In arrivo nuove regole su riciclo e riuso dei contenitori delle bevande in Italia. Il decreto Semplificazioni reintroduce il vuoto a rendere.

Più riuso e meno riciclo, con la reintroduzione del vuoto a rendere. In Italia cambiano le regole, come previsto dal decreto Semplificazioni che, in un passaggio in realtà non molto dettagliato, recita: “Gli operatori economici, in forma individuale o collettiva, adottano sistemi di restituzione con cauzione nonché sistemi per il riutilizzo degli imballaggi“. Gli esercenti che adotteranno il sistema della cauzione per gli imballaggi riutilizzabili potranno ricevere premialità e incentivi economici. Come spiega Il Sole 24 Ore, l’obiettivo della legge è estendere il riuso in circuiti commerciali più vasti del solito e anche a materiali diversi dal vetro, come plastica e alluminio.

 

Ad oggi, in Italia, è netta la prevalenza del riciclo rispetto al riuso (secondo i dati di Conai, dopo l’uso si ricicla il 48,7% della plastica e il 73% di tutti gli imballaggi). La legge sulla cauzione integra il testo di recepimento della direttiva europea Sup sulla plastica monouso, che entrerà in vigore a tutti gli effetti in Italia dal 1º gennaio 2022. Il testo del Governo, giunto ieri alle Camere per l’esame e l’approvazione in legge, prevede che le imprese del settore della plastica possono dar vita a sistemi volontari di cauzione.

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Entro la fine del 2021, i Ministeri della Transizione ecologica e dello Sviluppo economico dovranno ascoltare le imprese coinvolte ed emanare il regolamento applicativo che fissi tempi, modi, mezzi e obiettivi da raggiungere per questo metodo. Governo e aziende dovranno discutere anche come evitare distorsioni di mercato, l’entità della cauzione (che potrebbe essere di circa 10 centesimi), il modo in cui verrà fatta pagare ai consumatori e come verrà restituita nel momento in cui il vuoto viene reso.

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Il vuoto a rendere e altri sistemi di riuso sono stati sempre meno adottati da quando è stata introdotta la plastica Pet, leggera, facile da riciclare e con vantaggi economici e ambientali. Il vuoto a rendere, infatti, ha dei problemi per quanto riguarda la logistica ed i costi (dove e come conservare i contenitori da riutilizzare, ma anche come trasportarli), l’igiene (i contenitori possono essere esposti a vari tipi di contaminazione e vanno sanificati) e la distanza tra il luogo di imbottigliamento e consumo (oltre i 100 chilometri, convenzionalmente, il sistema di vuoto a rendere non rappresenta più un vantaggio dal punto di vista economico e ambientale). Per questo, il riuso è adottato in pochi casi, quando c’è un vantaggio economico o ambientale o quando i Paesi lo scelgono come barriera protezionistica.

Una prima normativa in favore del vuoto a rendere e del riuso in generale era stata introdotta nel 2015, dall’allora ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti. In quel caso, era entrata in vigore nel 2017 in via sperimentale ma si rivelò un flop: vi avevano aderito solo alcune imprese delle bevande e pochissimi esercenti. Per questo, si è scelto di introdurre premialità e incentivi da riconoscere ai negozianti che adottano il sistema di restituzione con cauzione.

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Resta da capire come reagiranno le imprese produttrici e gli esercenti, anche perché i materiali usa e getta continuano ad avere un mercato vastissimo. E gli stessi esponenti della Grande distribuzione organizzata avvertono: “Servono progetti veri, completi e articolati. Tornare dopo decenni al vuoto a rendere non è qualcosa che si può improvvisare, bisogna prima cambiare l’organizzazione e la logistica“. E c’è anche il rebus sui Comuni, che hanno il monopolio della gestione dei rifiuti.

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