Report Ipcc mitigazioni, il prof. Vacchiano: “Soldi e soluzioni ci sono, è un problema politico”

Se non bastavano i report dell’Ipcc, ci ha pensato una guerra a mostrarci perché non è così saggio dipendere dal gas o dal petrolio che arrivano da un’altra nazione, qualunque essa sia”. Intervista al prof. Vacchiano.

Il professor Giorgio Vacchiano, docente di gestione e pianificazione forestale dell’Università Statale di Milano, ha analizzato e spiegato a TeleAmbiente l’ultimo report dell’Ipcc, dedicato alla mitigazione dei cambiamenti climatici.

Professore, anche alla luce delle strategie di mitigazione già indicate nei report passati dall’Ipcc, troviamo delle sorprese o è ciò che ci si aspettava?

Sappiamo che i report dell’Ipcc fanno sempre il punto della situazione, sono una sintesi di tutta la scienza e tutti gli studi dal 2014 a oggi. Ovviamente nessuno può leggere una mole così immensa di lavoro ed è proprio questo il ruolo dell’Ipcc: fare una sintesi, dando informazioni più forti, più chiare“.

Nel report, tra le strategie di mitigazione, compare anche la gestione delle terre, sia per quanto riguarda l’agricoltura che le foreste.

Il quadro è molto interessante, il settore delle foreste rientra nell’uso delle terre e nella gestione del territorio. Un settore importante, che può fare la parte del leone per quanto riguarda il contributo che può dare alla mitigazione climatica, stimato addirittura intorno al 30-40% di quella complessiva. Tra le conclusioni più importanti del report c’è una sintesi di tutte le strategie di mitigazione e una stima di quanti miliardi di tonnellate di CO2 si può occupare ciascuna fino ad arrivare allo zero nel 2050 e del costo di ogni strategia. Si tratta di un ricettario prezioso per chi governa e amministra“.

Ci sono dati allarmanti o richiami particolari ai Governi?

Il dato più sconcertante è questo: per raggiungere il potenziale di mitigazione con l’uso corretto del territorio, dovremmo spendere 400 miliardi a scala globale. Attualmente ne sono spesi solo 700 milioni, una cifra irrisoria. Poi, però, i miliardi vengono pesantemente investiti in combustibili fossili ed è per questo che fino all’ultimo alcuni Governi dei Paesi membri dell’Onu si sono opposti all’approvazione del riassunto per policy-maker. Evidentemente, i Governi che hanno maggiori interessi economici nei combustibili fossili, come Arabia Saudita e India, hanno fatto resistenza, ma alla fine è stato scritto.
Le foreste non potranno fare nulla da sole, se noi prima non riduciamo i combustibili fossili, specialmente in campo energetico. Il report ci ricorda che senza ridurre i combustibili fossili, specialmente le centrali a carbone, non riusciremo mai a raggiungere gli obiettivi di Parigi.
Il report denuncia e punta il dito su alcuni Governi in particolare, è molto coraggioso e fa dei nomi. Si cita il caso del Camerun e della Bolivia, dove il Governo aveva avviato riforme per eliminare i sussidi per i combustibili fossili, ma dove i grandi gruppi industriali hanno avuto così tanto potere da indurre un passo indietro“.

La guerra in Ucraina, la crisi energetica e la questione del gas russo hanno messo in difficoltà l’Italia, ma anche altri grandi Paesi Ue. Rischiamo di allontanarci ancora di più dagli obiettivi di Parigi?

Se non bastavano i report dell’Ipcc, ci ha pensato una guerra a mostrarci perché non è così saggio dipendere dal gas o dal petrolio che arrivano da un’altra nazione, qualunque essa sia.
Il report lo dice chiaramente: le uniche opzioni sono solare ed eolico, il cui costo è crollato così tanto negli ultimi anni, da renderle in molte parti del mondo, già oggi, più convenienti rispetto agli investimenti nei combustibili fossili, se questi non venissero sussidiati dagli Stati con i soldi dei contribuenti.
L’unico modo per raggiungere gli obiettivi di Parigi entro il 2050 è mettere un prezzo alle emissioni di carbonio. Già oggi, se emettere carbonio costasse soldi invece di assicurare incentivi, sarebbe economicamente sconveniente investire nel fossile e non ci sarebbe più“.

Ci sono poi altre questioni che vengono sollevate dal report Ipcc? La guerra in Ucraina, la crisi energetica e la questione del gas russo hanno messo in difficoltà l’Italia, ma anche altri grandi Paesi Ue. 

Come vediamo, le questioni delle foreste si intrecciano a quelle dell’energia e della rappresentatività, del buon funzionamento del legame tra Governi e cittadini.
I soldi ci sono, le soluzioni ci sono: a questo punto, è esclusivamente politico. La politica vuol dire spendere bene i soldi dei contribuenti e questo è qualcosa che dobbiamo chiedere, perché la scienza ci dice che è possibile“.

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