Sembra difficile da immaginare un’aspirapolvere da utilizzare in spiaggia, eppure esiste ed è un’idea innovativa per eliminare la plastica dalle coste sabbiose.

Questo progetto nasce nel 2017 in Canada all’Università di Sherbrooke da un gruppo di studenti come parte di un progetto per il loro master in ingegneria meccanica. L’aspirapolvere da spiaggia inventato dagli universitari, ha come scopo quello di aspirare solo le microplastiche, restituendo la sabbia alla spiaggia.

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Si chiama Hoola One ed è una soluzione per ridurre le aree inquinate dalla plastica senza alterare l’ecosistema anzi, ripristinandolo. Il prototipo di Hoola One è stato testato a Kamilo Point alle Hawaii, famosa per essere una tra le coste più inquinate al mondo.

 

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Ma come funziona? Il sistema di aspirazione è abbinato ad un innovativo processo di filtraggio che, grazie all’aiuto dell’acqua, separa i rifiuti dalla sabbia, che può tornare ad essere parte della spiaggia. Inoltre, le operazioni di filtraggio sono tutte automatizzate e questo rende l’aspirapolvere adatto per essere usato da qualsiasi operatore.

 

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In due settimane di test a Kamilo Beach, il macchinario Hoola One ha raccolto ben 104 kg di microplastiche. Il team ha deciso di donare poi il prototipo originale alla spiaggia delle Hawaii, iniziando a lavorare su un nuovo modello più piccolo, che potrà essere utilizzato in tutto il mondo. L’obiettivo dell’esperimento era anche quello di raccogliere input e suggerimenti per creare un modello migliore.

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Il macchinario nuovo è stato creato nel 2020, è più piccolo e può essere facilmente trasportato a mano, su camion o in barca e si può utilizzare su terreni accidentati. Samuel Duval, co fondatore di Hoola One, spiega l’obiettivo dell’invenzione: “L’obiettivo finale è non avere plastica sulla spiaggia. Se riusciamo a risolvere questo problema con la nostra macchina, significa che abbiamo avuto successo” ma aggiunge che anche se questo aspirapolvere serve a rimuovere la plastica non vuol dire che dobbiamo continuare a consumarla ed inquinare: “Quello che stiamo facendo non è un motivo per consumare tutta la plastica che stiamo usando in questo momento. In realtà, è un po’ triste dover costruire questa macchina”.

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