Sono 25 gli enti, tra pubblici e privati, che prendono parte a RETURN, il progetto finanziato dal MUR con fondi del PNRR che vuole rendere il Paese resiliente al clima che cambia. Il servizio video

Dodici Università, 5 Enti di ricerca, 6 soggetti privati, 2 Enti territoriali e il Dipartimento di Protezione Civile. Sono i numeri di RETURN, il partenariato esteso nato il 1 dicembre grazie a un investimento di 115 milioni di euro erogato dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

Lo scopo sarà rafforzare le filiere della ricerca sui rischi ambientali, naturali e antropici. Un tema diventato di strettissima attualità dopo il disastro di Ischia. Eventi atmosferici estremi che diventeranno sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici causati dall’utilizzo di combustibili fossili.

“Il tema del rischio è strettamente connesso anche ai temi della complessità delle città – ha spiegato Gaetano Manfredi, sindaco del comune e della Città Metropolitana di Napoli – e oggi non è più possibile valutare in maniera verticale il rischio. Ci sono tantissime interazioni, anche i fatti di Ischia lo dimostrano. Quindi è necessario un approccio molto innovativo, molto integrato e che vede insieme il mondo della ricerca e il mondo della protezione civile e il mondo delle istituzioni”. 

“Il partenariato esteso Return vedrà lavorare insieme per tre anni 26 soggetti tra università, enti di ricerca, aziende e Dipartimento della Protezione civile. La Federico II avrà il ruolo di Hub, e quindi che coordinerà tutte le attività, affiancata dai 25 partner che sono ripartiti in otto spoke, ognuno dei quali affronterà una tematica particolare”, ha aggiunto il responsabile scientifico del progetto Domenico Calcaterra.

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