambientale, Pettorino ha spiegato che nel 2018 l’impiego delle sole unità specializzate ha permesso di contestare 491 illeciti amministrativi e acquisite 131 notizie di reato.

Più in generale, l’attività di accertamento delle violazioni in materia ambientale condotta nell’arco del 2018 ha permesso di acquisire 455 notizie di reato.

Con riferimento al ciclo dei rifiuti, solo l’anno scorso sono stati effettuati 60 sequestri penali e 2 amministrativi per oltre 210 tonnellate di rifiuti.

Sono state acquisite 95 notizie di reato, deferendo all’autorità giudiziaria 137 soggetti per aver esercitato attività illecite connesse al ciclo dei di rifiuti.

Pettorino ha poi illustrato anche le attività legate al contrasto dell’inquinamento marino, spiegando che “l’Italia è protesa verso il Mediterraneo, che impiega un secolo per il ricambio delle proprie acque. Tempi lunghi che quindi rendono l’inquinamento un tema particolarmente sensibile”.

La contaminazione dei mari però non arriva più da attività che si svolgono in mare, ma piuttosto da quelle condotte sulla terraferma: “I sistemi di controllo e di monitoraggio del traffico marittimo oggi impediscono o scoraggiano l’adozione di condotte dannose verso l’ecosistema marino. Tale sistema di tracciamento, tuttavia, appare ben più complesso e di difficile realizzazione per i rifiuti generati in ambito terrestre. In un certo senso, stiamo assistendo a una territorializzazione dei mari”.

Tra le carenze normative che oggi rendono più difficile l’azione della Guardia costiera, l’ammiraglio Pettorino ha indicato l’assenza del decreto interministeriale in attuazione di una norma di 11 anni fa: “Il contributo delle Capitanerie di porto potrà risultare di ulteriore utilità quando, in attuazione dell’art. 8-bis del decreto legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito in legge 24 luglio 2008, n.125 sarà possibile accedere al centro elaborazione dati del ministero dell’Interno per conoscere, ad esempio, se il soggetto imprenditoriale che richiede l’autorizzazione ad imbarcare una determinata merce o un quantitativo di rifiuti abbia precedenti specifici o sia già stato indagato per traffico illecito di rifiuti”.

 

 

Sulla “terra ferma” invece, ogni anno, in media, il 10%  degli interventi di soccorso per incendio riguardano roghi di rifiuti.

È quanto riporta il comandante del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, Fabio Dattilo, ascoltato in audizione dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

“Nel 2017 – ha spiegato Dattilo – per circa un milione di interventi effettuati, circa 300 mila hanno riguardato incendi o esplosioni: di questi, circa 23 mila hanno coinvolto sostanze classificate come rifiuti; l’anno prima, su circa 250 mila incendi, 25 mila sono stati interventi su roghi riguardanti rifiuti” .

L’incidenza di questa particolare tipologia di interventi, è stata analizzata attraverso un’analisi geografica sia a livello provinciale che regionale su un arco temporale compreso tra il 1994 ed oggi.

“Le province nelle quali si è registrato il maggior numero di incendi rifiuti – ha ricordato Dattilo – sono state, nell’ordine, Napoli, Roma, Palermo, Reggio Calabria, Catania, Caserta, Bari, Messina e Torino mentre le regioni maggiormente interessate dal fenomeno sono, nell’ordine, la Sicilia, la Campania e il Lazio”.

Se si considera la densità degli interventi rispetto all’estensione superficiale di provincia e regione, “la Campania risulta essere la regione con maggiore densità di eventi di questa tipologia” mentre “tra le province più ‘calde’ figurano Napoli, Caserta, Reggio Calabria, Bari e Milano”.

Dai dati relativi agli ultimi cinque anni – ha concluso il comandante – “non si evince un cambiamento evidente rispetto all’analisi relativa agli ultimi 25 anni“.

 

(Visited 75 times, 1 visits today)

Leggi anche

Diventa Green!